PAOLO PEVERARO

Auto elettriche e colonnine ai distributori
Iren dà la scossa green alla via Emilia

Andrea Bonzi
TORINO

«IL MIO SOGNO è di mettere sulla via Emilia, tra Torino e Reggio Emilia, colonnine e smart box di ricarica a disposizioni di tutti, in modo da assicurare una buona autonomia per chi usa i mezzi elettrici non solo all’interno delle smart city, ma anche per percorrenze più lunghe. Stiamo già lavorando a un accordo con una grande società di distribuzione di carburante ». Paolo Peveraro, presidente del Gruppo Iren, esemplifica così la visione sempre più green e orientata al futuro che contraddistingue il piano strategico della multiutility che, nel 2010, è nata dalla fusione di Iride (Aem Torino e Amga Genova) ed Enìa (con le società di Parma, Piacenza e Reggio Emilia), ma che ha alle spalle più di 100 anni di storia. Un modello che continua a crescere e punta a differenziare il proprio business, guardando in particolare alle opportunità offerte dalla mobilità elettrica all’economia green.

Peveraro, cosa differenza Iren dalle altre multiutility del panorama italiano?

«Innanzitutto Iren copre un territorio molto vasto: Liguria, Piemonte e la parte occidentale dell’Emilia. Poi il mix di specializzazioni – io le chiamo eccellenze – delle tre realtà principali dalla cui fusione Iren è nata: Aem era tra i principali operatori di energia elettrica, Amga aveva un consolidato know how nella distribuzione di acqua e gas, Enìa era al top nella raccolta e smaltimento di rifiuti. La somma di queste tre realtà ha dato vita a un soggetto che ha straordinarie competenze dal punto di vista industriale. Superata la fase iniziale, oggi il processo di aggregazione è arrivato a regime e genera 100 milioni annui di efficienze. Possiamo crescere e competere su tutto».

Anche in Borsa, visto che il valore, dal 2015, è quasi raddoppiato…

«Non solo abbiamo rivalutato i patrimoni dei Comuni soci, ma anche di piccoli azionisti. I dividendi sono in crescita, quelli di quest’anno sono a +20% rispetto al 2017, e prevediamo per il futuro un +10% annuo».

Una critica che viene spesso rivolta alle multiutility è che non è facile coniugare servizio pubblico e profitti…

«Una contraddizione che, più che altro, possono vivere le amministrazioni che sono azioniste di controllo di una società come la nostra, visto che i Comuni sono clienti e concedenti allo stesso tempo. Noi cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro, i risparmi che è stato possibile fare condividendo attività come l’amministrazione, i sistemi informativi, la gestione del personale, sono state molto importanti».

Parliamo del vostro Piano strategico. Quali le linee guida dei prossimi anni per Iren?

«Volevamo guardare avanti, per capire come evolverà il nostro business. Noi predichiamo l’efficientamento energetico e l’approvvigionamento alle fonti rinnovabili o assimilabili (che già oggi costituiscono l’86% dell’energia che produciamo), ma questo inevitabilmente ha un risvolto: la vendita dell’energia elettrica subirà un calo, consumeremo meno. Vogliamo sviluppare i nostri business in settori innovativi, che magari oggi hanno volumi modesti, ma che in futuro saranno importanti».

Al primo posto c’è un impegno sulla mobilità elettrica. Di cosa si tratta?

«Al 2025, un quarto delle macchine acquistate sarà elettrico. Sotto il nome di IrenGo abbiamo raccolto una serie di iniziative sulla mobilità sostenibile. Innanzitutto abbiamo guardato in casa nostra: dal 1 gennaio 2018 sostituiamo i nostri mezzi con altri elettrici, entro l’anno prossimo almeno 500 (su 2.000 complessivi) delle nostre auto, furgoni o furgoncini saranno a emissioni zero. Ovviamente, le nostre sedi sono attrezzate con smart box di ricarica. Poi, abbiamo un catalogo per i nostri clienti dove possano acquistare le bici, noleggiare auto (grazie a una partnership con Arval) o scooter (Mimoto) nell’area di Milano e Torino: in quest’ultimo caso, quando la batteria si scarica, arriva una squadra e la cambia, l’utente sa sempre quanti km può fare e si orienta».

La carenza di colonnine di ricarica è il problema numero uno…

«Il terzo e ultimo filone vuole creare infrastrutture che riducano il cosiddetto ‘panico da ricarica’: non solo rispondiamo agli appelli delle amministrazioni pubbliche, a Torino, Genova, Vercelli, Parma, e così via, ma cerchiamo partnership con privati. A Torino, ad esempio, abbiamo un accordo con l’Aci, e stiamo chiudendo con un grande gestore di benzina in Italia per inserire nelle aree di servizio colonnine Iren di ricarica rapida».

C’è anche il tema del risparmio energetico…

«La divisione Iren Smart Solutions si occupa anche di questo: a Torino siamo già a metà della sostituzione dei 110mila pali della luce con lampadine al led; ci occupiamo del rinnovo delle caldaie e degli impianti di riscaldamento nei locali pubblici e nelle scuole; e ora stiamo cercando partner per sostituire gli infissi e realizzare i ‘cappotti’».

Quanto conta l’innovazione nel vostro business?

«Molto. Siamo la prima multiutility con un gruppo di Corporate venture capital, i progetti che sottoponiamo all’Ue per finanziamenti hanno una media di successo del 47% (in Italia siamo attorno al 15%), inoltre collaboriamo con gli atenei di Parma, Reggio Emilia, Modena, Genova, col Politecnico di Torino, 225 in totale fra enti e istituzioni. Inoltre, abbiamo investito 21 milioni in tre anni sulle startup: l’anno scorso ne abbiamo analizzate 185, selezionate una trentina e ora stiamo accelerando. E’ così che si compra innovazione e si fa crescere il sistema ».

Di |2018-11-27T08:57:40+00:0027/11/2018|Primo piano|