PAOLO SCUDIERI (ADLER-PELZER)

«Arredo con stile le vostre auto»
where can i buy plavix L’imprenditore napoletano che ha conquistato i big tedeschi

Nino Femiani
NAPOLI

«I DAZI? Bisognerebbe combatterli con i carri armati, quelli diplomatici, ovviamente». «Dal nuovo governo mi attendo una lotta feroce alla burocrazia. È quello il male che allontana le imprese dall’investire in Italia. La flat tax? Va estesa anche alle grandi aziende, sono quelle che trascinano le filiere industriali». Paolo Scudieri, 58 anni, laureato in ingegneria all’università di Basilea, guida il gruppo Adler-Pelzer, l’azienda fondata dal padre Achille nel 1956 e oggi diventata internazionale, con stabilimenti in 23 Paesi, al top nella progettazione e produzione di sistemi per l’insonorizzazione delle auto.

Quali sono stati i momenti di svolta che hanno trasformato una piccola azienda familiare, nata a Ottaviano, in provincia di Napoli, in un colosso con oltre 11mila dipendenti e 1,4 miliardi di fatturato?

«Sono stati tre. Il primo, quando mi resi conto che non potevo più stare nella scia di mio padre Achille che aveva immaginato una realtà molto tracciata. Il secondo, quando ho deciso di seguire il gruppo Fiat, spostandola nostra ottica industriale, fino ad allora focalizzata nell’arredo per la casa, sull’automotive e sui prodotti tecnici. Un terzo profondo cambiamento è, invece, legato all’internazionalizzazione. Abbiamo iniziato a metà degli anni Novanta in Polonia, Brasile e Turchia. Da lì però sono nate una serie di opportunità: accordi, joint-venture, acquisizioni che hanno permesso alla Adler di diventare una realtà mondiale».

Ascoltare il mercato, stare in simbiosi con il cliente: sembra essere la vostra ossessione.

«La fabbrica intelligente non è solo quella che asseconda i gusti del clienti, ma anche quella che riesce a tradurre l’innovazione in bellezza e ad essere sempre competitiva sui mercati globali. L’acquisto di un auto dal concessionario è la traduzione del desiderio di un cliente in richiesta di prodotti industriali. Quindi fabbrica intelligente non significa programmazione asettica, ma consapevolezza di quello che davvero vuole il mercato».

Con l’acquisizione totale di Pelzer nel 2016 lei diventa un po’ tedesco. Quali sono le cose che ha imparato dalla Germania?

«A contatto con loro ho capito quanto noi siamo capaci e abilitati a essere i migliori del mondo. Ma…»

Ma…?

«Non sappiamo fare sistema ed essere coesi nelle filiere industriali. Ci penalizzano le troppe gelosie».

Recentemente ha sentito il bisogno di diversificare con eccellenze campane. È perché avverte che il settore dell’automotive è ormai maturo e che in futuro si compreranno meno auto, ma più cibo di qualità?

«Assolutamente no. L’auto resta sempre lo zenit tecnologico che nel tempo detta i mutamenti della nostra società. Diversifico perché un imprenditore deve guardare al futuro ma anche al passato, soprattutto se si tratta del passato culturale e artistico di una nazione come l’Italia. Ho pensato che accanto al polo tecnologico, fosse utile far crescere un polo che sapesse ‘mettere le mani nella terrà ed estrarne eccellenze enogastronomiche».

Lei ha dichiarato: essere imprenditori italiani è un lusso che costa molto.

«Per ottenere lo stesso risultato di un collega tedesco, devo avere molta più dedizione. Il male dell’Italia è la burocrazia che allontana gli investitori internazionali e ammazza ogni desiderio di fare impresa. Non avere tempi certi è qualcosa che chi deve dare conto a un consiglio di amministrazione e a budget fissati non può tollerare. E poi ci sono i tempi della giustizia civile, altro fattore che crea un rifiuto all’investimento».

La burocrazia pesa di più della pressione fiscale?

«Il problema italiano non è tanto la pressione fiscale, che certo è alta e se l’abbassiamo facciamo bene, quanto la detraibilità dei costi. La flat tax? D’accordo ma non deve limitarsi alle piccole imprese perché senza una grande impresa le filiere non vanno da nessuna parte. Limitarla alle pmi è uno spot».

La guerra dei dazi potrebbe impattare anche con la sua società?

«Le aziende globali soffrono meno la guerra dei dazi, ma il problema è grandissimo. Che immagino si possa risolvere con i carri armati, ma quelli della diplomazia. I dazi sono un’idea malsana».

Tra le sue passioni c’è quella delle corse automobilistiche. Si cimenta ancora al volante?

«Sono un uomo da pista, tra le auto che mi piace guidare c’è la Ferrari 488 Challenger, che ho pilotato recentemente sui circuiti europei. Certo resto al volante, nel 2014 ho corso anche a Le Mans»

Crescita Joint venture in Giappone e stabilimento a Detroit

NAPOLI

ADLER-PELZER GROUP è diventata un’azienda su cui, ormai, non tramonta più il sole. Un’impresa che fa della ricerca e dell’innovazione la bussola per imporsi come il principale player mondiale nel campo dei sistemi per il comfort acustico, termico, arredamento interno per veicoli del settore automotive, aerospaziale e ferroviario. In quest’ottica va letta la joint venture con la giapponese Hayashi Telempu, finalizzata a nuove soluzioni termiche e acustiche per veicoli alimentati da motori non convenzionali (ibridi, elettrici e ad idrogeno). Sempre in tema di innovazione, è stata presentata il 6 giugno al Salone dell’Auto Parco Valentino di Torino, l’Alfa Romeo Mole Costruzione Artigianale 001, una supercar su base Alfa Romeo 4c reinterpretata dal designer Umberto Palermo, fondatore e ad di Up Design, e realizzata grazie a know how e materiali di pregio Adler. Una collaborazione finalizzata a creare un nuovo polo dell’automotive tutto made in Italy.

INTANTO, per ribadire il suo carattere internazionale, l’Adler Pelzer Group ha inaugurato un nuovo stabilimento produttivo con tecnologie di industria 4.0 a Port Huron, alle porte di Detroit (Michigan). Con un’estensione di 8.300 metri quadrati, il nuovo sito arriva quasi raddoppiare la superficie dei capannoni di produzione esistenti. Infine, il gruppo è entrato nel fondo Fsi con 200 milioni di euro, per rafforzare la posizione competitiva, avendo la quotazione in Borsa come obiettivo prioritario.

Nino Femiani

Di |2018-07-06T09:50:38+00:0006/07/2018|Imprese|