PIETRO IACOMONI

La Borsa fa sorridere Monnalisa
«I figli delle star si vestono da noi
Pronti a moltiplicare le boutique»

Pino Di Blasio
AREZZO

QUANDO il fondatore, Piero Iacomoni, ha suonato la campana dell’inizio di contrattazioni, Monnalisa ha riacquistato il suo celebre sorriso. Non quello enigmatico dipinto da Leonardo, bensì quello schietto della famiglia, dell’ad Christian Simoni e di tutto lo staff presente a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana. Perché Monnalisa è il nome della nuova matricola di Borsa, quotata da pochi giorni nel segmento Aim a Milano, ed è il brand di abbigliamento per bambini più noto tra le stelle di Hollywood e i rampolli dell’alta società. «Suri Cruise, la figlia di Tom e Kate Holmes – rivela l’ad Simoni – era una nostra affezionata cliente. Così come Nicole Kidman, Beyoncè, Kim Kardashian e la modella più celebre di Victoria’s Secret, Alessandra Ambrosio. Siamo un marchio molto amato dalle star, anche senza il can can di fashion blogger o di altri social della moda ».

Simoni, il debutto in Borsa è stato positivo?

«Nelle prime ore di scambi c’è stato un balzo, adesso siamo sempre sopra il prezzo di collocamento di 13,75 euro. La presentazione di Barbara Lunghi, una delle responsabili del progetto Elite di Borsa Italiana, è stata emozionante».

Siete una delle poche imprese di Elite che si è quotata..

«Siamo la quattordicesima in Borsa, ma il programma ha la quotazione come coronamento di un percorso. È stata una palestra importante, anche a prescindere da Piazza Affari. Monnalisa è un’azienda familiare, e io non sono membro della famiglia del fondatore. Con Elite abbiamo dato al gruppo uno struttura societaria più semplice, abbiamo certificato i bilanci, ci siamo messi nella giusta direzione della nuova finanza con nuovi investitori. Il progetto è stato un fattore facilitante, ha superato ogni eventuale dualismo tra management e proprietà».

Il vostro obiettivo era raccogliere nuove risorse per i vostri programmi di sviluppo?

«L’operazione era in due fasi: un aumento di capitale da 17 milioni di euro più altri 3 milioni di greenshoe per tenere su il titolo ed evitare oscillazioni pericolose. Ma siccome abbiamo attirato nuovi soci che credono nel potenziale dell’azienda, tra cui le più importanti società del risparmio gestito in Italia e investitori esteri, ci siamo limitati all’aumento di capitale. Ora abbiamo soci stabili, con un orientamento di lungo periodo. Non sono entrati nel capitale per speculazioni, ma perché credono nel progetto imprenditoriale».

Cosa farà Monnalisa con quei 17 milioni?

«Gran parte delle risorse confluirà nel progetto di sviluppo retail, stiamo aprendo un bel numero di negozi. Nel 2015 non ne avevamo nessuno all’estero e solo 6 in Italia. Nel 2017 eravamo a quota 34, quasi tutti all’estero: negli Stati Uniti, in Brasile, Inghilterra, Russia, Cina e Hong Kong. Abbiamo aperto in particolare in quei Paesi che puntano sul negozio monomarca. Vorremmo arrivare a 41 negozi a fine anno e a 70 in un futuro prossimo».

Qual è la forza di Monnalisa? Perché gli investitori credono in un marchio di moda per bambini?

«Noi facciamo prodotti di eccellenza, con un grandissimo contenuto di creatività. Abbiamo un’identità unica e difficilmente imitabile. Se metti un vestito Monnalisa nel mucchio, con altri prodotti, lo riconosci subito. E l’identità è un elemento di forza notevole, dà sicurezza quando vuoi vendere all’estero».

Quanti dipendenti avete? Ed è stato un freno per voi avere il quartier generale ad Arezzo?

«Oggi siamo a quota 280 dipendenti. Il fatturato consolidato è stato di 47,7 milioni di euro e un utile lordo di 6,57 milioni. La capitalizzazione a oggi ammonta a 72 milioni, il flottante è il 25,7% del capitale sociale. Produrre ad Arezzo è un asset fondamentale, altro che freno. Essere in Toscana è un valore aggiunto, l’azienda ha un legame molto forte con il territorio: non solo la famiglia, ma anche i manager, i dipendenti, i fornitori, tutto è prodotto di alta gamma quasi a chilometro zero. Non è un caso che tutte le grandi griffe della moda abbiano concentrato le produzioni in questa fascia che va da Scandicci, Firenze e Arezzo. È il distretto mondiale dell’alta moda, se vuoi fare cose di qualità devi venire a farle in questo pezzo di Toscana».

Le altre matricole Askoll Eva e Portobello, esordio col botto sull’Aim

MILANO

UNA SETTIMANA da ricordare per le matricole di Piazza Affari. Oltre a Monnalisa, infatti, sull’Aim di Borsa Italiana, sono state quotate altre due aziende esordienti, Askoll Eva e Portobello, esponenti di comparti molto differenti fra loro. Così, sale a 107 il numero delle società attualmente quotate sul mercato dedicato alle piccole e medie imprese.

ASKOLL EVA, che nel primo giorno ha guadagnato oltre il 30%, è una società italiana (la sede è a Dueville, Vicenza) che progetta, sviluppa e produce veicoli elettrici a due ruote, come kit e componenti nell’area dei motori e delle batterie elettriche. L’ultimo prodotto dei loro stabilimenti è Askoll ES3, scooter elettrico di ultima generazione con un motore da 3.000 watt alimentato da due batterie agli ioni di litio che si ricaricano in 3 ore (1 ora e mezza l’una) e assicurano complessivamente 70 chilometri di autonomia. Una ricarica costa 50 centesimi di energia elettrica.

VENERDÌ, infine, è sbarcato sull’Aim Portobello, società specializzata nella fornitura di prodotti di qualità a prezzi accessibili e nella distribuzione di servizi media anche attraverso attività di barter (permuta). Il titolo ha chiuso il primo giorno di negoziazioni a 5,10 euro, in rialzo del +15,9% rispetto al prezzo di collocamento di 4,4, raggiungendo una capitalizzazione di 13,85 milioni. Si tratta della diciottesima quotazione da inizio anno in Piazza Affari: in fase di collocamento la società – fondata nel 2016 e che l’anno scorso ha registrato un fatturato di 10 milioni – ha raccolto 1,9 milioni.

 

Di |2018-10-02T09:24:23+00:0016/07/2018|Imprese|