RINO RAPPUOLI

Lo scienziato manager amato dai colossi
«Per vincere devi essere un passo avanti»

Pino Di Blasio
SIENA

LO CONOSCONO più a Boston, in California e a Londra che in Italia. Eccezion fatta per Siena e per quella parte di Toscana che sa come vanno le cose nell’economia del mondo. Rino Rappuoli non ha mai amato le copertine o le luci televisive. Eppure è uno dei pochi scienziati manager che ha il nostro Paese, un raro modello di ricercatore e amministratore delegato, con tante scoperte e fatturati da 400 milioni di euro più . Capace di dare vita al vaccino antipertosse, che ha eradicato la malattia dall’Italia in un paio d’anni, o di trovare il vaccino anti meningite B; e di tradurre queste scoperte in fatturati, posti di lavoro e fondi per la ricerca.

Rappuoli, come si fa ad essere scienziato e amministratore delegato allo stesso tempo?

«Fare lo scienziato in modo moderno richiede non solo di sapere di scienza, ma anche parlare agli altri dell’economia della scienza. Il ricercatore di oggi ha bisogno di convincere che ciò che sta facendo ha un valore per la società. Così può attirare fondi e far sì che la scienza sia utile e generi utili».

Facile a dirsi, ma quanti ne conosce di scienziati così?

«Sono molti più di quanto crede, scienziati costretti a diventare anche manager e a cavarsela anche con successo. Pensi solo alle rivoluzioni tecnologiche degli anni ’80, con ricercatori che hanno dato vita a business rilevanti. A Siena il pioniere è stato Achille Sclavo, che nel 1904, da scienziato e professore, fondò l’Istituto vaccinogeno, l’azienda madre di tutto quello che vede oggi».

Qual è il suo biglietto da visita?

«Sono amministratore delegato di Gsk Vaccines Italia, ho la responsabilità economica dei poli di Siena e di Rosia, e chief scientist di Gsk vaccines a livello globale. Ho la responsabilità della ricerca Gsk sui vaccini in tutto il mondo, dall’inizio della scoperta allo sviluppo fino al prodotto da mandare sul mercato ».

La ‘sindrome del Facciatone’, quella grande parete del Duomo incompiuto, che è la causa primaria di tutti i guai economici di Siena da Mps all’Università, su lei ha avuto l’effetto opposto.

«Per me il Facciatone è una grandissima lezione sulle malattie infettive. La peste spazzò via tutto lo sviluppo artistico e tecnologico di Siena, cambiò il corso della storia oltre ad aver ucciso migliaia di persone. Il bello dei vaccini è che possono evitare queste tragedie: la scienza può salvare vite e scongiurare il crollo delle economie, quello che colpì Siena nel 1348».

Dalla pertosse all’antiinfluenza, qual è il suo vaccino di cui è più orgoglioso?

«L’ultimo, il meningococco B, frutto della genomica e della collaborazione avviata con Craig Venter. Con la mappatura del genoma Venter ha risolto problemi impossibili prima di lui. Per decenni gli scienziati hanno fallito nella ricerca di un vaccino contro il batterio più subdolo della meningite, che agisce come una spia e si infiltra nel nostro sistema immunitario. Grazie alla mappa di Venter, al quale ho chiesto di sequenziarmi il meningococco B, ho avuto le informazioni necessarie per trovare la porta d’ingresso del vaccino».

Perché l’ha ribattezzata ‘reverse vaccinology’?

«Perché prima di allora si partiva dall’inoculare un virus attenuato o depotenziato, per poi neutralizzarlo. Con il vaccino anti meningite B si è partiti dall’informazione con il computer, senza bisogno di coltivare il virus. E’ stato il primo farmaco prodotto al mondo con il computer».

Passando dalla scienza all’economia, è stato grazie al vaccino che il polo senese è passato indenne attraverso le tempeste?

«Anche il vaccino anti pertosse ha generato fatturati importanti. Diciamo che il meningococco B, con oltre 22 milioni di dosi prodotte, è un vaccino che non ha nessun altro al mondo. E ha un impatto commerciale rilevante, è un business a lungo termine».

Dall’Enichem a Marcucci, da Chiron a Biocine, da Novartis fino a Gsk; come ha fatto un sito periferico come Siena a sopravvivere a matrimoni e cessioni tra multinazionali?

«Il segreto è nella scienza d’avanguardia, nel fare qualcosa che sia importante nel mondo, che altri vorrebbero fare ma tu arrivi per primo. Se vuoi che le multinazionali non ti schiaccino o ti liquidino, devi essere sempre un passo avanti, trovando nuovi prodotti».

Facendo i conti, oggi le Scienze della vita, con Gsk capofila, sono il serbatoio occupazionale più rilevante in questa parte di Toscana, danno più posti di lavoro del Monte dei Paschi…

«È una tradizione di lungo periodo. Non ho mai temuto che Gsk mollasse l’Italia e Siena. Perché qui abbiamo sempre un prodotto migliore degli altri. Quando Novartis decise di uscire dai vaccini, Gsk comprò il settore (un patto da 14 miliardi di dollari n.d.r.) perché sapeva di avere un portafoglio prodotti innovativo. Tutti vaccini sviluppati in un centro ricerche all’avanguardia. Se vuoi vincere nell’industria del farmaco, devi essere forte nel business di oggi e avere la scienza per dominare nel mercato di domani. Solo così non temi le mosse delle multinazionali e diventi indispensabile per chiunque ti compri ».

Di |2018-10-29T16:45:02+00:0029/10/2018|Primo piano|