Danni a terzi e assicurazioni sanitarie
Sempre più polizze dedicate agli animali

ROMA

CANI E GATTI sempre più presenti nelle case degli italiani disposti in molti casi a stipulare polizze assicurative dedicate. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, sono stati più di 1,7 milioni i proprietari che, nel corso dello scorso anno, hanno scelto di tutelare il proprio animale domestico con una polizza. «Secondo i dati ufficiali sono 14,3 milioni i cani e i gatti ospitati dalle famiglie italiane; non sorprende che, con un bacino così ampio, sempre più compagnie assicurative stiano mettendo a punto polizze a loro dedicate» – spiega Lodovico Agnoli, responsabile New Business di Facile.it – Si tratta di prodotti pensati non solo per coprire danni causati a terzi, ma anche per tutelare l’animale stesso, rimborsando eventuali spese veterinarie sostenute per curare l’amico a quattro zampe a seguito di malattia o infortunio».

ASSICURARE un cane per la sola responsabilità civile ha un costo medio che parte da circa 65 euro l’anno; con questo importo è possibile avere un rimborso di tutti i danni causati dall’animale a terzi, siano essi persone, altri animali o beni, anche quando Fido viene affidato ad una persona esterna al nucleo familiare, come ad esempio un dog sitter. Attenzione, però, perché le compagnie potrebbero applicare condizioni diverse per alcune razze specifiche, come ad esempio Pitbull, Rottweiler e Dogo argentino, chiedendo un sovrapprezzo, applicando franchigie più elevate o, addirittura, decidendo di non assicurare l’animale. Per assicurare un gatto da eventuali danni a terzi, invece, il prezzo è più contenuto; in questo caso, sono sufficienti, in media, 45 euro l’anno, ma la polizza è valida solo se il felino è ospitato continuativamente presso l’abitazione del proprietario.

ALTRA discriminante da tenere in considerazione – prosegue Facile. it – è l’età dell’animale; molte compagnie non assicurano cani e gatti con meno di 3 mesi di vita o più di 9 anni, anche se gli estremi possono variare da società a società e, in alcuni casi, è consentito rinnovare la polizza oltre il limite massimo indicato a patto che l’animale sia già assicurato da almeno 3 anni. Oltre alla responsabilità civile, è possibile tutelare il proprio animale domestico con una polizza veterinaria, che consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute per cure mediche e interventi chirurgici necessari a seguito di infortuni o malattie. Per questa copertura il costo medio parte da circa 100 euro l’anno, ma alcune compagnie potrebbero applicare tariffe maggiorate per assicurare i gatti e far salire il prezzo anche del 20% rispetto a quanto richiesto per Fido. All’interno delle polizze dedicate a cani e gatti molte compagnie includono anche un servizio di assistenza, che va dalla consulenza telefonica di un veterinario al consulto di un nutrizionista specializzato, dall’invio di generi alimentari o di prima necessità per la cura del proprio animale domestico sino all’intervento di un dog sitter nei casi in cui il padrone, a seguito di un infortunio o malattia, si trovasse nell’impossibilità di accudire il proprio compagno a quattro zampe.

ANCHE in questo settore, inoltre, non mancano le innovazioni tecnologiche; alcune compagnie offrono, insieme all’assicurazione, una sorta di ‘scatola nera’ da allacciare al collare del nostro amico a quattro zampe, che ci consentirà di monitorare i suoi spostamenti, ricevere un messaggio di allarme qualora dovesse allontanarsi da casa e di individuarlo se si dovesse smarrire. Condizioni necessarie affinché le assicurazioni per gli animali siano valide è che il cane o gatto sia iscritto all’anagrafe, dotato di microchip (o tatuaggio), di libretto sanitario e regolarmente vaccinato. Non sono coperti, inoltre, eventuali danni causati o subiti dall’animale in caso di impiego in attività proibite dalla legge nonché per attività di carattere professionale.

IL DENARO NON DORME MAI
PRIGIONIERI DELLA STAGNAZIONE

IL MINISTRO Tria dice: Salvini insiste per la flat tax, ma non indica le coperture, cioè dove trovare quella decina o più di miliardi che servono. Salvini risponde: o io o Tria. Standard & Poor’s da New York spiega: con una flat tax senza copertura (cioè fatta a debito) l’Italia finisce come la Grecia. Questo elegante e consolante dibattito avviene sullo sfondo di una sorta di stagnazione prolungata dell’Italia che dovrebbe preoccupare parecchio. Mai come di questi tempi si è usata la parola crescita. Peccato che non si veda traccia di questo fenomeno. Sono appena uscite le ultimissime previsioni di Oxford Economics e c’è da essere seriamente preoccupati. L’ultimo anno relativamente buono è stato il 2017, con una crescita dell’1,7 per cento. Non una meraviglia (una crescita-crescita deve essere sopra il 2-3 per cento), ma meglio di niente. Poi comincia la discesa lungo il fianco ripido della montagna. Già nel 2018 la crescita italiana va sotto l’1 per cento: si ferma infatti allo 0,7. Con il 2019, l’anno in corso, si farà tombola: crescita uguale esattamente a zero. Immobili come statue di marmo. Nel frattempo, la politica chiacchiera di crescita, occupazione, mezzogiorno, giovani. Tutti interessanti esercizi dialettici: se non c’è crescita, tutti questi ragionamenti rimangono chiacchiere.

IL FUTURO, peraltro, non è brillantissimo. Si potrebbero fornire i dati anno per anno, ma forse conviene andare più veloci: nei cinque anni 2018-2022 l’Italia conoscerà una crescita media annua dello 0,5 per cento, meno di un terzo di quella del 2017. Nei cinque anni successivi (e arriviamo al 2027) la crescita media annua italiana sarà lievemente più corposa: 0,7 per cento. In ogni caso mai si vedrà una crescita superiore all’1 o al 2 per cento. Che cosa significa tutto questo? Che siamo dentro una sorta di bolla depressionaria. E ci siamo perché da vent’anni almeno l’aumento della nostra produttività è irrisorio, poco sopra lo zero. Esiste un modo per uscire da questa trappola di stagnazione quasi perenne? Sì. Basterebbe ‘liberare’ le forze imprenditoriali presenti nella società italiana attraverso l’aumento della concorrenza (che è l’unica strada per far emergere i migliori). In poche parole: meno decreti dignità, o salari minimi, flat tax e più competitività. Briglie lunghe alle imprese, in una parola.