PROTAGONISTI IN VETRINA

Quota 500 milioni, ossigeno sui ricavi
«Sapio celebra così un secolo di vita»

Achille Perego

MONZA

CI AVEVA PROVATO negli ultimi anni ma, per un motivo e per l’altro, non c’era mai riuscito. E forse era scritto nel destino che il gruppo Sapio superasse il traguardo dei 500 milioni di fatturato (504, per la precisione) nel 2017 festeggiando i primi 95 anni d’attività di questa storica azienda monzese leader nella produzione di gas industriali e, insieme con i dispositivi medici per ospedali e strutture socio-sanitarie e l’assistenza domiciliare, per il comparto della salute. Questi i due settori nei quali si dividono oggi i ricavi della Sapio, oltre il 90% dei quali realizzati in Italia, il resto distribuiti tra Francia, Germania, Slovenia e Turchia.

LA SOCIETÀ anonima produzione idrogeno e ossigeno (Sapio, appunto) viene fondata nel 1922, reggente Vittorio Emanuele III, da Pio Colombo e Piero Dossi che, laureato in chimica, trasferisce l’attività imprenditoriale di famiglia dal ramo tessile al mondo dei gas industriali. Tanto da far diventare Monza, considerando anche le altri grandi e piccole aziende che operano in questo settore, quasi una capitale mondiale dei gas, dopo esserla stata un tempo per i cappellifici. L’innovazione e il saper anticipare il futuro, con il coraggio del chimico Piero di non arrendersi di fronte allo scoppio del primo stabilimento, sono rimaste, racconta Alberto Dossi, nel dna di Sapio. Alberto appartiene alla seconda generazione dei Dossi con il fratello Alessandro, mentre la terza ha visto già entrare in azienda Andrea. Il cugino Maurizio (terza generazione dei Colombo, perché nipote di Pio) è vicepresidente ed è arrivato in Sapio nel 1986.

ALBERTO, presidente dal 2010, mette il suo primo piede in fabbrica nel 1981. Lascia il praticantato da avvocato («Ma oggi non ho alcun rimpianto per non avere seguito la professione legale, anche se era quella che allora mi immaginavo»), e inizia dalla gavetta sotto le dipendenze del direttore tecnico. «Un vero e proprio orco. Accompagnavo gli autisti – ricorda – nelle consegne delle bombole, facevo i turni di notte sulla colonna, mi occupavo dei collaudi ma anche, in ufficio, delle bolle». Una gavetta che ha portato Alberto Dossi a innamorarsi dei gas che non si vedono ma servono un po’ dappertutto. Come quelli prodotti da Sapio per le più importanti industrie italiane (chimiche, petrolchimiche, acciaierie ed aziende elettroniche), che hanno favorito il boom economico dell’Italia negli anni Cinquanta e Sessanta. Una produzione aumentata nel tempo con nuovi siti (a partire dal primo stabilimento negli anni Settanta di Caponago fino agli otto attuali) e ha visto negli anni una costante ricerca per l’innovazione (con investimenti vicini al 10 per cento dei ricavi e superiori a 40 milioni di euro l’anno) e il rispetto dell’ambiente. Dagli studi avanzati sull’idrogeno anche come ‘carburante’ per i veicoli – Dossi dal 2015 è presidente del Comitato di indirizzo strategico di mobilità idrogeno Italia – ai gas utilizzati nel settore alimentare per il confezionamento in atmosfera protettiva o per la surgelazione criogenica.

NEL 1989 il gruppo si è aperto anche al mondo della sanità, costituendo Sapio Life per la produzione di gas medicinali, la fornitura di dispositivi e l’assistenza domiciliare, diventata anche digitale con l’acquisizione nel 2015 di Pazienti.it. Ma lo sguardo al futuro non poteva non considerare le biotecnologie, con la costituzione di BioRep, società che fornisce servizi per la crioconservazione di materiale biologico e la gestione di trial clinici. Per un’azienda che, per prima, negli anni Settanta ha capito quanto fosse importante aprirsi al mercato, con l’inserimento di manager esterni (da sette anni l’ad è Mario Paterlini, di origini francesi) e l’ingresso nella compagine azionaria del gigante americano Air Products and Chemicals (che possiede il 49% mentre il restante 51 per cento fa capo alla holding familiare Progefin) quali sono i prossimi traguardi? «Aumentare la quota di ricavi all’estero al 30 o 40 per cento – risponde Dossi – e crescere attraverso le acquisizioni».

L’Italia resterà comunque il mercato di riferimento. Dopo gli anni di crisi si vede davvero una ripresa?

«L’economia sta andando bene in gran parte dei Paesi del mondo e anche in Italia si sta avvertendo la ripresa. Un trend positivo con il quale è cominciato anche il 2018. Ma al di là della congiuntura, un’impresa cresce se è capace di non subire il destino ma di definirlo».

E come riesce a farlo Sapio?

«Investendo nell’innovazione e formando i propri dipendenti per i quali organizziamo anche corsi di consapevolezza per coinvolgerli tutti nel percorso aziendale: che cosa siamo e dove andiamo. E con progetti trasversali per far emergere le competenze per cui abbiamo uno specifico programma di talent management. E questo mese si svolgerà il primo hackthon Sapio, in cui dieci squadre formate da cinque persone avranno 48 ore per pensare ai prodotti e ai servizi del futuro».

Di | 2018-05-14T13:14:11+00:00 12/02/2018|Primo piano|