PRESENZA SOLIDA DA 30 ANNI

Miliardi lungo la Via della Seta
Hong Kong e la sfida di Intesa
«Aiutiamo mille aziende italiane»

Dall’inviato

Alessia Gozzi

HONG KONG

LA PAZIENZA è potere: con il tempo e la pazienza, il gelso si tramuta in seta. Un segreto quello della preziosa stoffa che i cinesi hanno custodito per secoli dando il nome alla celebre Via della Seta. Quella moderna 4.0, chiamata anche ‘Belt and Road Initiative’, è un grande progetto fatto di imponenti infrastrutture viarie, ferroviarie, marittime e telematiche con investimenti per oltre mille miliardi di dollari. Numeri spaventosi. «Aumentano le opportunità di business anche per le aziende e le banche italiane. E noi vogliamo esserci. In questi giorni abbiamo incontrato le istituzioni incaricate di finanziare i progetti sul versante pubblico». Gianluca Cugno, responsabile della Direzione internazionale Cib di Intesa Sanpaolo, ha la missiondi incrementare le attività estere del gruppo grazie al network costituito dagli Hub di Hong Kong, Londra, New York e Dubai, a cui fanno riferimento filiali in oltre 40 Paesi. Dagli uffici all’81mo piano dell’International Commerce Centre, sede dell’hub di Hong Kong e porta di accesso al ricco mercato dell’Asia e dell’area del Pacifico, il manager illustra i tre assi portanti del business: assistere le imprese italiane nell’attività all’estero, fare da gate keeper per l’Italia alle aziende asiatiche che vogliono operare nel nostro Paese, offrire servizi e prodotti alla clientela locale che vanno dalla banca commerciale (garanzie e finanziamenti) ai prodotti di investment banking.

QUASI SETTE MILIONI di abitanti, brulicanti negli avveniristici grattacieli stretti da monti e mare, un sistema fiscale estremamente light e un enorme flusso di capitali, fanno di Hong Kong un paradiso dove progetti e investimenti si incrociano. Nella regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare cinese, Intesa opera da oltre trent’anni muovendo i fili dello sviluppo a Oriente anche attraverso le filiali di Shanghai, Tokyo e Singapore con 170 dipendenti sparsi per l’Asia, di cui il 10% italiani. Le imprese italiane supportate in Asia nella loro attività di import/export o per investimenti, sono già oltre mille. «Con i nostri italian desk sparsi per il mondo – spiega Cugno – vogliamo essere il punto fermo delle imprese italiane all’estero». Non solo. «Ci presentiamo – sottolinea – sempre più come una banca europea al servizio di tutti gli altri hub internazionali». Cioè una porta di accesso verso il mercato dell’Ue. Una grossa fetta dell’attività del gruppo è costituita dal project financing. «Vale circa il 50% del business – spiega Simon Dodd, responsabile della filiale di Hong Kong – un’area di investimenti importanti nel lungo periodo: energia, infrastrutture e trasporti, tecnologia, risorse naturali». Ad esempio, Intesa sta supportando le offerte di Ghella e Salini Impregilo (con il Pacific Partnerships) nel progetto pubblico-privato della metropolitana di Melbourne da 6 miliardi di dollari australiani. Ma ci sono anche operazioni finanziare finalizzate all’acquisizione di quote di aziende italiane, come il finanziamento a State Grid per l’acquisto da Cdp Reti di quote in Terna e Snam e a Shanghai Electric per il 40% di Ansaldo Energia. Andando un po’ indietro nel tempo, al 2011, non si può non ricordare che attraverso Banca Imi è stata global cordinator dell’Ipo di Prada, la prima a Hong Kong per un’azienda italiana.

SUL fronte dei servizi alle aziende cinesi, Cugno spiega che è stato firmato un accordo da un miliardo di dollari con Sinosure, l’agenzia di export credit cinese (il corrispettivo della nostra Sace), «in modo da poter assistere le aziende locali avendo una garanzia sui crediti». Del resto, racconta Dodd, «gli abitanti di Hong Kong hanno tratti simili agli italiani, come il legame con la famiglia e il senso degli affari». E di affari, da quelle parti, ne girano parecchi.

 

Di |2018-10-02T09:25:10+00:0020/06/2017|Focus Storie d'Impresa|