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Cuochi e camerieri, il posto è servito

BOLOGNA

SONO numerose le opportunità professionali previste nei ristoranti e locali dell’azienda Cigierre in Emilia Romagna e Marche, così come in altre regioni d’Italia, come segnalato dalla stessa azienda nel suo sito www.cigierre.com nella sezione Lavora con noi. Cigierre – Compagnia generale ristorazione spa è creatrice e proprietaria dei format Old Wild West e Wiener Haus, ha acquisito il marchio Shi’s (2015) e la catena emiliana di pizzerie Pizzikotto (2016). Si cerca personale per locali già attivi così come per tre nuove aperture. A Modena sono previste l’apertura di una nuova pizzeria del marchio Pizzikotto – per cui si cercano operatori di pizzeria, cuochi e camerieri – e di un nuovo ristorante di cucina giapponese fusion del marchio Shi’s per cui sono richiesti makiman, sushiman, addetti a piastra e friggitrice e camerieri. Inoltre è prevista l’apertura di un ristorante Old Wild West a Porto d’Ascoli: per questo locale sono richiesti un responsabile di cucina e un restaurant manager. Inoltre sono richiesti un supervisore franchising area Centro Sud Italia per Old Wild West e a Bologna cuochi per Old Wild West e un responsabile cucina per Wiener Haus. Per Pizzikotto si cercano operatori di pizzeria e operatori di sala a Sassuolo (Mo), Carpi (Mo), Parma, Rubiera (RE), operatori di sala a Reggio Emilia, operatori pizzeria e restaurant manager a Bologna e un direttore di ristorante a Castel Maggiore (Bo).


Lobbisti non si nasce, si diventa
«Bisogna studiare e fare gavetta
I giovani amano questa professione»

Alberto Pieri

ROMA

LOBBISTI non ci si improvvisa. «Serve studiare, studiare e studiare. Innanzitutto. E poi tanta gavetta, gambe in spalla e relazioni trasparenti dentro e fuori i Palazzi». Giusi Gallotto, giovane ceo di Reti, uno dei marchi ormai storici del lobbying italiano, fondata da Claudio Velardi e Massimo Micucci agli inizi degli anni Duemila, punta subito su quella che considerala prima carta buona da giocare per i giovani che vogliano dedicarsi a un’attività che ha cambiato pelle negli ultimi decenni.

Perché sempre più giovani e non solo si stanno appassionando a questo mondo? Merito anche del cinema e delle fiction tv?

«Il cinema e le serie tv hanno contribuito alla diffusione e alla conoscenza di questa professione. A far appassionare molti giovani. Noi riceviamo tantissime richieste di lavoro e stage. C’è un interesse ampiamente crescente. E l’istituzione del registro dei lobbisti ha dato maggiore autorevolezza e riconoscibilità a questo mondo. I continui dibattiti sul lobbying, però, spesso tra addetti ai lavori, hanno invece banalizzato e svuotato di senso questa parola. Sono sempre di più quelli che oggi si definiscono lobbisti. Sono pochi, però, quelli che lo fanno con competenza. C’è una bella differenza tra quelli seri e quelli improvvisati».

Quali caratteristiche deve avere un giovane che voglia intraprendere questa professione?

«Per fare questa attività ci vogliono professionisti preparati, ci vuole una capacità di analisi della politica e delle istituzioni, una conoscenza dell’economia e delle grandi tendenze della società. Ci vuole anche una grande curiosità per il mondo della politica e delle istituzioni. Noi siamo ‘consulenti politici’, aiutiamo il sistema, contribuiamo a far funzionare meglio la democrazia in modo trasparente e professionale».

Com’è la giornata tipo di un lobbista?

«Si comincia con un lavoro certosino di monitoraggio legislativo. Sapere quello che accade nelle istituzioni è indispensabile. A questo si aggiunge un’attività di intelligence, di predisposizione di paper sui temi di interesse, di lobbying diretta e indiretta, di coltivazione del network sulla base dei contenuti, di partecipazione a eventi. Queste azioni vengono poi supportate dagli strumenti di comunicazione e media affairs. Il nostro ufficio, infatti, è diviso in due aree: public affairs e communication. Ovviamente non sono compartimenti stagni. Ognuno ha qualcosa da insegnare all’altro: dalle digital Pr al local engagement, fino ai profili specializzati nella definizione di progetti sul territorio con istituzioni e enti di ricerca».

Se dovesse dare consigli diversi a uno studente di scienze politiche, a un neolaureato e a un professionista che si stanno appassionando al mondo del lobbying, che cosa direbbe loro?

«A tutti e tre consiglierei di studiare. Per fare questo lavoro bisogna conoscere i processi decisionali e approfondire i dossier. Bisogna sapere meglio e di più dei nostri clienti e interlocutori istituzionali. Senza contenuti saranno scatole vuote che stringono mani. Non andranno molto avanti. E in più è fondamentale avere rispetto delle istituzioni e della loro indipendenza che è rafforzata dalla consapevolezza degli interessi in campo».

E per l’orientamento o la formazione più specialistica on the job o post-universitaria, che cosa suggerisce?

«Sicuramente è utile e, anzi, necessario, partecipare alle iniziative e agli eventi aperti al pubblico organizzati dalle aziende di questo settore. Per esempio, ogni anno, con #Openlobby, apriamo i nostri uffici e raccontiamo e facciamo vedere da vicino il nostro lavoro. Questo aiuta sicuramente a capire se si sta facendo la scelta giusta. C’è, infine, la formazione post laurea. Molte università organizzano master e momenti di confronto diretto con le aziende come la nostra. Per chi invece volesse conoscere questa professione con un corso che unisce teoria a pratica, la Running Academy in collaborazione con Reti organizza il corso ‘Comunicazione, lobby e politica’. In questi anni abbiamo formato più di mille persone tra studenti e professionisti».

RETI

Realtà storica tra i gruppi di pressione Alla guida la manager formata alla Luiss

ROMA

CAMPANA, classe 1980, Giusi Gallotto si è laureata in Scienze politiche alla Luiss di Roma. Si è occupata di comunicazione politica e relazioni istituzionali. Oggi ricopre il ruolo di ceo di Reti, marchio storico del lobbying e della comunicazione e dirige una realtà giovane e rinnovata. Ha avviato un importante percorso di restyling dell’azienda, che riguarda non soltanto la brand identity ma anche la cultura e l’approccio alla professione di tutto il team di lavoro.

LA NUOVA Reti è stata presentata quest’estate. Sono state presentate anche le nuove professioni che si formano e lavorano a Reti: dalle digital Pr al local engagement, fino ai profili specializzati nella definizione di progetti sul territorio con istituzioni e enti di ricerca. Ha raccontato la sua testimonianza di giovane manager nel libro ‘Figli miei precari immaginari’ di Giuliano Cazzola.