PARCO MEZZI INVECCHIATO

Macchine agricole,
il mercato tocca i minimi
La spinta degli incentivi

con i Piani di sviluppo rurale

MENO trattori potenti, più trattori da frutteto, di media ‘cavalleria’. È questa una foto scattata alla luce dei risultat2016 delle immatricolazioni in Italia: è stata raggiunta quota 4.300 unità di mezzi di media potenza, 366 in più rispetto all’anno precedente. Si registra in questo modo un incremento del 9%, seguito dalla crescita di immatricolazioni degli isodiametrici, 248 unità in più rispetto al 2015 per un totale di 3.230 esemplari. In generale, i trattori immatricolati nel 2016 sono stati 18.342, un livello che pone il mercato ai minimi storici. L’Italia viaggia a più velocità anche sul trattore. Le regioni del Nord, anche grazie ai Psr, mostrano dati in positivo, a differenza di quelle del Sud. Ecco alcuni numeri: crescita del 5,3% in Lombardia, del 9,7% in Piemonte, del 2% in Veneto e del 27,4% in Emilia Romagna; calo in Campania (-19,1%) e in Puglia (- 14,2%).

«I PIANI di Sviluppo Rurale PSR restano il principale strumento per incentivare l’acquisto di macchine agricole – ha commentato di recente il presidente di FederUnacoma Massimo Goldoni – e l’auspicio è che vadano a regime nel corso dell’anno e incidere in modo positivo nel bilancio conclusivo. Gli incentivi Inail dovrebbero dare una spinta per i primi 4 mesi dell’anno».

A PREOCCUPARE è che il mercato debba sperare negli incentivi pubblici per poter vendere attrezzature. Il fatto è che questo droga il mercato stesso in maniera anomala. I prodotti agricoli dovrebbero essere remunerati in modo chel’agricoltore possa rinnovare il proprio parco mezzi in autonomia e in linea con il proprio bilancio, non grazie a dei contributi. Anche perché le sovvenzioni coprono in media la metà della spesa, ma l’altra metà è tutta da affrontare. E se frutta e verdura vengono liquidate al pari o al di sotto dei costi di produzione, anche il pagamento al 50% dei mezzi meccanici diventa un problema.

SCATOLA NERA PER I DATI

La tecnologia scende in campo con Agribox,
scatola nera che collega la trattrice con uncentro dati

GLI AGRICOLTORI che producono frutta e verdura in genere non hanno necessità di trattrici molto potenti e/o ingombranti, piuttosto di mezzi agili che possano svolgere tutte le operazioni senza compattare troppo il terreno e operare fra gli alberi senza arrecare danni. Inoltre, quel che conta sono le attrezzature abbinate. Fra queste, gli atomizzatori stanno conoscendo una continua evoluzione allo scopo di ridurre le derive e rendere più efficienti i trattamenti. Recentemente è stata presentata una memoria elettronica denominata Agribox; da installare sulle trattrici. Una sorta di scatola nera che trasmette in diretta le informazioni a un centro dati. È utile per prevenire gli incidenti, ad esempio in caso di malore del guidatore, oppure per ritrovare trattrici rubate, comprendere le cause di un sinistro.

IL PROGETTO è il frutto di una partnership che, attraverso il leader mondiale in soluzioni telematiche innovative AlfaEvolution, prevede una prima fase sperimentale con l’installazione dell’Agribox sui veicoli di 150 giovani imprenditori Agia-Cia e, una volta rodato, l’estensione a tutti gli agricoltori che ne faranno richiesta.


Il maltempo «gela» le speranze
Le imprese dell’ortofrutta
vanno a caccia di nuovi mercati

Le piogge e il gelo che in aprile hanno colpito tutta Italia e le tempeste di inizio anno al Sud hanno danneggiato le coltivazioni. L’esperto prevede: «Il futuro è in Africa».

COME si prospetta il mercato 2017 di frutta e verdura? Pur non avendo la sfera di cristallo, si può ottimisticamente prevedere che i prezzi saranno soddisfacenti per gli agricoltori, anche se ciò non significa che le aziende chiuderanno in attivo. Il problema sta nel maltempo del mese di aprile che ha colpito buona parte d’Italia, dopo che il sud era stato flagellato da tempeste e gelate anche nel mese di gennaio. Nelle scorse settimane ampie gelate hanno danneggiato sia le coltivazione frutticole (pomacee, kiwi e drupacee), sia gli ortaggi. Anche le grandinate hanno lasciato il segno. Il maltempo ha flagellato non solo l’Italia, quanto diverse nazioni come Spagna, Polonia, Germania solo per citare alcune nazioni. Presumibilmente l’offerta generale di frutta e verdura sarà inferiore ad un’annata media, quindi i prezzi dovrebbero mantenersi discreti all’origine. Però le aziende agricole, avendo produzioni quantitative più basse, non realizzeranno una plv (produzione lorda vendibile) tale da fare un reddito soddisfacente. Questo perché i costi fissi vanno ad incidere di più per ogni chilogrammo prodotto. Per fare reddito, gli esperti ripetono che occorre raggiungere nuovi mercati. Macfrut suggerisce di guardare di più al continente snobbato, cioè l’Africa. Altri citano l’Asia, ma va detto che l’Asia è bramata da tutto il mondo produttivo e l’Italia non è certo in pole position.

L’ECONOMISTA forlivese Gianluca Bagnara, in una recente intervista ha affermato che « il futuro è in Africa. Le nostre imprese, alleandosi, dovrebbero esportare le filiere per produrre su due livelli differenti: a basso costo, per la popolazione di ceto più basso, e ad alto livello per la fascia dei ricchi. Non ci sono alternative, non si può pensare di produrre/esportare solo per i ricchi. Ecco perché parlo di filiere e di integrazione. In Congo è normale vedere nettarine sudafricane trasportate per via aerea e vendute a 15 euro/kg». E quando si parla di economia, non si può non citare la Cina. Bagnara sostiene che «La Cina sta passando, nel volgere di pochi anni, da un’economia agricola di tipo medioevale a una tecnologia così all’avanguardia, che il 90% delle nostre imprese non può permettersi. Loro invece ci stanno investendo miliardi. Non puoi competere con questi qua, devi allearti collaborando e fornendo loro quello che gli manca, sempre in una strategia di filiera chiavi in mano». L’Italia deve prendere esempio dalla Spagna come capacità aggregativa, e dai Paesi Bassi come mentalità commerciale. Basterebbe copiare, come sanno fare i cinesi. Invece le nostre imprese agroalimentari sono senza eguali nella capacità produttiva dal punto di vista qualitativo, ma poi peccano di presunzione su tutti gli altri fronti. La burocrazia poi fa il resto, con troppe leggi, leggi contorte, e una politica distaccata dal mondo produttivo reale.

Di | 2017-05-09T10:12:32+00:00 09/05/2017|Focus Macfrut|