L’anno magico delle Borse
Piazza Affari al top d’Europa

Solo Atene e Mosca hanno fatto meglio di Milano: +28%, in linea con Wall Street

Il valore globale dei listini è cresciuto di 17mila miliardi di dollari
Decisi rialzi anche per obbligazioni, beni rifugio, petrolio e Bitcoin

di Elena Comelli
MILANO

I mercati finanziari stanno per mettersi alle spalle un anno straordinario. Con un andamento curiosamente contraddittorio, tutte le principali classi di investimento hanno messo a segno un rialzo nel 2019, anche quelle che storicamente sono sempre fortemente scorrelate fra loro, come ad esempio oro e dollaro, oppure Borse e obbligazioni. Qualche numero può aiutare a rendere l’idea: il valore delle Borse globali è cresciuto di 17mila miliardi di dollari, balzando da 67mila a 84mila miliardi di dollari, quello delle obbligazioni è lievitato di 6mila, raggiungendo il territorio inesplorato di 60mila miliardi.
Tra i singoli listini, se si esclude il +47% di Atene e il +42% (in dollari) della Borsa russa, Piazza Affari non ha avuto rivali in Europa, con un +28% e senza ripercussioni per il recente salvataggio della Banca popolare di Bari. A poca distanza è tallonata da Francoforte (+27%) e da Parigi (+26%). Sulla stessa linea Wall Street, con l’indice S&P 500 cresciuto del 28%, al top di tutti i tempi. Tra i sottoindici c’è poi il +34% del tecnologico Nasdaq, che conferma quanto sia stato marcato l’appetito per il rischio degli investitori, in un anno che invece ha celebrato rialzi considerevoli anche per i cosiddetti beni rifugio.
L’oro, bene rifugio per eccellenza, si è apprezzato del 15%, passando in un anno da 1.300 a quasi 1.500 dollari l’oncia. Il Bund tedesco a 10 anni, un’obbligazione a prova di bomba, è salito dell’8%, i Treasury Usa di oltre il 10%. Più in generale, le obbligazioni europee categoria ‘investment grade’ (cioè quelle con rating affidabile) hanno generato un rendimento total return, cioè composto da prezzo e cedole, vicino al 4%. Ma anche le obbligazioni rischiose, quelle di categoria ‘high yield’, con rating ‘spazzatura’, sono salite molto: +14% negli Usa e +17% in Europa. Senza dimenticare poi, in sordina, il +32% messo a segno dal petrolio (qualità Wti) e il +87% del Bitcoin, troppo spesso dato per morto.
La corsa dei mercati è stata accompagnata da notizie poco rassicuranti sul fronte macroeconomico, con un forte calo dell’industria manifatturiera, soprattutto in Europa, colpita dalla crisi dell’export e dai venti di crisi della Germania. Nell’anno in cui la crescita globale dovrebbe attestarsi sui livelli più bassi dal 2008 (Pil non oltre il 3%) e le stime di inflazione a lungo termine dell’Eurozona (1,2%) e Usa (1,8%) sono scese sotto i target delle rispettive banche centrali, si è creata invece un’“inflazione finanziaria” (per non chiamarla bolla) senza precedenti, che ammonta ad oltre 23 mila miliardi di dollari, poco meno di un quarto del Pil globale, considerando solo bond e azioni. Il tutto è accaduto contrariamente alle previsioni degli esperti realizzate a fine 2018, che negli outlook di 12 mesi fa dipingevano all’orizzonte un futuro fosco, oscurato dai timori di forti incertezze politiche globali (dai dazi alla Brexit) e di recessione, forse condizionati dal fatto che lo scorso dicembre si stava facendo il bilancio dei danni di un anno funesto, dove tutte le principali classi di investimento erano simultaneamente in rosso. Questo ha spinto molti risparmiatori ad uscire dai mercati e dal risparmio gestito a inizio gennaio, perdendo così il clamoroso rimbalzo che i numeri oggi raccontano.
Di certo quei risparmiatori non potevano leggere nella sfera di cristallo, non potevano sapere che la Federal Reserve di lì a poco avrebbe cambiato direzione, passando da una politica monetaria fortemente restrittiva a una molto espansiva, con tre tagli consecutivi dei tassi, e spingendo a sua volta le altre grandi banche centrali, Bce compresa, nella stessa direzione espansiva. È stata questa la benzina che ha fatto correre i mercati quest’anno, nonostante le ripetute schermaglie sui dazi tra Usa e Cina e l’evidente rallentamento dell’economia globale.
Il 2020 non dovrebbe essere tanto peggiore, visto l’orientamento molto espansivo delle banche centrali. Nell’anno della Brexit e delle elezioni statunitensi l’economia dovrebbe continuare a espandersi, per quanto lentamente. Dato che gli asset finanziari oggi si pagano cari, però, i mesi che ci attendono saranno probabilmente più volatili e meno generosi rispetto a quelli che abbiamo alle spalle.

Il denaro non dorme mai

Una manovra senza numeri
e la sanità da difendere

di Giuseppe Turani

La manovra di fine anno è stata messa insieme e, come accade ogni volta, si parla di crescita e sviluppo. Solo che questa volta proprio non ci sono i numeri. Dei 30 miliardi stanziati, di cui metà a debito, ben 23 se ne vanno per bloccare l’aumento dell’Iva. Con quel che resta si fa poco o niente. Non solo, poiché non si è intervenuti in profondità, si sa già che l’anno prossimo si ripresenterà lo stesso identico problema. Il buon senso vorrebbe che cose fastidiose come reddito di cittadinanza e quota 100 venissero abolite all’istante per dare un po’ di respiro al bilancio pubblico. Non se ne farà nulla per ragioni politiche. La crescita 2020, sarà una cosa modestissima: intorno allo 0,5 per cento. E tale rimarrà anche negli anni successivi. La disoccupazione è vista stabile fra il 9 e il 10 per cento. La sensazione è che si sia arrivati al fondo: si fa poco perché c’è poco. E si cominciano a notare pasticci di programmazione. Per ora nessuno grida allo scandalo, ma è chiaro, da più segnali, che ad esempio, c’è una pericolosa mancanza di medici. Nel Nord Est li stanno importando e in qualche altro posto stanno mandando in corsia gli studenti quasi laureati. E questo accade nella sanità del Nord, che fino a ieri brillava per la sua completezza.
Non oso nemmeno immaginare che cosa accade al Sud. Siamo cioè un paese che si sta arrangiando. Ma, nonostante tutto, conserviamo ancora delle zone di eccellenza. E, all’occasione, sappiamo fare le cose. Al Gaslini di Genova hanno appena fatto un intervento sul cuore di un bambino appena nato di rilevanza mondiale. Il Gaslini di Genova è lo stesso ospedale in cui venne portato un bambino prelevato urgentemente dai nostri piloti dello stormo 31 a Pechino, dove i medici si erano arresi, e riportato in patria attraverso la rotta polare. Cito questi eventi per ricordare una cosa semplice, ma che spesso si dimentica. Nonostante le proteste, l’Italia ha un sistema di welfare e una sanità che nessun altro abitante di questa terra conosce. Forse si tratta del nostro bene più prezioso: chiunque si ammali riceverà cure al massimo livello. Solo che costa parecchio, moltissimo. Ecco perché bisogna arrabbiarsi quando poi si vedono i soldi che volano verso imprese inutili o dannose.