Riscrivere un percorso condiviso

Cinque scenari per restare Unione
La Commissione dà la parola agli Stati «Nel 2019 decideranno gli europei»

Giuseppe Catapano

ROMA

«ROMA non sarà una semplice festa di compleanno. Sarà l’atto di nascita dell’Europa a 27, sarà l’inizio di un nuovo capitolo della nostra storia». Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea, non ha dubbi. Il 25 marzo ci sarà spazio per ricordare i Trattati di Roma a sessant’anni dalla firma, ma l’intento si discosta dalla mera celebrazione. Lo sguardo è già rivolto alle prossime sfide. «Per costruire l’Europa del futuro – puntualizza Covassi – non possiamo aspettare che la Gran Bretagna notifichi ufficialmente la volontà di uscire dall’Unione. La Commissione vuole dare ai capi di Stato e di governo degli elementi sui cui riflettere il 25 marzo. Questa riflessione verrà lanciata a Roma e, come ha detto il presidente Juncker, andrà avanti fino alle elezioni del Parlamento europeo del 2019, quando il progetto sul futuro dell’Europa sarà sottoposto al giudizio dei cittadini».

LA COMMISSIONE, attraverso il Libro bianco, ha presentato i cinque scenari possibili per il futuro dell’Europa. «Non sono mutualmente esclusivi, ma possono combinarsi per realizzare un progetto coerente. Sono scenari credibili e basati sull’esperienza concreta dell’integrazione europea in questi ultimi 60 anni». Prima ipotesi, avanti così. Cosa succede? Il capo della rappresentanza in Italia fa chiarezza. «L’Europa a 27 si concentra sull’attuazione del suo programma positivo di riforme. È lo status quo, con il rischio di aumentare il divario tra promesse e capacità di azione della Ue». Seconda ipotesi, resta soltanto il mercato unico: «L’Europa sarebbe più razionale, però diventa più difficile affrontare questioni che preoccupano più Stati membri ma non solo collegate alla sfera puramente economica». Le prime due strade, come chiarito dal presidente Jean-Claude Juncker, non sono le preferite dalla Commissione. E allora rimangono gli altri tre percorsi. Chi vuole di più fa di più, «ossia l’Europa a due velocità che permetterebbe a chi è interessato di realizzare forme più profonde di integrazione. Esempi di due velocità esistono già: l’euro e Schengen». E ancora, fare meno in modo più efficiente, «ossia definire le aree – dice Covassi – dove i 27 vogliono andare avanti in modo più rapido e incisivo. Un esempio recente è la Guardia costiera e di frontiera Ue, approvata e operativa in 9 mesi». Infine, fare molto di più insieme. È la via federalista «che prevede di riuscire ad accorpare più competenze a Bruxelles per approfondire l’integrazione. È realizzabile se dimostriamo di saper dare risultati concreti».

IN OCCASIONE della presentazione del Libro bianco e delle cinque ipotesi che possono materializzarsi da qui al 2025, la Commissione europea di fatto non ha indicato uno scenario preferito. Perché? Lo chiarisce proprio Beatrice Covassi. «Abbiamo voluto tracciare un perimetro per la discussione del 25 marzo senza privilegiare un’opzione in particolare. Siamo all’inizio del processo e sarebbe controproducente limitare gli scenari possibili. Vogliamo che gli Stati e i cittadini possano dire la loro sulla direzione in cui andrà l’Europa». Con una premessa indispensabile: «I governi devono assumersi le proprie responsabilità e uscire allo scoperto. Devono chiarire quello che possono fare, senza promettere ai cittadini cose che non sono realizzabili e senza dare la colpa all’Europa per cose su cui l’Europa non ha competenza». Intanto la Gran Bretagna si prepara a uscire. Brutto colpo, la Brexit. Pone un interrogativo: per gli altri, ha ancora senso stare insieme? «Si sta insieme con un obiettivo. Non è convincente – chiarisce ancora Covassi – dire che bisogna restare insieme per la paura di quello che potrebbe succederci. Bisogna restare insieme a 27 perché possiamo costruire molto di più di quello che potremmo fare separatamente o in ordine sparso».

DA ROMA, sabato prossimo, di fatto comincerà una nuova era. Quella nella quale si traccerà il futuro dell’Europa. «In questa fase storica per il futuro dell’Unione, la Commissione ha messo sul tavolo un numero di opzioni credibili per incoraggiare gli Stati membri a costruire un’Europa a 27 forte». E allora «il 25 marzo sarà un momento in cui saremo obbligati a riflettere sul futuro dell’Europa più che in passato. Il mondo sta cambiando, la Gran Bretagna sta uscendo dalla Ue e le relazioni transatlantiche si stanno definendo in modo diverso dal passato: tutto ciò ha avuto l’effetto positivo di spingerci a riflettere su quello che vogliamo fare da grandi».

Di | 2017-03-22T15:57:50+00:00 22/03/2017|Focus Nuova Europa|