PIANTE E VIVAI

Il vivaio Italia vale 2,5 miliardi
I nostri fiori colorano il mondo e occupano 100mila addetti

Lorenzo Frassoldati
MILANO

GRAZIE DEI FIOR. Non solo Sanremo e San Valentino. I fiori recisi, le piante da vaso e da vivaio sono uno dei comparti emergenti del nostro business agricolo. Il florovivaismo in Italia vale oltre 2,5 miliardi di euro, di cui circa 1,15 per la sola produzione di fiori e piante da vaso. Sono ben 27mila le aziende impegnate nel settore, per un totale di 100mila addetti e quasi 30mila ettari di superficie agricola complessivamente occupata (dati Mipaaf).

NON SOLO LIGURIA. Tra le regioni più vocate per i fiori recisi e le piante in vaso e da vivaio ci sono Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. Con specializzazioni regionali. La Liguria per le piante aromatiche e alcune piante fiorite tipiche da esterno; la Lombardia anche per le latifoglie e le conifere; la Toscana, con uno dei distretti più importanti, quello di Pistoia, per la vasta gamma di alberi e arbusti tra cui le conifere, gli alberi a foglia caduca e sempreverdi, gli alberi da frutta ornamentali; il Lazio per le piante mediterranee; la Sicilia per le piante mediterranee tra cui spiccano gli agrumi ornamentali, le piante grasse e le palme. Un comparto che contribuisce all’export agricolo del Paese con 831 milioni di vendite all’estero (dato 2017, Centro studi Confagricoltura) con un saldo attivo della bilancia commerciale di 282 milioni (sempre in crescita dal 2015). A chi vendiamo? Tra i principali mercati di destinazione delle piante in vaso si annoverano la Germania, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e il Belgio, mentre come mete di alberi e arbusti, oltre ai Paesi già citati, vanno aggiunti la Spagna, la Turchia e la Svizzera. Tra i Paesi che importano spiccano invece Paesi Bassi, Germania e Francia, mentre per i fiori recisi il primo sbocco di mercato è quello dei Paesi Bassi.

«PERÒ ATTENZIONE – mette in guardia Lucia Romani Malaspina che con figli e marito gestisce sulle colline bolognesi la tenuta ‘La Riniera’, specialista in peonie col marchio Peoniamia – spesso i fiori italiani finiscono in Olanda dove vengono lavorati e marchiati e poi ce li rivendono». Un impulso forte al settore è venuto dal bonus verde previsto nella manovra finanziaria per il 2018 del governo Gentiloni. «La promozione del verde, con la detrazione del 36% per la cura di giardini e terrazzi, è una novità sostanziale che porta con sé nuovi posti di lavoro. La funzione del verde, sia pubblico che privato, diventa sempre più importante – spiega Agrinsieme, il coordinamento tra le centrali cooperative, Confagricoltura e Cia –. Da una parte, contiene gli effetti dello smog, responsabile di asma e problemi respiratori, dall’altro il verde può essere adibito alle coltivazioni a uso domestico con gli orti urbani».

INSOMMA IL VERDE fa bene non solo agli occhi ma anche alla salute e alla psicologia, contribuendo a migliorare quella che si chiama ‘vivibilità’ nei centri urbani. «Speriamo – dice il presidente della Federazione di prodotto di Confagricoltura Francesco Mati – che, ultimati i passaggi di legge, anche chi deve ristrutturare il giardino o costruirlo possa fruire di sgravi e incentivi così come per le altri parti legate alle abitazioni private». «Quella dei fiori e delle piante ornamentali – conclude Lucia Romani Malaspina – è una produzione ad alto valore aggiunto che si fa anche su piccole superfici quindi non necessita di grandi capitali iniziali. Occorrono però passione e vocazione. E servirebbero più incentivi specifici da parte del pubblico, meno burocrazia per ottenerli e più formazione per la manodopera stagionale».

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA

VIVAISMO E RICERCA, IL FUTURO DEL CIBO

Come saranno gli ortaggi e la frutta del futuro? Cosa arriverà sulle tavole degli italiani? La risposta è anche legata alla ricerca scientifica e alla sperimentazione di nuove varietà di frutta, ortaggi, fiori e piante che viene svolta ed applicata nei vivai italiani. Ma quali sono le prospettive? Il vivaismo è un settore da 2,5 miliardi di euro, pari al 6% della produzione agricola nazionale, con oltre 100mila addetti per 27mila aziende e un export di circa 600 milioni di euro. Un settore strategico, anche per le esportazioni di ortofrutta made in Italy, spesso sconosciuto dai più e lontano dai riflettori dei mass media. In un congresso che ho avuto occasione di moderare all’Università di Verona per fare il punto sul settore, organizzato da For.Agri, fondo per l’aggiornamento professionale in agricoltura, è emerso chiaramente che, con le sue innovazioni, il vivaismo potrà incidere anche su cosa mangeremo in futuro. Le nuove varietà di frutta, verdura ed ortaggi in genere immesse sul mercato predicono con largo anticipo cosa si mangerà nei prossimi anni ed è quindi uno straordinario osservatorio di marketing agroalimentare.

«UNO DEI GIOIELLI del nostro export agroalimentare – ha giustamente rimarcato il direttore di Foragri, Roberto Bianchi – è il settore ortofrutticolo, in cui siamo leader a livello mondiale. Senza il lavoro di ricerca e innovazione dei vivaisti le nostre produzioni ortofrutticole non potrebbero presentarsi sui mercati con lo stesso successo né potrebbero sostenere una concorrenza così agguerrita. I nostri prodotti ortofrutticoli sono apprezzati proprio per la loro qualità e capacità di innovazione. Questi atout derivano in gran parte proprio dai vivaisti che forniscono le aziende di nuove varietà, che con le loro caratteristiche incontrano le esigenze dei consumatori». «Oggi – prosegue – l’Italia è uno dei grandi incubatori di innovazione tecnologica nel vivaismo, ma la continua minaccia di nuovi brevetti sviluppati dalle grandi multinazionali potrebbe influire negativamente sulla competitività del settore».

LE NUOVA SFIDE sono ora quelle di qualificare la produzione vivaistica italiana al di sopra dello standard europeo e per questo sono così importanti la formazione e la partnership con l’Università nonché lavorare ad un sistema nazionale di certificazione delle competenze. L’importanza della certificazione, infatti, è da rimarcare come elemento centrale del sistema perchè rappresenta un fattore strategico dello sviluppo ma soprattutto della tutela e promozione della qualità. Ovviamente sul tappeto restano molti problemi, come quello della presenza in giro per il mondo di materiale vivaistico contraffatto o privo delle necessarie certificazioni o nel nome dato alle nuove varietà. Poiché nuove varietà potrebbero essere ottenute con metodi non Ogm, come l’ibridazione, che sono consentiti nella normativa comunitaria, allontanandosi tuttavia dall’originale, il mercato potrebbe rimanere disorientato. Occorre dunque proseguire con attenzione questo importante percorso della ricerca scientifica con l’oculatezza e coniugare efficienza ed equità, funzioni fondamentali dell’equazione del benessere.

davide.gaeta@univr.it

Di | 2018-06-26T10:54:00+00:00 26/06/2018|Focus Agroalimentare|