OBIETTIVO SOSTENIBILITÀ

Vetrate solari hi-tech e consumi ridotti
Il gruppo Forti punta sull’energia green
e realizza la Cittadella dell’innovazione

Tommaso Strambi
PISA

INNOVAZIONE e sostenibilità ambientale. Sono i pilastri su cui, alle porte di Pisa, è nato e si è sviluppato il centro direzionale ‘Umberto Forti’ di Montacchiello. Un edificio caratterizzato da grandi superfici vetrate che permettono l’ingresso di notevole quantità di luce, pannelli fotovoltaici (c’è un’intera facciata in verticale), facciate vetrate con file di frangisole e l’utilizzo di strategie di free cooling evidenziano l’importanza che i progettisti hanno dato allo studio dell’illuminazione naturale ed allo sviluppo di apposite soluzioni architettoniche per cui l’involucro diventa il primo impianto tecnologico dell’edificio. Un obiettivo che la Forti Holding e lo studio ATIproject si sono posti sin dalla fase progettuale, proprio per poter ambire al riconoscimento del sistema di certificazione indipendente Leed, dedicata al carattere ambientale di efficienza energetica e all’impronta ecologica del fabbricato.

SI TRATTA del protocollo più diffuso a livello mondiale per la bioedilizia nato negli Stati Uniti nel 1993 per opera dello Usgbc (United states green building council) e approdato in Italia nel 2009 grazie all’impegno di Gbc Italia, che ha allineato gli standard internazionali sia al nostro sistema normativo sia alle caratteristiche costruttive della nostra edilizia. Un protocollo, quello Leed, che negli ultimi anni sta riscuotendo un successo crescente anche in Italia. La conferma arriva dal numero di edifici certificati e registrati che hanno raggiunto, stando agli ultimi dati, quota 441 per una superficie totale di circa 5,3 milioni di metri quadrati.

E DOVE SI TROVANO questi edifici Leed? Sono suddivisi sulla penisola con una maggiore densità nelle aree in cui le amministrazioni pubbliche hanno sposato la sostenibilità in termini strategici adottando strumenti di indirizzo o regolazione specifici in favore dei rating systems Leed e nelle aree in cui è maggiormente presente sul mercato il ruolo importante delle committenze con respiro internazionale. Una sfida che il gruppo Forti, sotto la guida dell’ingegner Franco con il coordinamento dell’amministratore delegato della Forti Sviluppo Immobiliare, Luigi Doveri, e il presidente dell’Impresa Forti Spa, Jacopo Danielli, ha voluto raccogliere nel momento in cui è andato a implementare l’area di Montacchiello alle porte di Pisa. Un’area su cui l’ingegner Franco Forti ha puntato a metà degli anni Novanta quando «tutti – racconta – la pensavano persa nel nulla». «I miei stessi amici imprenditori – prosegue ancora Forti –, alcuni dei quali anche importanti ed esperti, non capirono e mi criticarono: secondo loro avevo fatto un investimento senza senso. Io, al contrario, vedevo lontano ed ero convinto che questo spazio avesse grandi potenzialità». Proprietà e progettisti, dunque, sono partiti dall’analisi del sito attraverso cui sono stati approfonditi gli aspetti legati all’esposizione del futuro fabbricato, l’interazione con il bioclima del luogo e l’impatto dello stesso sul contesto circostante. Tutto ciò ha portato alla progettazione di un fabbricato altamente tecnologico, sia dal punto di vista delle scelte architettoniche che dei componenti impiantistici. È nato così il green building di Pisa e dell’area vasta della costa tirrenica. Un obiettivo raggiunto che venerdì prossimo, 14 settembre, sarà festeggiato dal Gruppo Forti insieme al Presidente ATI Project, Branko Zrnić, e al vicepresidente nazionale Gbc Italia, Marco Mari.

IL CENTRO DIREZIONALE Umberto Forti è composto da: 6 piani fuori terra, per un totale 4.750 mq; 315 mq di verde pensile; 1.650 mq di facciate ventilate; 2.100 mq di facciate in vetro schermate; 270 mq di fotovoltaico sia in copertura che in verticale; fino all’80% di copertura di energia da fonti rinnovabili grazie all’uso di acqua di falda dal sottosuolo e ventilazione meccanica controllata in ogni ambiente. «Un centro che è stato costruito – sottolinea con una forte dose di soddisfazione l’ingegner Franco Forti – proprio con con l’obbiettivo di sottolineare la qualità architettonica di un’area in continua espansione, che ormai anche in Toscana è diventata un simbolo di innovazione, tecnologia e voglia di fare impresa ». Montacchiello, infatti, è oggi una cittadella dell’innovazione, non soltanto perché innovativa nella sua concezione architettonica incentrata alla sostenibilità per il territorio, ma anche perché accoglie numerose aziende del settore dell’informazione e della programmazione tecnologica. Una doppia sfida (quella della sostenibilità e quella dell’innovazione) vinta.

Commissione Ue Rimuove i dazi sui prodotti fotovoltaici cinesi

ROMA

VIA LIBERA ai pannelli solari realizzati in Cina. È scattata il 3 settembre scorso la fine dei dazi antidumping sull’importazione nel Vecchio Continente di moduli wafer e celle solari provenienti dalla Cina decisa a fine agosto dalla Commissione Ue . I dazi protezionistici erano stati introdotti da Bruxelles nel 2013 per contrastare la concorrenza sleale nel settore, e prorogata per un anno e mezzo nel 2017. La decisione è stata assunta – ha spiegato un portavoce della Commissione Ue – a sostegno di interessi di produttori, utenti e importatori di pannelli solari ed è stata accolta positivamente da diverse associazioni di categoria, tra cui Italia Solare. Anche l’associazione europea SolarPower Europe ha brindati alla scelta di Bruxelles. In particolare Christian Westermeier, presidente di SolarPower Europe, ha sottolineato che si tratta di un momento di svolta per l’industria solare europea. «Eliminando i dazi commerciali, la Commissione europea ha oggi rimosso la principale barriera alla crescita solare in Europa. Ci aspettiamo un aumento significativo dei posti di lavoro e della diffusione dell’energia solare, che non farà che alimentare la transizione energetica in Europa», ha detto Westermeier.

I PRODUTTORI CINESI a questo punto possono vendere prodotti fotovoltaici in Europa senza tariffe supplementari ma rispettando un prezzo minimo, che verrà gradualmente abbassato. Le vendite al di sotto di questo prezzo restano soggette a dazi doganali fino al 64,9%.


Mantova, nuova vita della cartiera
«Il suo cuore supertecnologico
è all’avanguardia nel mondo

Tommaso Papa
MANTOVA

DOPO UN SILENZIO durato cinque anni è tornato il rumore della produzione nella cartiera ex Burgo di Mantova: le turbine che girano, l’enorme macchina continua che prova gli ingranaggi, il via vai delle maestranze nei capannoni. Non è ancora un nuovo inizio, ma ci manca poco per un simbolo dell’industria italiana degli anni Sessanta, il capolavoro di ingegneria firmato da Pier Luigi Nervi, una fabbrica sospesa tra terra e cielo dalle dimensioni impressionanti. Dopo la malinconica chiusura del febbraio 2013, la cartiera acquisita dal gruppo veneto Pro-Gest tornerà a sfornare carta entro la fine dell’anno. Ma da alcune settimane gli impianti-chiave per la produzione sono stati montati e possono essere testati, in vista della riapertura. Lo conferma Francesco Zago, 34 anni, manager figlio del fondatore di Pro-Gest Bruno Zago. Tenuta da lavoro arancione, inforcando una bicicletta (nell’ex Burgo ce ne sono ancora una cinquantina aziendali e servono a percorrere i lunghi viali interni alla fabbrica) il manager sta seguendo personalmente la delicatissima fase dei test: «È un lavoro complesso che riguarda impianti e macchinari – spiega Zago –, procediamo per singole parti e concluderemo mettendo assieme le varie fasi della lavorazione». I primi rotoli di carta pronti alla vendita si vedranno a cavallo tra il 2018 e il 2019. Intanto, però, nell’ex Burgo tutto sta cambiando, anche se l’esterno del grande parallelepipedo voluto da Nervi è stato lasciato come lo aveva realizzato il grande architetto nel 1964.

IL SUO ‘CUORE’ però è diventato supertecnologico e la visione della ‘rotativa’ (ma il termine è solo esemplificativo) è impressionante: l’edificio di 9mila metri quadri si affaccia sulle sponde del lago superiore di Mantova come un grande ponte coperto. Il lato nord, che guarda la città, è stato liberato e la vecchia macchina continua, lunga 200 metri è stata smontata fin dalle fondamenta. Al suo posto è stata realizzata, portando i pezzi uno a uno, con migliaia di tir, la nuova macchina, di fabbricazione finlandese. «È il primo impianto del genere in Europa – spiega Zago – ce n’è solo un altro al mondo in Corea». Di qui usciranno rotoli di carta da 80 tonnellate l’uno, che verranno poi suddivisi. Il cuore della cartiera verrà affiancato da un’avveniristica centrale a gas per la produzione di energia e (ma non subito) da un inceneritore, oggetto in questi anni della contestazioni e polemiche ancora non superate. Attualmente l’ex Burgo è suddivisa in quattro macroaree per la conduzione dei test. L’impianto di cogenerazione è destinato a produrre energia elettrice per 32MW e verrà alimentato dal vapore della produzione e da una turbina a gas. L’energia prodotta sarà sufficiente alle necessità della fabbrica mantovana. Il reparto carta della Valmet è lungo 200 metri ed è destinato a produrre 700 metri di cartone al minuto, unico in Italia a garantire un triplo formato di bobine.

COMPLETATA anche la ristrutturazione dell’edificio Nervi col restauro della fontana realizzata dall’ingegnere all’inizio degli anni ‘60. L’investimento complessivo nell’ex Burgo è di 250 milioni di euro, 8 dei quali sono stati destinati al recupero dell’opera di architettura industriale con un restauro rispettoso dei disegni originali. All’interno è stata ‘salvata’ anche la centrale elettronica originale, che ricorda la Nasa degli albori. Ovviamente al suo posto saranno in funzione avveniristici computer. Sul piano occupazionale, al lavoro di recupero e restauro hanno partecipato 500 persone. Al momento i dipendenti sono 75, in maggioranza ex lavoratori della Burgo ma, in prospettiva, dovrebbero salire a 150. Sul piano produttivo Pro-Gest potrà sfornare 200mila tonnellate di cartone l’anno ma ha presentato istanza di valutazione ambientale per raddoppiare il quantitativo. Sullo sfondo resta la polemica, talvolta violenta, sull’inceneritore: «Cominceremo la produzione senza avviarlo e conferiremo gli scarti a Brescia – spiega Francesco Zago –, ma difendo con forza quell’impianto. Sul piano dell’inquinamento l’impatto è minimo, intendo che farebbe meno danni dei camion che servirebbero a trasportare via gli scarti. La termovalorizzazione in sito, dicono tutti i maggiori esperti, è la soluzione migliore. È così in tutta Europa, in Germania ce l’avrebbero imposta. Qui dobbiamo fare una battaglia per averla».

Di |2018-09-10T13:32:37+00:0010/09/2018|Imprese|