«Giovani, investite nella pensione di scorta»

Daniele Maffei spiega le strategie del gruppo Cattolica

«Vantaggi fiscali e previsioni confermano la convenienza della previdenza integrativa»

di Achille Perego
MILANO

Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. È l’immagine che per Daniele Maffei, direttore Vita e Previdenza del gruppo Cattolica Assicurazioni (3,6 milioni di clienti e 6 miliardi di premi raccolti) rispecchia la previdenza complementare in Italia. «Si può vedere il bicchiere mezzo pieno – esordisce Maffei – alla luce della crescita del sistema in questi anni. I dati più recenti della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, ci dicono che al 30 settembre di quest’anno le posizioni iscritte alle varie forme di previdenza complementare avevano superato i 9 milioni con un aumento di oltre 13 miliardi (+7,7%) del patrimonio».
E quello mezzo vuoto?
«Complessivamente il patrimonio al 30 settembre vale circa 180 miliardi, il 10% del Pil. Ma se guardiamo alla media Ocse, siamo al 53% del Pil e oltre il 100% in Paesi come l’Inghilterra o l’Olanda».
Perché siamo ancora così distanti da queste percentuali?
«Perché ci siamo svegliati un po’ tardi. La previdenza core in Italia è stata disciplinata solo nel 1993 con il famoso decreto 124 quando il legislatore si è reso conto che, così com’era, il sistema non poteva reggere da una parte al costante aumento delle aspettative di vita e dall’altra alla crescita del numero di pensionati rispetto a quello dei lavoratori».
Come si può diffondere una maggiore cultura della previdenza complementare?
«Con un messaggio chiaro che non sia tanto e solo quello basato sul vantaggio fiscale di questa forma di investimento, che pure c’è ed è significativo con una deduzione dal reddito dei contributi versati fino a 5.164 euro all’anno. È ancora più importante fare capire alle persone che cosa succederà in futuro al loro tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra l’importo della prima pensione e l’ultimo reddito disponibile al momento di lasciare il lavoro».
E che cosa succederà?
«Basandoci sulle previsioni della Ragioneria Generale dello Stato, se nel 2010 il tasso di sostituzione era del 73,7% per i dipendenti privati e del 72,2% per i lavoratori autonomi nel 2040 si scenderà, rispettivamente, al 60,2 e al 46,2%. Percentuali che renderebbero «obbligatorio» investire nella previdenza integrativa e soprattutto per i giovani».
Invece i giovani sono quelli che pensano meno a quale sarà la loro pensione del futuro?
«Purtroppo è così. Secondo il Censis solo il 23% degli italiani sa bene che cosa sia la previdenza complementare e meno del 20% tra chi ha tra i 18 e i 34 anni. E solo il 27,5% dei millenial è iscritto a una forma di previdenza complementare ».
Che cosa potrebbe spingere i giovani a investire di più nella pensione di scorta?
«Spiegargli semplicemente quel che succederà in futuro alla parte pubblica della loro pensione e che prima cominciano a investire nella previdenza complementare maggiori saranno i vantaggi. Ipotizzando un tasso nominale del 4%, per avere un montante di 100mila euro a 70 anni, se si inizia a 30 anni bastano 85 euro al mese. A 50 anni ne serviranno 275 e a 65 addirittura 1500! In più il Fisco agevola la durata dei versamenti riducendo a solo il 9% l’aliquota fiscale agevolata dopo 35 anni di versamenti».