Molti risparmi, pochi debiti
I piani finanziari? Al palo

Il bilancio delle famiglie italiane nella fotografia del Rapporto 2019 della Consob

Rimaniamo un popolo di formichine, ma calano le disponibilità da accantonare
Il controllo di spese e investimenti resta una prerogativa dei nuclei più ricchi

di Andrea Telara
MILANO

Molti risparmi e pochi debiti. È il binomio vincente che da sempre caratterizza il bilancio delle famiglie italiane. Pure nell’ultimo anno è stato così, anche se dalle statistiche emergono luci e ombre sulla ricchezza dei nostri connazionali. A testimoniarlo sono i dati contenuti nel Rapporto 2019 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane pubblicato poche settimane fa dalla Consob, l’authority che vigila sui mercati finanziari.
Messe tutte assieme, le attività finanziarie dei cittadini della Penisola superano ampiamente i 4mila miliardi di euro, che si aggiungono agli oltre 6mila miliardi di valore delle proprietà immobiliari. Gli italiani, insomma, sono ancora un popolo abbastanza ricco, nonostante l’economia del nostro Paese viaggi da decenni al rallentatore. Nello specifico, sottolinea la Consob, il rapporto tra il reddito disponibile delle famiglie e la loro ricchezza finanziaria (cioè i risparmi messi da parte), in Italia è superiore rispetto al resto d’Europa. Tuttavia, esiste anche l’altra faccia della medaglia: nel nostro Paese la propensione al risparmio è oggi più bassa che nel resto del Vecchio Continente, cioè pari al 10% contro il 12% della media europea.
Più o meno, gli italiani riescono a risparmiare mediamente un decimo di quello che guadagnano, un livello ben più basso di quello che si registrava negli anni ’80 del secolo scorso, quando le famiglie mettevano da parte quasi il 20%, cioè un quinto del reddito disponibile. E’ dunque vero che lo stock di attività finanziarie dei nostri connazionali è elevato ma, visto che l’economia non cresce a ritmi sostenuti, alla lunga la massa dei nostri risparmi potrebbe diventare meno rilevante di oggi. In compenso, gli italiani si confermano meno indebitati rispetto agli stranieri. A sud delle Alpi, infatti, lo stock di debiti contratti dalle famiglie è pari al 40% del pil (cioè della ricchezza nazionale) contro una media europea del 60%. C’è però un aspetto importante che emerge dai dati del Rapporto Consob che merita di essere sottolineato. Se è vero che gli italiani risparmiano ancora tanto, spesso risparmiano male, cioè senza un metodo razionale e predefinito. «La pianificazione e il controllo delle scelte finanziarie, il cosiddetto financial control, rimangono comportamenti poco diffusi presso le famiglie italiane », hanno scritto nel loro report gli analisti dell’authority. Nella gestione del patrimonio personale, infatti, il 60% dei nostri connazionali non segue una regola precisa mentre il restante 40% decide perlopiù definendo in modo sequenziale un obiettivo di spesa alla volta. Solo un terzo degli intervistati ha un piano finanziario e, di questi, poco meno del 40% ne monitora l’avanzamento in modo dettagliato, annotando le spese .
Il 20% dei risparmiatori, pur riconoscendo l’utilità di avere un piano finanziario, non è comunque intenzionato a modificare le sue abitudini nell’immediato. Il 31% delle persone che la Consob ha intervistato per scrivere il suo report (un campione rappresentativo della popolazione nazionale), dichiara di risparmiare regolarmente per motivi precauzionali. Una quota del nel 37%, invece, mette da parte un po’ di soldi in maniera saltuaria mentre il 26% dice di non accantonare nulla, soprattutto perché le spese assorbono tutte le entrate famigliari. In generale, l’attitudine a risparmiare è più frequente tra le persone più ricche, che hanno maggiori conoscenze finanziarie e che sono abituate a pianificare. Inoltre, gli italiani che accantonano con regolarità qualcosa del loro reddito sono anche, sempre secondo gli analisti della Consob, o quelli che hanno un maggiore ottimismo e una maggiore propensione con la contabilità mentale, con l’abitudine a fare calcoli e a programmare in maniera razionale entrate e uscite. Viceversa, la rinuncia ad accantonare un tesoretto coincide spesso con un’ ansia finanziaria, con la tendenza a procrastinare decisioni importanti e anche con una certa avversione alle perdite e al rischio.