PAGAMENTI ELETTRONICI

SisalPay scommette su Bill,
l’app per scambiare denaro
Lo smartphone diventa portafoglio

Paolo Franci
ROMA

«LA VITA non dovrebbe essere stampata su una banconota». Sul potere del danaro, la vedeva così a cavallo degli anni ‘40 e 50, il drammaturgo e regista teatrale americano Clifford Odets. Certo non poteva immaginare che una volta scavalcato il secondo millennio, quella banconota sarebbe via via finita dietro le quinte per lasciare il posto alla moneta elettronica. E se in Italia il 2017 è stato l’anno cruciale per il digital payment, con un incremento del 9%, un mercato da 190 miliardi e l’impennata dei pagamenti mobile pari al 63% e del contactless oltre il muro del 700%, il triennio 2018-20 potrebbe rappresentare la corsia di sorpasso definitivo della moneta digitale sulla vecchia banconota.

NELLA SFIDA del servizi a pagamento, SisalPay è all’avanguardia da oltre un decennio e certo non è un caso che nel 2017 il volume d’affari di questo segmento sia stato pari al 53% dell’intero fatturato del Gruppo Sisal, con l’asticella fissata a quota 9,5 miliardi di euro. Di più: la crescita media annua di SisalPay si è attestata sul 26%, passando dagli 1,4 miliardi di euro del 2008 ai 9,5 miliardi del 2017. In questo contesto e nelle lussuose vesti di leader nel settore dei pagamenti di prossimità, il Gruppo guidato da Emilio Petrone non poteva che non entrare nel ‘digital world’ più caldo del momento e cioè il payment via smartphone. E lo ha fatto con il lancio dell’app ‘Bill’, nata per semplificare gli acquisti di tutti i giorni; in grado di trasferire denaro dallo smartphone ai propri contatti e concepita attraverso dieci mesi di duro lavoro della startup interna guidata da Monica Del Naja, head of digital Payments di Sisal e composta da 20 talenti digitali con competenze e background eterogenei.

L’OBIETTIVO di SisalPay, è quello di diventare il portafoglio virtuale degli italiani grazie all’estrema semplicità di utilizzo e alle diverse opzioni messe a disposizione dei propri clienti. Che non sono pochi: la base è composta da 13 milioni di italiani che già oggi utilizzano i canali di payment SisalPay – i numeri aiutano a capire le dimensioni: 40mila punti vendita, 200 milioni di transazioni gestire l’anno, circa 500 servizi di pagamento e 100 partner – e la sfida è nel proporre Bill per acquistare qualsiasi tipo di prodotto presso gli esercizi convenzionati e scambiare danaro peer to peer con un tap sullo smartphone.

PER il consumatore, Bill è completamente gratuito, mentre per l’esercente SisalPay offre costi più convenienti dei tradizionali strumenti cashless presenti sul mercato. Sì ma come funziona Bill? Innanzitutto, non è richiesto collegamento alla carta di credito ma l’app è collegata direttamente all’Iban bancario. Poi, si può decidere un budget di spesa con un semplice tap e il wallet di spesa, una volta consumato, si ricaricherà automaticamente sulla cifra stabilità ogni sette giorni direttamente dal conto corrente bancario.

E SE DURANTE la settimana, prima dell’autoricarica di danaro si vuole utilizzare egualmente Bill? Nei 40mila punti vendita di Sisal- Pay si può ricaricare l’app usando denaro cash, un sistema di utilizzo che rappresenta il primo modello in Italia di proximity banking. Bill, inoltre, fornisce un servizio sidi ricerca cashback più conveniente nei negozi affiliati e nel caso si debba fare una colletta per un regalo di compleanno, sarà possibile il trasferimento immediato di danaro ai contatti presenti sulla rubrica Bill. Alla fine, Clifford Odets aveva ragione: la vita non deve essere stampata su una banconota. Meglio, molto meglio, passare per un’app che risolva i problemi.

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
EUROBUROCRATI ALL’ULTIMO GIRO

ASSISTENDO alle polemiche che, in queste ore, dividono Roma da Bruxelles mi chiedo se davvero gli euroburocrati siano convinti delle loro offese o non stiano lavorando per accelerare la fine dell’Unione europea. Il mio giudizio sulla commissione Juncker è peggiore di quella guidata da Jacques Santer, costretto alle dimissioni nel ’99. È appena il caso di notare che tanto Juncker (nella foto) quanto Santer sono politici lussemburghesi. Che un territorio piccolo come il Granducato sia riuscito a esprimere i due presidenti a mio avviso peggiori nella storia dell’Unione europea mi sembra davvero un record. Soprattutto tenendo presente la loro arroganza. Dal punto di vista politico, l’attuale Commissione ha fatto solo disastri. Ha risolto la crisi greca uccidendo il Paese. Ha provocato la Brexit. Non è stata in grado di far ripartire l’economia (dov’è finito il famoso piano Juncker con miliardi di investimenti?). Tanta incapacità ha fatto crescere la pianta dell’euroscetticismo. I commissari che in questo momento impartiscono lezioni di bon ton all’Italia sono dei fantasmi.

A PARTIRE dallo stesso Juncker che, a maggio, tornerà ai propri affari. Federica Mogherini scomparirà, visto le condizioni in cui si trova il Pd. Margrethe Vestager, commissaria alla Concorrenza e primadonna di questa Commissione, tornerà in Danimarca. Ha già esternato il suo dolore perché il nuovo governo non ha nulla per lei. Il commissario alla stabilità finanziaria, cane da guardia economico della Ue, Valdis Dombrovskis, vede il suo partito più che dimezzato nei sondaggi, in un Paese dove i contributi europei pesano per oltre il 4% del Pil. Neanche sommersi dai soldi i lettoni lo voteranno. Infine il francese Moscovici che, ogni giorno, lancia accuse contro l’Italia. Un altro destinato all’oblio visto che il Partito socialista, da cui proviene non esiste più. Insomma nei palazzi di Bruxelles si aggirano un po’ di fantasmi che per sentirsi vivi non trovano di meglio che accusare l’Italia di essere spendacciona e xenofoba.

Di |2018-10-08T14:23:46+00:0008/10/2018|Dossier Economia & Finanza|