Cantieri delle Marche
sogna di scalare il mercato anche grazie a Explorer
«Ordini per 100 milioni»

ANCONA

CANTIERE delle Marche, in vetta alle classifiche mondiali nel mercato degli Explorer Yacht. Lo scalo dorico comincia a farsi conoscere non solo per i suoi traffici commerciali. C’è una linea, quella degli yacht, che rende il capoluogo punto di riferimento per questo tipo di cantieristica. Cantiere delle Marche, basato ad Ancona, si è affermato in pochi anni nella nautica internazionale, consegnando ad armatori di tutto il mondo Explorer Yacht tra gli 80 e i 110 piedi dalle caratteristiche uniche, capaci di affrontare anche le navigazioni più impegnative alle latitudini più estreme, nella massima sicurezza e affidabilità.

IL CANTIERE anconetano, fondato nel 2010 da Ennio Cecchini, amministratore delegato, Vasco Buonpensiere, direttore Sales & Marketing e Gabriele Virgili, presidente, rappresenta addirittura il 60% del mercato di riferimento e in soli 6 anni ha conquistato la leadership assoluta del mercato di riferimento. A oggi, CdM conta già 14 yacht consegnati, oltre a 7 yacht in costruzione tutti dai 102 ai 140 piedi, per un totale di 789 piedi che solcheranno i mari in totale sicurezza. Recentissimo è il riconoscimento per l’explorer yacht CdM Nauta Air 108’ (33 metri) M/Y Narvalo che ha vinto uno dei prestigiosi «Oscar della Nautica» ai World Superyacht Awards, i più ambiti trofei nella superyacht industry che dal 2005 premiano le eccellenze. Narvalo è stato insignito del premio speciale della giuria «Quality & Value« ovvero lo yacht che più si è distinto per il design, la qualità della costruzione e il valore. Un esempio perfetto di pocket explorer yacht che offre gli elementi essenziali di un explorer (long range, autonomia, ampi volumi interni, eccellente marinità) uniti alle caratteristiche tradizionali di un motoryacht, con cabine ampie e ricche di ogni comfort, due lounge, ampi spazi per l’equipaggio e un design senza tempo.

IL CANTIERE si prepara inoltre al lancio durante il prossimo Yacht Festival di Cannes del nuovo Explorer Yacht di 31 metriM/Y Galego della fortunata gamma Darwin Class. «Questo nuovo Explorer Yacth – dice Ennio Cecchini, ad di CdM – ha una storia particolare: è stato un progetto di ampissimo respiro sotto ogni aspetto e la sintonia che si è creata con gli armatori lo ha reso ancora migliore. Dopo il successo dei primi due Darwin Class 102’ Acala e Babbo, sono convinto che questo modello sia di un equilibrio unico». Successo che certifica anche Gabriele Virgili. «Al momento abbiamo 100milioni di ordini chiusi e ci stiamo affermando con certezza nel mondo internazionale della nautica. Per Ancona è un buon traguardo e paradossalmente siamo molto più conosciuti all’estero che nella nostra città. Devo dire che investendo nel momento più difficile, quello della crisi, abbiamo indovinato un segmento di mercato che ci ha permesso di diventare leader in poco tempo». Vasco Buonpensiere direttore commerciale del cantiere torna agli ultimi contratti firmati. «Stiamo entrando nel mercato est europeo che sta esprimendo un incredibile interesse per i nostri modelli: due yacht venduti negli ultimi sei mesi confermano che anche questa scelta commerciale è stata azzeccata e che risultiamo ancora una volta in controtendenza rispetto ai trend registrati dalla nautica negli ultimi due anni».

Maria Gloria Frattagli


Diritti e doveri doganali
le regole del commercio Camar, la società
che aiuta a non sbagliare

L’AGENZIA doganale Camar di Ancona si occupa di consulenza e assistenza in diritto doganale e commercio estero. «Sbagliare in questo settore, come ad esempio nella dichiarazione doganale, può significare eludere divieti, pagare meno o più diritti doganali, utilizzare impropriamente certificati preferenziali, e altro ancora», spiega l’amministratore unico Mauro Martelli, doganalista e spedizioniere doganale. Nelle procedure doganali convivono un insieme di normative complesse di non semplicissima interpretazione e in continua evoluzione come circolari, risoluzioni, decreti, regolamenti e direttive comunitarie, che richiedono a tutti i professionisti del settore un continuo aggiornamento. «La nostra mission – aggiunge quindi Mauro Martelli, presente nel porto di Ancona con Camar da 20 anni – è appunto quella di cercare di evitare alle aziende questi problemi specialmente per tutte quelle società che non ’sono consapevoli’ di averne e che quindi hanno bisogno di una efficace consulenza e di un valido aiuto professionale».

CAMAR è in grado di svolgere, in qualsiasi ambito, ogni tipo di operazione doganale «e ci impegniamo attivamente nello svolgimento di pratiche doganali, di formazione e informazione, al fine di aiutare le imprese che operano sui mercati esteri, dove è indispensabile classificare correttamente a livello doganale le merci, primo passo fondamentale per l’import export. Tra i clienti di Camar figurano, oltre alle imprese, anche case di spedizioni, avvocati (per consulenze nel contenzioso doganale), commercialisti (per consulenze Intrastat) e associazioni di categoria, «che hanno saputo apprezzare non solo la nostra competenza e responsabilità, ma anche la discrezione neutrale verso la loro attività». «Il nostro personale – commenta Mauro Martelli – è sempre pronto a fornire l’assistenza necessaria ad autisti e trasportatori di aziende e società per quanto riguarda eventuali questioni burocratiche o linguistiche. È evidente il danno economico che può derivare da errate dichiarazioni in dogana, ancora maggiore se ad accorgersi dell’errore sono gli uffici doganali con l’aspetto sanzionatorio che ne deriva, compreso il rischio di incorrere in procedure penali tipo l’accusa di contrabbando, una eventualità più frequente di quanto si pensi, ma spesso sottovalutata». Per la complessità e il tecnicismo delle materie trattate concernenti l’internazionalizzazione delle aziende e nella consapevolezza che la professione deve portare a essere sempre più partner affidabili delle autorità doganali e con rapparto fiduciario, Camar si è dotata da diverso tempo di «un comitato scientifico che ha avuto l’onore di vedere al vertice, durante la sua quiescenza, la prestigiosa figura di Teodoro Spadaccini già dirigente nelle dogane, recentemente scomparso ed è attualmente composto dai suoi quattro spedizionieri doganali patentati e dall’avvocato Cristina Gazzani del foro di Ancona».

LA SOCIETÀ impiegala quasi totalità delle banche dati di comprovata affidabilità, costantemente aggiornate ed in grado di soddisfare i più elevati standard professionali. Da circa un anno Camar mette a disposizione della clientela anche un deposito situato nel porto di Ancona come deposito doganale privato e deposito fiscale Iva.


L’appello di Messersì
«Il mondo è casa mia,
lo scalo sia all’altezza»

ANCONA

ANCONA «MESSERSÌ packaging e il porto di Ancona? Beh, per una azienda che esporta oltre il 70% di ciò che produce è strategico. Anzi, per dirla tutta, vorremmo che godesse di più linee navali, maggiori infrastrutture, una tempistica sempre più efficiente». Maurizio Messersì, fondatore (nel 1980) e amministratore dell’azienda anconetana vorrebbe poter sfruttare ancora di più le banchine doriche: «Molti dei nostri clienti sono nel continente australe, asiatico e americano, e con la produzione just in time, dove il fattore tempo è una variabile competitiva fondamentale, non possiamo impiegare un mese in più per le consegne. Quindi con dispiacere spesso siamo costretti ad utilizzare i porti di Genova o Livorno, anche se poi dobbiamo sostenere costi maggiori. L’efficientamento dei costi – che riguarda il trasporto del prodotto ma anche il lavoro del capitale umano – è un tema fondamentale che vale anche per l’aeroporto e determina la qualità competitiva di un territorio. Quando è possibile utilizziamo lo scalo di Ancona, ma sempre più spesso il nostro personale tecnico e manageriale per i viaggi di lavoro deve fare riferimento a Roma o Milano». Cosa fa Messersì Packaging? Avete presente quella strisciolina bianca o trasparente, quella strip colorata e resistenti e utilizzata negli imballaggi per chiudere scatoloni o grandi involucri? Si tratta di reggia ma ’reggia’ in pet (da materiale riciclato) o pp (un polimero che la rende completamente green) che vale a Messersì la leadership continentale con una produzione di 30 milioni di chilometri al mese quindi 360 milioni l’anno, 60 volte il giro del mondo, su 61 mila metri quadrati di superficie.

OGGI l’azienda progetta e produce sistemi di automazione industriale con macchine e linee per ogni fine linea, di qualunque settore industriale e logistico, per qualunque merce e imballaggio, ovunque nel mondo. In forza di un mix di conoscenze e competenze che incrociano nella meccanica avanzata contenuti interdisciplinari che vanno dalla robotica alla meccatronica, dall’ elettronica all’idraulica all’oleodinamica, dall’elettrotecnica alla termodinamica. Maurizio Messersì è il fondatore e amministratore unico dell’azienda. Condivide la governance con la seconda generazione – le figlie Marina e Francesca – con Massimiliano Ubertini e Gabriele Tittarelli. La sede è a Barbara, in provincia di Ancona, nel pieno del distretto industriale marchigiano.

«LA PAROLA chiave è soluzioni», dice ancora Messersì. La varietà delle produzioni manifatturiere, la loro specializzazione e la centralità del packaging per beni e servizi «obbliga a sviluppare interlocuzioni efficaci con i player di impianti industriali e con una clientela eterogenea per produzioni e localizzazioni».Il combinato disposto di questi elementi ha introdotto «allo sviluppo del fine linea chiavi in mano, con macchine che si adattano alle strategie produttive e logistiche di ogni committenza. Così siamo passati da un modello di business basato sulla reggia alla concezione di macchine e processi di imballaggio per il fine linea di qualunque produzione. Si è, quindi, ampliata e diversificata la produzione, con nuovi business e si è trasformata l’azienda da una manifattura monoprodotto a una manifattura ad alto tasso di innovazione progettuale e di servizio – concept, vendita e post-vendita, programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria, online e offline». Sorta di visione antesignana del modello i ‘industria 4.0’.

Lorenzo Tazzari