Mi chiamo Tiwi, mi cibo di storie
Le cose difficili si fanno semplici
con l’ultima frontiera del video

Crearsi un lavoro abbinando le idee al racconto di un prodotto. Sono gli artefici di Tiwi, partiti da un appartamento, oggi hanno trenta dipendenti e grandi committenti.

C’ È UN POPOLO sperduto nel nord dell’Australia, poche centinaia di persone sopravvissute alla storia, che possiede una qualità ormai rara al mondo: una lingua che con pochissimi suoni esprime concetti lunghi e complicati. Quel popolo si chiama Tiwi, e sicuramente ignora che a quindicimila chilometri di distanza esiste un’altra comunità con lo stesso nome. Non parla la stessa lingua, ma applica il medesimo principio di comunicazione: usare il poco per esprimere il molto. Tiwi è il nome scelto – e non a caso, quei lontani aborigeni sono l’ispirazione – da una società di comunicazione che ha sede a Reggio Emilia e Novara, e che nasce dall’incontro di esperienze universitarie. Il grande pubblico ha conosciuto l’agenzia Tiwi nel 2010, quando Sky iniziò a trasmettere i pupazzi modello Barbie e Ken che raccontavano Beautiful in 6 minuti. Dopo la saga amorosa dei Forrester sono arrivati la storia del centrosinistra raccontata in una manciata di minuti e tante altre serie sul modello.

«NOI DIVULGHIAMO temi complessi e rendiamo accessibili a tutti le cose complicate», sintetizza Nicola Bigi, 40 anni, laurea in Scienze della comunicazione e dottorato in Semiotica. Bigi ebbe l’illuminazione in America, alla Ucla di Los Angeles dove si era trasferito per continuare studi: lì iniziò a occuparsi di storytelling in campo aziendale, spostandosi poi spesso alla Università di New York. Due anni di esperienza americana, poi il ritorno in Italia. Dove ritrova due amici: Federico Ribaldazzi, 35 anni, laurea in Bocconi e specializzazione in relazioni aziendali a Bologna, e Gianluca Parisi, coinquilino di Ribaldazzi, laureato in Scienze della comunicazione con specializzazione in marketing. Insieme creano Tiwi. Il primo ufficio è a casa, poi arriva un bando promosso da Comune, Camera di Commercio e Confindustria di Reggio Emilia: «Cinquemila euro per partire e una sede pagata per tre anni. La sede è stata fondamentale – racconta Bigi – E dopo il video con Sky di Beautiful abbiamo potuto investire nelle risorse umane». Sono passati meno di sette anni. «Oggi Tiwi ha 30 dipendenti a tempo indeterminato – prosegue Bigi – e fattura circa 1,7 milioni di euro». Negli uffici nel centro di Reggio Emilia si respira un mix di Silicon Valley e storia italiana: palazzo antico, tavolone da ping pong per rilassarsi e pranzare insieme. «Abbiamo registi, montatori, scrittori, programmatori, sound designer e project manager», continua Bigi. Ma che cosa fa Tiwi? Intanto racconta per immagini. Un connubio di video e produzioni di qualità, graphic novel e storie originali in tempi concisi. Racconta la mostra di Canaletto e Bellotto a Milano con una serie di animazioni che gira su Sky Arte: il cliente è Intesa SanPaolo, che dal 2010 utilizza Tiwi. Racconta il progetto di Bper per spiegare ai più piccoli l’educazione finanziaria o i fumetti Bonelli. Realizza video e storie per Rai e tanti altri clienti. Aiuta a capire la politica firmando le pillole della trasmissione Ballarò. Lo storytelling è un vero business. La dimostrazione che nell’epoca digitale e ipertecnologica la capacità di narrare storie fa la differenza. La rivalutazione del romanzo breve, si direbbe.

«NON È PIÙ pubblicità ma la possibilità di spiegare chi sei – dice Bigi –. Ed è una rivoluzione eccezionale. Si dice che la pubblicità è una tassa alla noia, perché interrompe ciò che vuoi vedere. Capita anche online, quando leggi un articolo e un banner si sovrappone. Tiwi sfrutta invece il potenziale narrativo che ha ogni azienda». Ovvero? «Facciamo vedere cose che ti appassionano: le storie. E’ un trend mondiale. Amazon Prime trasmette brevi fiction. E Starbuck aprirà una casa di produzione per raccontarsi come terzo luogo: casa, lavoro, Starbuck… Noi siamo diventati così bravi a fare contenuti da potere anche vendere i diritti con la nostra casa editrice per l’infanzia, Minibombo. Distribuiamo già in America, Gran Bretagna, Australia e Spagna».