Pizzoli sfida il mercato con l’innovazione

Un’azienda con radici antiche e sguardo rivolto al futuro

Coltivazioni con tecniche agronomiche avanzate e attenzione alle nuove tendenze di consumo

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

Uno dei segreti del successo è l’attenzione alle nuove tendenze di consumo. Quella che, insieme alla capacità di ‘leggere’ le sfide del mercato, ha reso grande Pizzoli. L’azienda bolognese è leader in Italia nella produzione di patate. Diventando tale senza mai snaturarsi. «Siamo un’azienda a conduzione familiare, giunta alla terza generazione, che si distingue per la lunga tradizione industriale e si propone di incarnare valori come passione, ingegno e devozione verso la terra». Radici antiche, ma sguardo sempre rivolto al futuro. Altre caratteristiche distintive di sono «la capacità di innovare, l’attenzione alla qualità del prodotto, al valore di marca e alla sostenibilità, attraverso il presidio di una filiera produttiva con fondamenta solide: areali italiani ad alta vocazione, agronomi esperti e varietà pataticole pregiate, selezionate da un apposito staff di professionisti». E allora, «pur mantenendo le radici nella comunità nella quale storicamente operiamo», Pizzoli investe in piani di espansione in ambito agricolo «promuovendo – fa sapere l’azienda – la coltivazione di patate secondo le più avanzate pratiche agronomiche in tutte le regioni italiane». Attenzione alle nuove tendenze di consumo e ‘orientamento’ al mercato, si diceva: sono i due pilastri dell’offerta commerciale di Pizzoli che, nel segmento ortofrutta, si articola in un parco di prodotti «ben segmentato e dall’elevato profilo qualitativo». L’item di punta, Iodì, è una patata «fonte di iodio e quindi particolarmente adatta a chi ama uno stile di vita sano e attivo. La sua versatilità d’uso consente le più svariate ricette». Ottimi risultati in cucina e diverse idee di preparazione. Nel settore dei surgelati, l’azienda bolognese si conferma player di riferimento nel canale della grande distribuzione organizzata. Pizzoli è in forte sviluppo anche nel foodservice, canale che sta vivendo negli ultimi anni «un importante fermento» dovuto alla crescita dei consumi lontano da casa. Mentre si stanno affermando nuovi format di somministrazione al pubblico basati sull’offerta di menù ed esperienze diversi dal solito. La scelta dell’azienda di essere presente all’interno di Fico Eataly World a Bologna con un proprio flagship store è in linea con questa tendenza: il Bistrot della Patata è uno spazio in cui scoprire la versatilità gastronomica della patata italiana, ma anche il mondo di Pizzoli.

Cuociamo bulbi e tuberi da 170mila anni

Scoperti in Sudafrica resti carbonizzati

ROMA

Da almeno 170mila anni l’uomo cuoce bulbi e tuberi. È stato scoperto in Sudafrica, nella Border Cave sui Monti Lebombo, il più antico esempio di cottura di alcune piante amidacee. Rizomi (categoria che comprende anche le parti della pianta che sono sotto terra), un po’ come le patate. Questa scoperta fornisce, secondo gli studiosi, una visione affascinante dei comportamenti dei primi umani moderni nell’Africa meridionale e fa notare come, anche in quell’epoca, si usavano strumenti (in quel caso bastoncini di legno) per estrarre le piante dal terreno. «È straordinario che resti di piante così fragili siano sopravvissute per così tanto tempo », dice Christine Sievers ricercatrice dell’università del Witwatersran che ha partecipato allo studio pubblicato sulla rivista scientifica Science. I resti carbonizzati di queste piante sono state scoperte durante gli scavi del 2015 svolti nella caverna. Più nel dettaglio si tratta di rizomi di Hypoxis, pianta che nel suo genere ha varietà oggi conosciute come la «patata africana», ricca di carboidrati e con un valore energetico di circa 500 KJ per 100 grammi. Crudi sono commestibili, ma i rizomi sono fibrosi e duri fino a quando non vengono cotti. Sono ricchi di amido e sarebbero stati un alimento vegetale base ideale per la loro dieta. Cucinare i rizomi, così ricchi di fibre, li avrebbe resi più facili da sbucciare e da digerire, in modo da poterne consumare in numero superiore e per avere un maggior beneficio nutrizionale. «La scoperta implica anche l’uso di bastoncini da scavo in legno per estrarre i rizomi dal terreno. Uno di questi strumenti è stato trovato nella Border Cave ed è datato direttamente a circa 40mila anni fa», dice il coautore del lavoro e il condirettore dello scavo, il professor Francesco d’Errico, ricercatore delle università di Bordeaux e Bergen. I rizomi di Hypoxis sono stati in gran parte recuperati dai camini e dalle discariche di cenere. Gli abitanti della grotta avrebbero scavato i rizomi dalla collina vicino alla grotta, e li avrebbero riportati alla caverna per cucinarli nelle ceneri dei camini.