Pramac scommette sull’energia verde
«Il patto con Generac ci ha dato gas»

Orlando Pacchiani

CASOLE D’ELSA (Siena)

A POCHE centinaia di metri, nella campagna della Valdelsa senese, passa l’antica via Francigena mèta di vecchi e nuovi pellegrini. A 16.458 chilometri in linea aria, a Sidney, c’è una delle quindici filiali sparse in giro per il pianeta. La sfida di Pramac, competitore mondiale nel campo dei gruppi elettrogeni e dei mezzi per la movimentazione di materiale, parte da qui, da un territorio bellissimo ma raggiungibile solo su strade secondarie e spesso malridotte. «Per noi l’handicap infrastrutturale è pesantissimo, ma non abbiamo mai pensato di spostarci, questa è la nostra terra e qui possiamo contare su professionalità valide», spiega Paolo Campinoti, amministratore delegato dell’azienda, team principal della Pramac Racing e dall’anno scorso presidente di Confindustria Toscana sud. Due anni fa il sodalizio con gli americani di Generac (di cui Campinoti è executive vice president rest of the world), colosso mondiale dell’energia, ha dato nuova linfa e nuove prospettive. Come quella dei generatori a gas: «Sono il futuro, il problema ambientale – afferma l’ad di Pramac – sarà sempre più importante e il gas è una forma di energia verde a bassissimo impatto per sostituire benzina e diesel. Stiamo investendo molto, anche in questo stabilimento, in nuovi macchinari e linee di montaggio». Come in un continuo gioco di rimandi tra attaccamento alle radici e proiezione globale, tradizione e futuro, solidità della manifattura e avventura nel mondo un po’ pazzo del MotoGp.

Campinoti, dopo il matrimonio con Generac quali sono i vostri numeri?

«Il nostro budget attuale è di 260 milioni con l’obiettivo di arrivare a 300 nel 2020. Possiamo fare anche di più: negli Usa i generatori a gas hanno il 10% del mercato, con una tendenza al 30-35%. Quella di Generac è la migliore tecnologia al mondo ed è quella che utilizzeremo anche noi per aprirci a questo mercato».

Se guarda al 1966, alle betoniere di suo padre Mario, e al futuro dei generatori a gas, quale immagine le viene in mente?

«Quella di un grandissimo lavoro, anche se crescere è più facile che iniziare. Far nascere un’azienda da zero è da visionari, io l’ho trovata fatta. E provo sempre tanta ammirazione per chi l’ha ideata».

Che futuro immagina per questa azienda?

«Sono molto ottimista, l’obiettivo è continuare a crescere all’estero, nelle tante zone dove non siamo presenti o lo siamo marginalmente. E questo è un grosso stimolo per migliorarsi ancora: si possono superare gli obiettivi che ci siamo prefissati, ci sono tantissime opportunità. La squadra che abbiamo messo insieme è professionale e competitiva, mi lascia ben sperare».

E la squadra che corre il motomondiale da che idea nasce?

«È una parte importante della nostra attività di marketing e comunicazione, un’iniziativa solida dal punto di vista commerciale. Attraverso la squadra corse riusciamo a veicolare nel mondo l’immagine di Pramac in un settore affine al nostro dna, fatto di tecnologia e innovazione. Incontriamo investitori, clienti, presentiamo prodotti. E accendiamo la luce in tutti i circuiti notturni».

Ma non nasce anche da una passione personale?

«No, non ho una moto. Ed è meglio così, in questi àmbiti spesso la passione può portare a fare scelte sbagliate. Anche se poi alla fine è normale partecipare molto alle sorti della propria squadra».

Lei segue tutti i gran premi?

«Sono quasi sempre sui circuiti. È un ambiente molto divertente, si riesce a staccare dall’attività di tutti i giorni. È come una carovana che gira per il mondo, una famiglia allargata sempre con le stesse persone che stanno insieme per mesi. Sono come una comune. E sa cosa mi colpisce di più di questo ambiente? Non i grandi campioni, ma quel circo itinerante che sta dietro le quinte, i meccanici, i cuochi… Sono loro la vera anima di tutto».

I vostri risultati vi soddisfano?

«Il bilancio è positivo, siamo uno dei team di riferimento del motomondiale, tra i più longevi. Col tempo abbiamo preso le misure nella gestione, ora ci muoviamo senza problemi. Cosa ci manca? L’anno scorso siamo andati molto vicini al successo, con due secondi posti. Direi che adesso ci toccherà vincere».

In tutti questi anni si è affezionato a qualche pilota in particolare?

«Abbiamo avuto la fortuna di avere con noi tante icone del motomondiale, come Biaggi, Capirossi, Barros. Con Tamada abbiamo vinto, lui è rimasto nel cuore. A Iannone sono particolarmente affezionato. E con Petrucci abbiamo fatto un grosso percorso insieme, a lui sono molto legato. Potrebbe essere lui a vincere, è pronto, come anche Miller. E soprattutto come noi».