Unieuro vuole salire a quota 2 miliardi
«Negozi e web, saremo primi in Italia»

Marco Bilancioni

FORLÌ

GIANCARLO Nicosanti, amministratore delegato di Unieuro, quando vi fermate? «Mai(sorride). L’obiettivo è diventare i numeri uno in Italia. Puntiamo a 1,9 miliardi di fatturato. E Mediaworld è attualmente a 2… Pensiamo che nella nostra rete ci siano aree scoperte sia al nord che al sud».

Avete appena aperto 11 punti vendita con la vostra insegna, dopo che li avete acquisiti dalla famiglia marchigiana Cerioni. Altri sei tra qualche giorno. Prima ancora vi eravate rinforzati nel Lazio. Qual è la vostra strategia?

«Semplice, accontentare i consumatori. Che, al giorno d’oggi, hanno comportamenti vari. Dal negozio all’online. Spesso frequentano entrambi i canali».

Il web dovrebbe essere vostro nemico. O no?

«No, invece. Esempio: il 65% degli acquirenti del web ritirano la merce nel punto vendita. E questo per noi è molto importante perché in negozio possono trovare un altro prodotto interessante o stipulare un servizio con il commesso, per esempio un’estensione di garanzia. E questo evita il conflitto: internet e negozi non sono nemici».

Per farli andare d’accordo avete investito su entrambi. Facciamo un po’ di conti?

«Abbiamo 218 punti vendita con insegna Unieuro, dopo che a settembre ne abbiamo aperti due a Roma, uno a Trastevere, poi a Novara e Genova. Avevamo aperto dentro l’aeroporto di Orio al Serio e replicheremo a Napoli Capodichino».

Siete già in tutte le regioni. Non vi basta?

«Siamo più capillari della concorrenza. E il negozio è anche consulenza, post-vendita. Unieuro, quando l’abbiamo presa noi, aveva una buona percezione da parte del consumatore. Oggi è anche il marchio più riconoscibile sul mercato italiano».

C’è anche l’online.

«Certo. Lì il volume di acquisti aumenta costantemente. Oggi il consumatore vuole essere libero di decidere come acquistare. E se non gli dai questa scelta, se la prende».

Per questo avete acquistato Monclick.

«Esattamente. Da giugno a oggi ci ha portato affari per 10 milioni, il 20% del nostro online».

Però investite anche sul portale vostro, Unieuro.it. Perché?

«Monclick si è specializzata sui clienti-aziende, Unieuro.it sui consumatori. Il nostro giro d’affari totale sul web è cresciuto del 50% nel primo semestre 2017, vogliamo che arrivi al 10% del nostro fatturato».

Un piccolo allarme c’è. Le vendite nella prima parte del 2016 hanno frenato.

«Un -0,7%. Ad agosto però siamo cresciuti del 2%».

Questa ripresa non è ancora troppo fragile?

«Sono dinamiche di mercato: la telefonia si è un po’ fermata ed è diminuito il prezzo medio dei grandi elettrodomestici. Ma credo siano fenomeni transitori. Il punto, piuttosto, è che il mercato italiano pesa 15 miliardi di euro contro i 43 della Germania. Ma io penso che Unieuro possa essere un attore importante del consolidamento e ho grande fiducia in vista del Natale».

Il momento decisivo per i bilanci. Come si vince questa battaglia?

«Con l’innovazione. Faccio un esempio. Qualche giorno fa a Milano abbiamo lanciato insieme a LG una nuova lavatrice. Doppio cestello, ipersilenziosa, risparmiosa, a basso impatto ambientale. L’abbiamo introdotta insieme sul mercato, con l’obiettivo di renderla presto accessibile a larghe fasce di consumatori. E l’avevamo già fatto con i televisori Oled».

Come funziona questo tipo di partnership?

«La sfida è stringere legami con l’industria. Questo riduce i prezzi e fidelizza il cliente. Fino al punto di avere marchi in esclusiva: stiamo per sottoscrivere un accordo in questo senso negli elettrodomestici. Questo diventa motivo per preferire Unieuro».

Avete lanciato un’iniziativa che si chiama ‘Cuori connessi’ contro il cyberbullismo. Cosa c’entra con voi che pc e telefonini li vendete?

«Proprio perché li vendiamo, ci sentiamo coinvolti. La tecnologia è anche responsabilità: il cyberbullismo è un fenomeno ancora troppo nascosto, che può fare danni incalcolabili. La sfida è proprio quella di farlo emergere per combatterlo meglio. Lo stiamo facendo con tantissimi incontri con le scuole: siamo partiti dalla nostra Forlì, abbiamo raggiunto 20mila studenti nei teatri da Udine a Reggio Calabria».

Il vostro partner, in questo caso, è la Polizia di Stato.

«Questo, e le storie che raccontiamo con i nostri testimoni, ci rendono credibili».

Raccontate ragazzi perseguitati dai bulli del web. Il messaggio arriva?

«A giudicare dalla concentrazione con cui fino a 1.700 ragazzini assistono agli eventi, direi proprio di sì. Le testimonianze che presentiamo loro sono spesso un pugno nello stomaco».

Lei è anche presidente di una squadra di basket, la Pallacanestro 2.015 Forlì, che è sponsorizzata proprio Unieuro e milita in A2, la seconda serie nazionale. Si vede tra qualche anno come Benetton o Scavolini, che sono stati protagonisti di unioni lunghe e di successo dei loro marchi con le loro città?

«Calma. La società ha appena tre anni di vita e abbiamo cominciato in terza serie. Poi nella seconda stagione ci siamo salvati con qualche patema e quest’anno vorremmo migliorare. L’abbiamo già fatto fuori dal campo, con il record assoluto di abbonamenti nella storia della città. Qui il basket è lo sport numero uno».

Qual è la prospettiva di Unieuro intesa come azienda e di Unieuro intesa come squadra?

«Dobbiamo crescere insieme. In ogni caso, a prescindere dalla sponsorizzazione di Unieuro, il mio impegno personale resterà».