OPEN FIBER VA IN RETE

Regia pubblica e rete aperta a tutti
«Sbagliato duplicare gli investimenti
Allo studio sinergie con Telecom»

ROMA

«NON BISOGNA confondere lo strumento con il fine, che resta la necessità di accelerare l’innovazione del Paese». Né dimenticare l’obiettivo che sta a cuore a tutti, e cioè «non duplicare gli investimenti». La numero uno di Open Fiber, Elisabetta Ripa, non si sottrae al tema più caldo – e non da ieri – dell’universo tlc italiano: la tanto evocata, invocata e, da taluni osteggiata, rete unica per la fibra. Un’ipotesi rilanciata dal vicepremier, Luigi Di Maio, con la benedizione del titolare del Tesoro, azionista di Cassa depositi e prestiti, proprietaria fifty-fifty con Enel di Open Fiber.

Al netto del fatto che prima bisogna che gli azionisti di Tim si mettano d’accordo su una strategia, lei vede positivamente l’opzione di una rete unica per la fibra?

«Credo, ed è quello che stiamo facendo, che ci debba essere una rete messa a disposizione in maniera paritetica a tutti i soggetti che ne fanno richiesta. Come questo possa essere realizzato fa parte della discussione in corso. Il Governo, nella definizione delle concessioni per la copertura nelle aree C e D, quelle cioè a fallimento di mercato, ha già individuato la strada: cioè quella di una rete unica in concessione. Su questa strada possiamo continuare a costruire anche per la copertura nelle rimanenti parti del Paese e cioè le cosiddette Aree Grigie. Ciò che è importante è sicuramente accelerare».

Non vede il rischio che in questo contesto vengano duplicati gli investimenti? Del resto, ci sono modelli europei nei quali le reti sono più di una…

«Si può cercare di non duplicare le reti attraverso delle soluzioni di coinvestimento. Non c’è nessun motivo per cui si debbano creare due reti sovrapposte sulla stessa città. Tra l’altro il rischio è più in prospettiva che di attualità, perché in questo momento una rete di accesso in fibra fino a casa del cliente la sta realizzando per lo più Open Fiber. Di fatto poi, nel 40% del territorio e cioè nelle aree in concessione, c’è già un modello di rete unica. Il nostro obiettivo è di costruire la nuova rete utilizzando tutte le infrastrutture di posa presenti sul territorio: possiamo riutilizzare i cavidotti di Telecom, i caviodotti di Retelit, la rete elettrica di Enel e, ad esempio, la rete elettrica di Acea su Roma. Questo è il nostro modello operativo: meno si scava, meno si creano disagi alla popolazione».

La collaborazione con Telecom potrebbe spingersi fino ad arrivare a un incrocio societario?

«Ci sono dei tavoli di lavoro che stanno ancora analizzando quali possono essere le possibili sinergie. Il fatto che le due aziende si stiano parlando è già un segnale. Ci sono tante forme per raggiungere lo stesso obiettivo, questo credo sia importante per tutti capirlo»

Alessia Gozzi

Di |2019-03-18T15:49:37+00:0018/03/2019|Primo piano|