OBIETTIVO LAVORO

Assunzioni e tirocini da Fastweb

NUOVE opportunità di lavoro nelle telecomunicazioni con Fastweb. Durante l’anno il gruppo, che conta oltre 2,5 milioni di clienti e impiega circa 2.500 collaboratori, seleziona vari profili per assunzioni sul territorio nazionale, dove ha sviluppato una infrastruttura di rete nazionale in fibra ottica di 46.600 chilometri, con oltre quattro milioni di chilometri di fibra, e offre un servizio mobile con tecnologia 4G e 4G Plus (che verrà potenziato entro il 2020 per passare al 5G). Le opportunità di lavoro sono rivolte, generalmente, a candidati a diversi livelli di carriera, anche a giovani senza esperienza, per i quali vengono attivati tirocini in azienda. Al momento, ad esempio, sono aperte le selezioni per diversi profili, in vista di assunzioni soprattutto nel territorio della Lombardia. L’azienda si impegna per offrire ai propri dipendenti un ambiente di lavoro informale e amichevole, ma anche stimolante e innovativo, che ne favorisca il benessere. La raccolta delle candidatura viene effettuata attraverso l’area riservata alle carriere del portale web aziendale. Tramite la stessa è possibile accedere alla piattaforma ‘Fastweb Digital Recruiting’, su cui vengono pubblicate le opportunità di impiego. E’ possibile rispondere online alle offerte: per farlo bisogna registrarsi, inserendo il curriculum vitae nel data base aziendale, e creare il proprio account, che potrà essere utilizzato per candidarsi anche a prossime selezioni di personale. La registrazione è gratuita e può essere effettuata compilando il modulo telematico o utilizzando il proprio profilo LinkedIn, se disponibile.

Francesco Moroni


Meno ripetitività, più valore alle persone
«Ecco come l’intelligenza artificiale
può migliorare il mondo del lavoro»

Andrea Oliva
RICCIONE (Rimini)

L’INTELLIGENZA artificiale (IA) già dal prossimo anno sarà in grado di rilanciare i processi aziendali delle imprese. E’ questa la sfida che Var Group, una realtà che continua a crescere e quest’anno ha raggiunto un fatturato di 335 milioni di euro con un incremento del 15%, ha presentato in un convegno a Riccione nei giorni scorsi. Al Palazzo dei congressi si sono riuniti un migliaio di imprenditori intenzionati a comprendere le potenzialità dell’intelligenza artificiale non solo nei settori ad alta tecnologia ma anche in settori più tradizionali. Var Group riunisce 1.900 esperti nelle sue 23 sedi su tutto il territorio nazionale potendo contare anche su 90 persone all’estero tra gli uffici in Spagna e Germania.

L’APPUNTAMENTO riccionese è stato completamente dedicato all’intelligenza artificiale, ospitando il primo Master tech con lo sviluppo dei progetti basati sulla IA. L’IA può diventare, hanno precisato i relatori, una concreta possibilità per dare slancio e ripensare i processi aziendali, dal marketing alla sicurezza, dall’automazione d’industria all’analisi dei dati fino alla produzione. Se per il futuro le potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale possono rilanciare aziende e aumentare i fatturati, ciò non significa che ad oggi il segmento non abbia ricadute. «L’IA oggi in Italia vale circa 85 milioni di euro, ma potrebbe portare un raddoppio del Pil italiano in pochi anni» ha spiegato Marco Ferrando che guiderà l’R&D artificial intelligence. Ferrando, citando dati dell’Osservatorio sull’IA del Politecnico di Milano e di McKinsey ha precisato come «i progetti delle imprese in questo ambito sono per lo più in fase sperimentale, ma presto contribuiranno a modificare radicalmente il modo di fare impresa».

STANDO alle ricerche presentate dagli esperti intervenuti, l’80% degli amministratori delegati pensa che l’IA sia una priorità: ma solo il 17% di questi ha cominciato ad applicarla ai processi aziendali in Italia, contro una media del 30% in Europa. «L’Italia deve acquisire competenze sull’AI, sia applicative, all’interno delle aziende, che a livello tecnico – ha proseguito Ferrando – Per questo Var Group ha già in programma il lancio di un programma dedicato che si comporrà di Academy e altri strumenti. Lo sviluppo dell’IA nelle imprese italiane non può prescindere da due fattori fondamentali: lo sviluppo e diffusione delle competenze a tutti i livelli, e l’accesso e la messa a fattor comune dei dati aziendali, perché non vi può essere intelligenza artificiale alcuna senza dato».

LA RICADUTA dell’IA può coinvolgere ambiti produttivi sempre più ampi. Francesca Moriani, amministratore delegato di Var Group, è arrivata a Riccione «per tracciare con i nostri partner, i clienti, le università ed anche i ragazzi dell’Hacketon una possibile roadmap per l’adozione di progetti di artificial intelligence. Abbiamo guardato nel futuro insieme agli imprenditori e analizzato le loro strategie, sottolineando come l’IA possa dare più valore alle persone, scardinando la ripetitività di alcuni lavori, offrendo una visione globale del business che può aiutare a prendere decisioni e a valorizzare la creatività, il lavoro e il potenziale dell’intelligenza umana». Il convegno riccionese è stato anche il palcoscenico per la competizione di 43 talenti tra i 19 e i 23 anni, divisi in 9 gruppi, provenienti dagli atenei di Palermo, Napoli, Ancona, Bologna e Roma che si sono sfidati in una maratona di sviluppo di 32 ore. L’obiettivo era realizzare un progetto basato sulle esigenze di sette grandi aziende. Hanno conquistato la vittoria i tre team e i rispettivi progetti per Acf Fiorentina, Lube Cucine e Gnv.

MASTER AL POLITECNICO
A Milano e Monaco si formano
i nuovi manager del lusso

MILANO

VENTI i posti a disposizione per la III edizione del Master di I livello in Premium Design Management del Politecnico di Milano, gestito da POLI.design in collaborazione con l’International University of Monaco IUM (Montecarlo Principato di Monaco), che prenderà il via a ottobre 2019. Erogato in lingua inglese, il Master prevede l’approfondimento delle tematiche relative alla progettazione di un nuovo marketing e management per il settore del lusso. Il Master intende formare esperti in grado di collocarsi sul mercato del lusso con competenze trasversali. Le richieste del mercato attuali si indirizzano infatti verso figure in possesso di una conoscenza teorica e pratica in grado di gestire i processi aziendali sia sotto il profilo della gestione d’impresa sia sotto quello della direzione artistica. Il corso è suddiviso in due moduli, uno erogato dal Politecnico ed uno erogato dall’Università Internazionale di Monaco . È prevista l’attivazione di stage formativi sempre in collaborazione con l’Università di Monaco. L’offerta è riservata a candidati in possesso di Diploma universitario o Laurea V.O., Laurea o Laurea Specialistica/Magistrale N.O. in Economia, Architettura, Design, Ingegneria Gestionale, Disegno Industriale, Beni Culturali. E’ facoltà della commissione selezionare e ammettere laureati o diplomati universitari di altre provenienze. Per informazioni: Ufficio Coordinamento Formazione di POLI.design, società consortile del Politecnico di Milano. Email formazione@polidesign.net, +39 02 2399 5911.


Attenti alle false cooperative
Rischia anche l’impresa che le usa
Dovrà pagare stipendi e contributi

Luigi Manfredi
ROMA

ESTERNALIZZAZIONI e appalti illeciti. Cooperative spurie e false cooperative: un fenomeno preoccupante su cui ha acceso i riflettori l’Ispettorato nazionale del lavoro come si ricava dall’ultimo report che riassume i risultati dell’attività di vigilanza in materia lavoristica e previdenziale-assicurativa. «Coop spurie e false coop violano i diritti dei lavoratori – spiega Paolo Stern, socio fondatore (con Gianluca Petricca, Mauro Zanin e Fabrizio Ciciani) di NexumSTP, una società di consulenza per piccole e medie imprese nata recentemente dalla fusione di alcuni prestigiosi studi di consulenza fiscale e del lavoro – perseguendo solo in apparenza scopi mutualistici, creando invece una distorsione delle regole della leale concorrenza. C’è poi un altro dettaglio che riguarda i datori di lavoro».

Quale?

«Molti datori di lavoro che si avvalgono di tali soggetti, ignorano che le esternalizzazioni fittizie per il tramite di false cooperative determinano rilevanti conseguenze anche nei confronti degli utilizzatori, i quali saranno chiamati a rispondere solidalmente dei debiti su retribuzioni e contributi ».

I numeri dell’attività di vigilanza?

«Nel 2018, su un totale di 3.311 cooperative ispezionate, ne sono risultate irregolari 1.986 (circa il 60%, nel 2017 le cooperative irregolari sono state 1.826, pertanto, si registra un aumento in percentuale rispetto al 2017 dell’8,76%). È stata inoltre accertata l’occupazione irregolare di 28.403 lavoratori (a fronte dei 16.838 del 2017, con un aumento del 60%), 1.036 dei quali totalmente «in nero» (il 3,65% dei lavoratori irregolari). Sono stati recuperati contributi e premi evasi per un importo imponibile accertato pari a euro 61.180.914 in aumento di circa il 15% rispetto al 2017 (euro 53.294.927».

Il fenomeno interpositorio?

«Nel corso del 2018 particolare attenzione è stata posta dall’Ispettorato verso gli accertamenti concernenti le irregolarità in materia di decentramento produttivo (appalto, distacco o somministrazione): hanno riguardato complessivamente 10.877 lavoratori coinvolti in forme di esternalizzazione fittizia (rispetto al 2017 la percentuale dei lavoratori tutelati è aumentata del 10%)».

C’è una ‘classifica’ territoriale?

«Le regioni maggiormente coinvolte sono risultate Emilia-Romagna (2.442 lavoratori interessati), Lazio (1.808), Lombardia (1.359), Veneto (1.292) e Piemonte (931)».

In sintesi?

«Il rapporto evidenzia la ricerca, attraverso strumenti irregolari, di un contenimento del costo del lavoro che si esprime patologicamente su due fronti: appalti illeciti e contratti pirata».

Quando un’esternalizzazione può definirsi genuina?

«L’appaltatore deve risultare in possesso di un’adeguata organizzazione aziendale, il servizio erogato deve essere effettuato in autonomia dall’impresa appaltatrice e l’oggetto del contratto non deve consistere nella mera fornitura di personale».

Quali sono gli strumenti a supporto delle imprese che vogliono esternalizzare nella legalità?

«La certificazione dei contratti disciplinata dal decreto 276/2003: è una procedura volontaria e attivabile solo su richiesta di entrambe le parti».

Come accertarsi della regolarità delle aziende appaltatrici?

«Lo strumento è l’asseverazione contributiva e retributiva delle imprese. L’Asse.co rilasciata dai consulenti del lavoro è riconosciuta dall’Ispettorato come strumento idoneo per la qualificazione delle imprese. Due i benefici: ridurre la possibilità di avere un’ispezione e certezza della regolarità della posizione aziendale».

In conclusione?

«Le cooperative spurie tradiscono il senso della loro identità. La concorrenza sleale di chi non rispetta norme e contratti mette a rischio le coop sane e i diritti dei lavoratori. La raccomandazione alle aziende è di diffidare di realtà pseudo-imprenditoriali che propongono costi del lavoro così bassi da risultare evidentemente contrari alla legge».

Diritto & rovescio di LUCA FAILLA (*)
COLLABORATORI COME DIPENDENTI

AUTONOMIA o subordinazione, il dibattito si fa sempre più stringente quando a venire in considerazione è la posizione di tutti quei lavoratori che svolgono prestazioni al confine tra un’autonomia vera e propria (liberi professionisti) e una invece, parzialmente o totalmente coordinata da un committente che prende sempre più le vesti di un vero e proprio datore di lavoro. Recentemente, il Tribunale di Roma – – come già avvenuto da parte del Tribunale e della Corte di Appello di Torino sulla nota vicenda dei riders di Foodora – ha stabilito (in un caso riguardante questa volta attività di call center) che nel nostro ordinamento esisterebbero due forme di collaborazione autonoma: la prima genuina, caratterizzata dalla piena autonomia da parte del collaboratore nella gestione della propria prestazione (con assenza di vincoli di orario, senza postazione fissa e senza puntuale coordinamento da parte del committente) e la seconda caratterizzata da collaborazioni organizzate dal committente, caratterizzate dalla puntuale organizzazione della prestazione per tempi, spazi e orari. In questo secondo caso si determina per legge l’obbligo per il committente di applicare la disciplina del rapporto di lavoro subordinato, con tutte le possibili conseguenze in termini di applicazione ad esempio delle norme riguardanti la retribuzione diretta oppure differita (TFR), le disposizioni in materia di orario di lavoro, pause, ferie e permessi, ma in teoria anche le disposizioni in materia di licenziamento. La legge stabilisce che la disciplina del rapporto di lavoro subordinato non si applica solo in alcune ipotesi indicate tassativamente, tra cui quella decisa recentemente proprio dal Tribunale di Roma, ossia quando pur presentando tutte le caratteristiche evidenziate di puntuale organizzazione della prestazione da parte del committente, il rapporto sia tuttavia già regolato da un contratto collettivo (come nel caso, appunto, dei call center). Ma si tratta di casi limite che non lasciano tranquilli sulle possibili conseguenze che dovessero derivare per tutte quelle collaborazioni autonome che prevedano un più o meno marcato coordinamento da parte della committenza (quasi sempre). La possibile conseguenza di tale deriva da parte della giurisprudenza è che ormai tutte le forme di collaborazione a forte coordinamento sono potenzialmente a rischio di subire la ricaduta degli effetti del lavoro subordinato. Ogni rapporto di lavoro autonomo organizzato in modo “forte” ovvero etero organizzato dal committente potrebbe vedersi applicato tutta la normativa del rapporto di lavoro subordinato. Conseguenze rilevanti che le aziende farebbero bene a tenere attentamente in considerazione.

(*) Founding Partner LABLAW Studio

Di |2019-05-20T09:00:23+00:0020/05/2019|Lavoro|