RISPARMI D’ESTATE

In valigia le polizze vacanza
Partire con l’assicurazione è l’investimento d’agosto

Andrea Telara
MILANO

UN RICOVERO d’urgenza in ospedale, il furto dei bagagli o qualche bega giudiziaria all’estero. Ecco alcuni dei contrattempi che possono turbare i sonni di chi va in ferie, soprattutto quando si reca in un Paese straniero molto lontano. A chi vuole partire sereno, però, le compagnie assicurative offrono diverse soluzioni ad hoc. Parliamo delle polizze viaggi, cioè i contratti assicurativi che, in cambio del pagamento di un premio in denaro, permettono di tutelarsi da diversi rischi che possono trasformare qualsiasi vacanza in un’ Odissea. Se una valigia viene rubata o smarrita in aeroporto, per esempio, la compagnia si impegna a liquidare al titolare della polizza- viaggi un indennizzo in denaro fino a 1.000-1.500 euro.

SE INVECE il viaggiatore subisce un ricovero in ospedale, l’impresa assicurativa rimborsa tutte le spese mediche. Oppure, se l’assicurato provoca dei danni a terze persone e subisce la richiesta di un risarcimento in denaro per responsabilità civile, a sborsare i soldi al suo posto è proprio la compagnia assicurativa, di solito fino a un massimo di 500mila euro o un milione. Le tariffe di questi prodotti possono variare in maniera consistente perché, come qualsiasi altro contratto assicurativo, anche le polizze per i viaggi hanno dei premi calcolati in base alle specifiche esigenze di ognuno. Il costo della copertura, infatti, dipende di solito dalla durata del viaggio ma soprattutto dalla meta di destinazione. Chi si reca negli Stati Uniti, dove l’assistenza sanitaria è molto costosa e il rimborso delle spese mediche può raggiungere cifre da capogiro, paga un premio quasi doppio rispetto a quello sborsato dai viaggiatori diretti in Europa. Occorre ricordare, inoltre, che quasi sempre le polizze viaggi escludono la copertura delle vacanze in nazioni particolarmente a rischio, come la Siria o alcuni paesi dell’Africa Centrale, dove la probabilità di subire atti criminali o danni alla salute è purtroppo elevata.

PER ASSICURARE una vacanza di due settimane nell’estate 2018, le maggiori compagnie assicurative attive nel ramo viaggi come Allianz Global Service, Europ Assistance (gruppo Generali) o Axa Travel Insurance richiedono di solito un premio tra 100 e 500 euro circa, a seconda appunto del Paese destinazione, del numero di persone coperte e dall’ampiezza delle garanzie offerte dalla polizza. Spesso, infatti, è lo stesso assicurato che può scegliere se includere o escludere determinate garanzie, come quelle sui bagagli o l’annullamento del volo, oltre alle tutele più diffuse sui ricoveri e la responsabilità civile.

UNA FAMIGLIA composta da coniugi 40enni con due figli minorenni, ad esempio, per un viaggio due settimane deve sborsare un premio tra 150 e 300 euro circa se va in un Paese europeo, mentre per gli Stati Uniti e il Canada la tariffa sale tra 350 e 500 euro circa. Chi acquista un pacchetto-vacanza con un tour operator, quasi sempre trova già inclusa nel prezzo una polizza viaggi, offerta da una compagnia assicurativa convenzionata. Si tratta in genere di prodotti meno costosi e più convenienti di quelli comprati con il fai-da-te anche se, come sempre, è meglio stare in guardia. Occorre infatti passare ai raggi x le garanzie previste dal contratto, che devono essere specificate nella nota informativa di ogni polizza.

PER ORIENTARSI nella scelta del contratto migliore, può essere utile far ricorso ai preventivatori online come Segugio.it o Facile.it. Si tratta di siti web che consentono di mettere a confrontare le tariffe applicate da diverse banche o compagnie assicurative attive in Italia, comprese quelle che operano nel ramo viaggi.

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
SFIDUCIA NELL’ITALIA UN’OPPORTUNITÀ

L’HANNO CHIAMATO sudden stop ed è sostanzialmente la strada che potrebbe portare l’Italia fuori dall’euro. Paolo Savona (nella foto) la chiama ‘cigno nero’. Definizione più lirica. Ma poco cambia. La vera differenza è rappresentata dagli autori di questo scenario estremo. Perché non si tratta di comuni euroscettici, ma di tifosi della moneta unica. Nientemeno che Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Cioè i Bocconi Boys che inventarono una dottrina strampalata come l’austerità espansiva. I due professori non hanno mai ammesso gli errori ma la scorsa settimana, sul Corriere della Sera, seppur in modo contorto e velato hanno cominciato a dire che l’Italia potrebbe anche uscire dall’euro. Attribuiscono questo risultato al sudden stop. Vale a dire il meccanismo che spinge gli investitori internazionali a escludere un Paese dal loro portafoglio. Sia per quanto riguarda i titoli pubblici sia per quelli privati. I Bocconi Boys descrivono lo scenario con orrore ma non lo escludono. Soprattutto, riconoscono che, in teoria è una via percorribile.

IL FATTO è questo: gli investitori internazionali posseggono un terzo circa del debito pubblico italiano. In valore assoluto 730 miliardi di euro, cui vanno aggiunti altri 740 di titoli privati. Se il governo italiano dovesse applicare il contratto (flat tax, reddito di cittadinanza, revisione della Fornero) non è da escludere una reazione violenta. I portafogli esteri verrebbero svuotati di titoli italiani e nessuno ne comprerebbe di nuovi. Un’ipotesi estrema di fronte alla quale, riconoscono i Bocconi Boys, il sistema nazionale non sarebbe impreparato. L’Italia ha una posizione finanziaria rispetto al resto del mondo sostanzialmente in pareggio. Vendendo le attività estere che possediamo potremmo ricomprarci tutta la carta nazionale in mani straniere. Una scelta che Giavazzi e Alesina giudicano devastante, perché imporrebbe la nazionalizzazione delle banche e l’obbligo per i risparmiatori di vendere titoli esteri e comprare Italia. Invece, secondo me è una strada da esplorare, ci porterebbe fuori dall’euro limitando i danni. Che Alesina e Giavazzi, per una volta, abbiano scritto una cosa giusta?

Di |2018-10-02T09:24:21+00:0006/08/2018|Dossier Economia & Finanza|