RETI E SMART WORKING

Centro Computer, soluzioni in un clic
«Le aziende si stanno trasformando
Noi le aiutiamo ad anticipare il futuro»

BOLOGNA

DA TRENT’ANNI al servizio delle imprese, con l’arduo compito di trasferire tecnologie e processi di digitalizzazione nelle linee produttive e tra gli stessi lavoratori. «La trasformazione digitale deve permeare tutta l’azienda – chiarisce infatti Roberto Vicenzi, vicepresidente di Centro Computer (cinque sedi tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) – coinvolgendo i processi e le risorse, basandosi su tecnologie infrastrutturali che abilitino la gestione di grandi volumi di dati e che consentano di lavorare in mobilità e in modo sicuro».

Vicenzi, quante volte è cambiata l’informatica in questi anni?

«Siamo sul mercato dal 1984, con servizi di consulenza specializzati in prodotti, servizi e soluzioni di It (Information technology) per le aziende, e negli anni le esigenze dei clienti si sono modificate tantissimo. Ciò che facciamo noi è testare continuamente le nuove soluzioni e adattare i nostri processi interni ai nuovi modelli organizzativi, e questo ci permette non solo di anticipare le esigenze del mercato, ma essere riconosciuti dai clienti come un consulente globale capace di sviluppare progetti integrati e personalizzati. Ci siamo specializzati per tematiche, con 12 team dedicati a prodotti e servizi specifici, dalle postazioni di lavoro al cloud, dalla sicurezza dei dati al mobility management, solo per citarne alcuni».

Quali sono le necessità delle imprese oggi?

«Il nostro core business oggi va ben oltre la fornitura di prodotti tecnologici e supporti informatici. Abbiamo creato un universo di servizi progettati per rispondere alle mutevoli esigenze dei clienti, e li rinnoviamo con fare costante per permettere alle aziende di cogliere tutte le opportunità offerte dalla trasformazione digitale».

A che punto è la trasformazione digitale?

«Le imprese stanno adottando nuovi modelli che agevolano la trasformazione digitale e nei vari comparti – soprattutto in quello manifatturiero – stiamo facendo ricorso a nuovi processi interni, ad esempio per l’ingegnerizzazione, la vendita e la manutenzione, per agevolare questo processo. L’obiettivo è migliorare il modo di lavorare delle persone, considerando anche che i contesti lavorativi sono sempre più tecnologici, connessi, interattivi. La trasformazione digitale deve permeare tutta l’azienda, coinvolgendo tutti i processi e le risorse, basandosi su tecnologie infrastrutturali che abilitino la gestione di grandi volumi di dati e consentano di lavorare in mobilità in modo sicuro».

Lo smart working porta vantaggi?

«Lo smart working è strategico per le organizzazioni, anche se in alcuni casi ci scontriamo ancora con difficoltà culturali verso il cambiamento, criticità che, siamo certi, si risolveranno presto. Noi ci mettiamo l’esperienza, i valori, l’indipendenza e la qualità dei nostri servizi, che abbiamo costruito con il lavoro di una vita. Da queste basi vogliamo proseguire, e crescere e assieme ai nostri clienti e con i partner con cui condividiamo gli investimenti».

Molto spesso, nelle imprese, la richiesta di tecnologia non sta al passo con la formazione e con l’effettivo utilizzo delle tecnologie stesse. Condivide?

«L’evoluzione tecnologica è rapida e l’innovazione deve essere non solo seguita, ma anticipata, per non subire effetti negativi dai cambiamenti. Il nostro compito è smuovere le incertezze sull’utilizzo delle nuove tecnologie, spiegandone ai clienti i reali benefici, anche in termini di competitività. Con i nostri team specializzati sviluppiamo attività di vera e propria evangelizzazione, per aiutare le aziende a stare al passo, sfatando il mito che le nuove tecnologie debbano essere complicate».

Dall’hardware al cloud e alla locazione: cos’è cambiato per voi e per i clienti, quali i vantaggi?

«Lavoriamo molto su nuovi progetti in ambito cloud e tecnologie as-as-service, la cui flessibilità e scalabilità offrono ai clienti significativi vantaggi in termini di efficienza, performance e risparmio sugli investimenti. Cresce molto, poi, l’erogazione dei servizi Managed service provider (Msp), che consentono al cliente di fare acquisti con costi operativi in canoni fissi, all’interno di un budget predefinito, che si modifica mensilmente e secondo la dinamicità dell’azienda stessa. In questo modo l’80% dei costi It possono diventare fissi e flessibili, con importi ridotti da economie di scala».

Magna Carta. L’incertezza fiscale allontana i colossi

ROMA

NON È UN PAESE per multinazionali. L’incertezza fiscale, l’eccessiva burocrazia, e la lentezza giuridica e regolatoria rendono l’Italia un posto poco appetibile per le grandi multinazionali estere. Eppure, basterebbe un definito calendario fiscale, per migliorare la situazione. È quanto è emerso dal confronto sviluppatosi durante l’iniziativa «Certezza fiscale e regolatoria», promossa dalla Fondazione Magna Carta. Nel corso dell’evento, alla presenza del viceministro dell’Economia, Luigi Casero, si è sottolineata la necessità di lavorare duramente per aumentare l’appeal del nostro Paese e lasciare il 43esimo posto del Global Competitiveness Index 2017-2018, indicatore stilato dal World Economic Forum per misurare il livello di qualità d’istituzioni, politica e fattori che determinano la prosperità economica sul medio-lungo termine.

TRA I PRESENTI, il parlamentare Gaetano Quagliariello e il vicedirettore Casmef dell’Università Luiss di Roma, Marco Spallone, che ha sottolineato come «sia il settore dei giochi, sia quello dei tabacchi costituiscono un esempio di erraticità ed improvvisazione degli interventi fiscali. I provvedimenti presi sotto la costante pressione dell’urgenza sono stati caratterizzati dalla mancanza di visione di lungo periodo e hanno messo a rischio la sostenibilità economica delle imprese, la sicurezza dei consumatori e la stabilità del gettito».

ESISTONO numerosi esempi che dimostrano come, in altri Paesi, una politica di programmazione sul prelievo fiscale abbia funzionato. Dell’adozione di un calendario fiscale si inizia comunque a parlare anche in Italia. «È un tema su cui si potrà sicuramente intervenire nella prossima legislatura – ha detto il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri –, con l’obiettivo di semplificare le procedure. In particolare quelle che possono garantire un rilancio dell’economia del nostro Paese».

L’oro blu di Echosid
«Così diamo valore
alla risorsa acqua»

Francesco Zuppiroli

FERRARA

L’ACQUA è la materia della vita. Non esiste vita senz’acqua. Ma troppo spesso vi si presta attenzione solo quando il pozzo si prosciuga. Ecco perché risulta capitale oggigiorno il lavoro svolto da aziende come Echosid, una srl nata a Ferrara sul finire del 2001, che si propone come strumento duttile e completo per affrontare nella sua globalità il problema/risorsa acqua. Fabrizio Rubini, cofondatore e amministratore delegato di Echosid, illustra la storia, l’essenza e le realizzazioni della propria azienda.

Come è nata Echosid e, a distanza di 17 anni, cos’è oggi questa società?

«Echosid è nata dall’incontro di sette soci fondatori e delle professionalità di tre tecnici operanti da tempo. Io avevo 46 anni all’epoca e avevo appena perso il lavoro, evento che m’indusse a tentare la via dell’imprenditoria. Si tratta quindi di una società iniziata da sotto zero e poi cresciuta grazie ai buoni risultati ottenuti. Oggi Echosid opera a livello nazionale nel campo dell’impiantistica e nel settore del trattamento delle acque. Svolgiamo appalti che interessano soprattutto la potabilizzazione delle risorse idriche e la depurazione delle acque reflue. Da pochi anni, abbiamo inoltre cominciato a occuparci d’innovazione nel settore delle costruzioni edili».

Come s’inserisce il vostro lavoro nelmosaico delle attività correlate alla tematica globale d’importanza crescente che è la gestione delle acque?

«Il nostro è un settore dalle potenzialità enormi, ma ancora per certi versi inespresse o sottovalutate. L’acqua è un bene primario che non viene preso sul serio. Non abbastanza. È relativamente da poco che le risorse idriche del nostro Paese e del pianeta sono viste con occhi diversi, occhi più attenti. Noi siamo costruttori e il nostro lavoro è mirato a consentire il più possibile un utilizzo oculato e sapiente dell’acqua».

Quali sono gli investimenti e le realizzazioni recenti che traducono questo sforzo?

«Fra le realizzazioni più importanti di Echosid risaltano gli ampliamenti fatti per migliorare l’acquedotto pugliese, un territorio dove in estate l’allarme siccità è tutt’altro che trascurabile e avere un accesso costante e sicuro alla rete idrica è vitale. Tre sono i depuratori su cui siamo intervenuti, a Bisceglie, Turi e Porta Nova. Siamo presenti anche a Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia, e a Milano, dove svolgiamo manutenzioni di vario tipo in collaborazione a importanti partner commerciali come Metropolitana Milanese e il gruppo Cap. Gli investimenti pubblici a nostro sostegno ci sono e sono indispensabili per la realizzazione di quanto ho appena elencato, ma la loro rilevanza è inferiore all’effettiva necessità».

Come mai?

«La crisi economica del 2008 ha influito negativamente. Echosid ha subìto il contraccolpo in maniera meno evidente rispetto alle aziende di costruzione tradizionali, ma rimane il fatto che anche per noi abbia pregiudicato la crescita futura limitando gli investimenti».

Qualche dato per capire meglio?

«Echosid ha iniziato nel 2002 da un fatturato annuo di 250mila euro. Per il 2017 il rapporto non è stato ancora stilato, ma stimiamo che i numeri si aggirino sugli otto milioni. La crescita c’è stata, le cifre lo dicono. Ma i segnali che ci arrivano dal mercato e dai finanziamenti non sono incoraggianti per il futuro».

E senza poter contare su maggiori investimenti, quale potrebbe essere una soluzione?

«Cercare di estendere il proprio business è la migliore soluzione. Sicuramente a livello nazionale e magari anche verso l’estero. Stiamo già gettando un occhio con cautela oltre i confini, per sondare il terreno con finanziamenti limitati. Tutto passa dall’aumento di consapevolezza che senza acqua non c’è vita».

Nel futuro. Il passaggio del testimone

FERRARA

IL DESTINO di Echosid passa dalla presa di coscienza di tutte le potenzialità della risorsa acqua da parte di un numero crescente di città italiane. Oggi tuttavia l’obiettivo primario nella lista dell’attuale amministratore delegato Fabrizio Rubini è «passare il testimone di un’azienda solida e credibile, essendo ormai prossimo al pensionamento, a un gruppo di persone giovani, pronte a investire le proprie energie per incrementare la crescita della società».

TESTIMONE che nel concreto si traduce in svariate collaborazioni e appalti in essere. «Oggi siamo al lavoro in provincia di Varese – continua Rubini –, vicino a Lecco e ad Abano Terme. Svolgiamo piccole commesse per conto di Hera e, progetto più ambizioso, dobbiamo costruire ex novo un depuratore a Pomarance, in provincia di Pisa».

LA VOLONTÀ di unire le collaudate capacità professionali di progettazione e costruzione per coordinare le diverse attività che concorrono alla realizzazione di un’entità organica quale può essere un impianto di depurazione come quello commissionato a Pomarance, sta alla base del passato, presente e futuro di Echosid, in Italia e forse anche oltreconfine. f.z.

Di |2018-10-02T09:24:48+00:0028/02/2018|Focus Italia Digitale|