OBIETTIVO LAVORO

Assunzioni e stage alla Ferrero

FERRERO potrebbe avere l’occasione giusta che fa per te. Il colosso del settore alimentare seleziona, periodicamente, personale in vista di assunzioni e stage sia in Italia che all’estero: al momento sono diverse le selezioni in corso per inserimenti in Piemonte e presso varie sedi a livello internazionale. Ad esempio, si ricercano operai e altri profili per assunzioni in Piemonte, presso l’headquarter di Alba e altre sedi, e in Lombardia, oltre che in Basilicata e Campania. Il gruppo Ferrero è interessato anche a giovani da inserire in percorsi di tirocinio. Tra i profili ricercati: Junior Project Manager Nutrition; Internship Junior HR Business Partner; Internship Packaging Design Specialist; Maintenance Op Team Responsible (RMT). Ferrero, inoltre, è presente in ben 53 Paesi del mondo e durante l’anno cerca sia professionisti a vari livelli di carriera che giovani senza esperienza: attualmente sono aperte le selezioni per la copertura di posti di lavoro in India, Regno Unito, Germania, Russia, Francia e Canada. Ma i Paesi di competenza del gruppo sono tantissimi e, tra tutti, si contano anche Lussemburgo, Cina, Belgio, Emirati Arabi e Stati Uniti. La raccolta delle candidature per lavorare in Ferrero viene effettuata attraverso la sezione ‘Lavoro’ del portale web www.ferrero.it: tramite quest’area, infatti, è possibile accedere alla piattaforma riservata alle carriere, sulla quale vengono pubblicate le opportunità di impiego disponibili, e consultarle, effettuando anche una ricerca tematica per parole chiave, sede, categoria professionale e tipologia di contratto.

Francesco Moroni


Presentazione di se stessi, la foto giusta
e un profilo LinkedIn sempre aggiornato
Così si trova lavoro al tempo dei social

Marco Galvani
MILANO

IL CURRICULUM via mail? Se non finisce direttamente nella posta ‘indesiderata’ la maggior parte delle volte non viene nemmeno letto. Il passaparola? Quello sì, ancora può funzionare anche se in una cerchia ristretta. Ma se davvero si vuole cambiare la propria traiettoria professionale, allora è necessario connettersi al resto del mondo. Mettendosi sulla piazza di un social network professionale come LinkedIn: 630 milioni di professionisti ad ogni latitudine, 13 milioni in Italia. E comunque non basta ancora. Perché puoi anche avere le carte in regola per trovare il lavoro dei sogni, ma se non sei capace di giocartele, rischi di perdere l’occasione. NON È sufficiente starsene seduti sul più grande big date al mondo: occorre interagire, muoversi, farsi notare. Con semplici trucchi del mestiere per confezionare ‘un profilo che spacca’. «Le grandi aziende sono fatte da grandi team fatti da grandi talenti. E oggi la sfida è sulle digital skill, le competenze digitali, elemento chiave per trovare lavoro». Marcello Albergoni, country manager per l’Italia di LinkedIn, parte da un dato: oltre il 70% dei recruiter italiani cerca nuove risorse online. E a specchio, sul social le aziende si mettono in vetrina per calamitare i profili migliori, soprattutto tra i millennials (del resto, oggi la piattaforma è utilizzata per il 90% via mobile). Purtroppo, però, «molti si iscrivono ma non ne sanno sfruttare tutte le potenzialità», la constatazione di Albergoni.

VALE per chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro e anche per chi sta cercando una nuova opportunità, ossia i cosiddetti ‘candidati passivi’, pronti a cambiare davanti a una buona offerta. Ma «serve qualche piccolo accorgimento che può fare la differenza: il profilo su LinkedIn ci rappresenta come professionista, e renderlo impeccabile non è poi così difficile», assicura Albergoni. Partendo dalla foto. E’ strategica. Ma niente selfie al mare, «è necessaria un’immagine professionale, su sfondo neutro, in cui ci si mostra composti e sorridenti, con un look da colloquio: uno scatto buono può aumentare di 9 volte le richieste dei selezionatori». E’ la prima cosa che i recruiter guardano, quando visualizzano i profili, dopo il sommario, ovvero la presentazione di se stessi: «Quelli migliori includono esperienza, competenze, motivazione e interessi». Ma occhio a usare le parole giuste. «E’ inutile sprecare aggettivi e usare titoli che non vogliono dire nulla. Per essere vincente e convincente devi puntare sui fatti e descrivere i traguardi che hai tagliato. Anche quantificandoli». E poi servono contenuti: «Mano a mano che la carriera prosegue bisogna mantenere aggiornata la posizione – consiglia il numero uno di LinkedIn -, partendo da dettagliate informazioni sul proprio percorso formativo tra scuola e università, in modo che gli ex compagni possano trovarti e connettersi con te».

INFORMAZIONI che possono moltiplicare di 17 volte i messaggi dei recruiter. Senza dimenticare di «aggiungere l’ambito delle proprie competenze: ogni settimana più di 300mila persone vengono trovate su LinkedIn in base al settore ». Il resto, è fatto di like, opinioni nei gruppi di discussione, l’aggiunta di contenuti. Anche con una versione in lingua straniera. Per allargare il network. E le occasioni. Soprattutto dei marchi made in Italy – dalla Ferrari alle banche fino a catene di supermercati e Ferrovie – che, per anni oscurati dalle filiali locali delle multinazionali straniere, sono tornati a guadagnarsi la fiducia (reciproca) dei lavoratori social.

FORMAZIONE AL POLITECNICO
Anche con le lauree umanistiche
si può diventare manager d’impresa

MILANO

SI PUÒ lavorare nella consulenza manageriale anche con una laurea umanistica. Business Integration Partners (Bip), in collaborazione con Politecnico di Milano Graduate School of Business, ha lanciato infatti la seconda edizione del BipBootcamp, un programma intensivo di Business & Management Induction rivolto a laureandi e neolaureati che desiderano intraprendere una carriera nel Management Consulting pur non avendo intrapreso un percorso di studi in Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Il percorso prevede l’utilizzo della metodologia Smart Learning, basata su formazione digitale, accesso alla piattaforma da qualsiasi device, test sulla comprensione di contenuto e tutorship, e giornate di formazione intensiva, testimonianze di esperti, casi studio, esercitazioni pratiche e lavori di gruppo. Anche in questa edizione tutti gli studenti avranno l’opportunità di mettere alla prova il proprio bagaglio di conoscenze e skills acquisite durante il Bootcamp attraverso uno stage formativo retribuito in Bip. «Fin dalla prima edizione, il BipBootcamp si è rivelato per noi un’ottima opportunità per contribuire alla formazione dei talenti che provengono da Università fuori da ambiti tradizionali della consulenza e per riuscire a colmare il gap tecnico, portando creatività e pensiero laterale ai nostri team di lavoro», spiega Carlo Capè, amministratore delegato di Bip. Il percorso, della durata di 5 settimane, inizierà il 13 settembre. Candidature su https://bipbootcamp.it/ entro il 2 agosto 2019.


Continua il risiko delle law firm
BonelliErede-Lombardi e Associati
La fusione dà vita a un maxi studio

Luigi Manfredi
MILANO

TEMPO di aggregazioni. La consulenza d’affari (o d’impresa) – business miliardario che nel 2018, secondo le stime di Legalcommunity, ha mosso un giro d’affari di 2,38 miliardi (+6.4% dell’anno precedente) – si rinnova continuamente. Per stare al passo con i tempi in un mercato, quello legale, che risente del rallentamento delle economie internazionali e per far fronte alla crescita di nuovi player sempre più aggressivi la strada che molte delle principali law firm stanno percorrendo è appunto quella dell’integrazione tra studi d’eccellenza. Con due parole chiave sempre presenti: innovazione tecnologica e internazionalizzazione. Capisaldi irrinunciabili.

IN QUESTA direzione va appunto l’integrazione che vede protagonisti BonelliErede e Lombardi e Associati: un’unione che porterà alla nascita di uno studio con 750 professionisti in Europa, Africa e Medio Oriente. BonelliErede è considerata la prima law firm italiana con un network di sedi sparse nel mondo fra cui Cairo, Addis Abeba, Dubai, Beirut e un fatturato 2018 stimato da MAG in 166 milioni di euro. Studio legale globale attivo in ogni branca legale, è stato advisor nelle maggiori operazioni di fusione e acquisizione avvenute in Italia. E all’estero guarda all’Africa soprattutto. Lombardi e Associati è tra i primi studi italiani nel contenzioso e nel diritto d’impresa (crisi aziendali e ristrutturazioni). Assiste numerose società e gruppi italiani e internazionali, banche e assicurazioni, fondi di investimento e istituzioni, clienti individuali e famiglie.

DAL PROSSIMO 1 luglio, circa 70 professionisti entreranno a far parte della squadra di BonelliErede. Tra questi, i soci Giuseppe Lombardi, Renato Bocca, Filippo Rossi e Lazare Vittone (Contenzioso); Niccolò Baccetti, Johannes Karner, Stefano Nanni Costa e Federico Vermicelli (Corporate); Mara Fittipaldi (Banking) e Mauro Pisapia (Amministrativo). PierDanilo Beltrami, Adriana Cavigioli, Lotario Dittrich e Manuela Soligo si uniranno a BonelliErede in qualità di of counsel. Giuseppe Lombardi assumerà la carica di coordinatore congiunto, con Vittorio Allavena, del Dipartimento privato e giudiziale di BonelliErede. Stefano Nanni Costa entrerà a far parte del consiglio degli associati di BonelliErede, il cui numero dei consiglieri sale a otto. «Questa integrazione ci proietta in una nuova grande avventura – ha affermato il presidente di BonelliErede, Stefano Simontacchi –. Con Lombardi e Associati la nostra organizzazione non accresce soltanto la propria dimensione e presenza sul mercato consolidando la sua posizione di market leader, ma integra una scuola, quella di Giuseppe Lombardi, da sempre riconosciuta tra le eccellenze nel panorama legale italiano. Siamo uniti nella volontà e determinazione di continuare nel perseguimento degli obiettivi strategici che ci siamo dati e di investire sempre di più, soprattutto nello sviluppo internazionale e nell’innovazione. Il nostro purpose è stato anche in questa occasione il motore che ha guidato fin dal primo giorno tutte le persone che hanno reso possibile questa integrazione».

DAL CANTO SUO il presidente di Lombardi e Associati, Giuseppe Lombardi, ha commentato così la fusione: «Siamo soddisfatti del risultato a cui insieme siamo giunti e siamo orgogliosi di entrare a far parte di BonelliErede, da sempre all’avanguardia e interprete dell’evoluzione della professione legale, in particolare nei campi dell’internazionalizzazione e dell’innovazione. Insieme faremo crescere una nuova generazione di professionisti d’eccellenza. Questa scelta ci consente di entrare a far parte del processo di istituzionalizzazione che BonelliErede è riuscita a perseguire negli anni ».

Il commento di FRANCESCO VERBARO (*)
IL PARADOSSO POLITICA-GESTIONE

DOPO quasi 30 anni possiamo fare un bilancio su una delle riforme più importanti degli anni ’90, quella della separazione-distinzione tra politica e amministrazione, e giungere alla conclusione – che può sembrare paradossale – che è forse meglio rendere la politica responsabile anche della gestione. Ciò anche alla luce della trasformazione imposta alla politica dalle ICT e dalla società delle comunicazione, per la quale, per intenderci, ai politici si chiede di risolvere il problema delle buche nelle strade. Forse occorrerebbe rivedere davvero la governance delle nostre amministrazioni, messa oggi definitivamente in crisi da una sorta di «responsabilità mediatica» che ha sostituito quella politica e da una irreversibile debolezza delle amministrazioni e delle rispettive dirigenze. L’attività di programmazione delle attività e degli obiettivi della dirigenza, d’altra parte, raramente rispetta i termini previsti dalla normativa e neanche quelli del buon senso, tenendo conto che spesso gli obiettivi vengono assegnati a maggio o a giugno dell’anno di riferimento.

L’APPROCCIO verso questi strumenti di governance rimane prettamente giuridico. La qualità degli obiettivi è pessima, nonostante le previsioni normative vadano in tutt’altra direzione. Questi sono spesso banali, fanno riferimento ad un’attività di ordinaria amministrazione, per nulla sfidanti e soprattutto per niente rilevanti rispetto ai bisogni dei cittadini. I sistemi di misurazione sono spesso contrattati con i sindacati e quindi sono più attenti ad assicurare procedure di garanzia e di contraddittorio che a consentire al singolo dirigente di esercitare la propria prerogativa datoriale. Gli indicatori individuati sono anch’essi semplici e poco sfidanti (come, ad esempio, dossier pubblicati, pratiche realizzate su pratiche pervenute, completamento di sistemi informatici). Spesso certi obiettivi vengono riportati per anni allo stesso modo.

ALTRO PUNTO dolente è il raccordo del ciclo di programmazione amministrativa con la programmazione di bilancio. I ritardi di quest’ultimo e il continuo cambiamento delle norme più rilevanti, con impatto di spesa, rendono quanto mai difficile realizzare una programmazione seria. Si ricordano negli ultimi sei mesi, tra i tanti, il decreto legge dignità (DL 87/2018), il decreto legge fiscale (DL 119/2018), il decreto legge reddito cittadinanza e quota 100 (DL 4/2019), il decreto legge crescita (DL 34/2019). Provvedimenti di sicura rilevanza dal punto di vista delle politiche e dell’impatto sui bilanci. Eppure, non dovrebbe essere complesso comprendere che cosa diventi rilevante ai fini della valutazione. Un obiettivo programmato un anno prima, magari non particolarmente sfidante, o una politica adottata con un provvedimento di necessità ed urgenza attraverso un decreto?

(*Presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione del Mef)

Di |2019-06-03T12:51:16+00:0003/06/2019|Lavoro|