OBIETTIVO LAVORO

Lavorare nelle Risorse umane

IL SETTORE delle Risorse umane è in continua evoluzione e ridefinizione: è così che, per chi ha interesse a lavorare nell’ambito delle Hr, le opportunità non mancano. E’ il caso di ‘Assioma Search&Selection’, gruppo specializzato nella selezione di profili Professional e Middle/Top Management, alla ricerca, oltre a personale per ampliare l’organico al proprio interno, di professionisti in ambito HR, Sales&Marketing, Finance e Engineering. Un ventaglio ampio di opportunità lavorative, per un pacchetto di aziende clienti leader ne rispettivi settori: dal Food&beverage all’E-commerce, fino alla logistica, al metalmeccanico, all’ingegneria e all’elettronica. Le figure ricercate sono diverse e variegate: Responsabile marketing, Coordinatore Administration&Finance, Responsabile commessa area centro, Senior buyer, HR business partner retail, Project manager service process outsourcing, Ingegnere chimico processista, Software developer automazioni industriali, Direttore commerciale, Senior controller presso Plant India, Export area manager mercati di lingua russa, Area manager mercati esteri. Per i dettagli relativi alle posizioni aperte consultare www.assiomaselezione.com. Ma le occasioni non finisco qua: anche Articolo1 – soluzioni Hr ricerca profili specializzati dal Nord al Sud, per aziende operanti nei settori di Consulenza IT, Software House, Digital Agency, Industria. Per i dettagli delle singole figure, consultare il sito www.articolo1.it. Per candidarsi è necessario inviare il Cv, corredato di foto, a technology@articolo1.it.

Francesco Moroni


Il nuovo marketing al servizio del cliente
«Sbagliato fare le cose per soldi
Aiutate le persone e diventerete ricchi»

Francesco Gerardi
MILANO

«ESSERE ricchi è un dovere civico: abbiamo una responsabilità nei confronti di chi ci circonda. Troppo spesso moralità e onestà vengono associate a povertà e stenti, come se per essere retti fosse necessario rinunciare a successo e denaro. Invece, l’autentica spiritualità non è in contrasto con i beni materiali ». Le parole di Salvatore Brizzi fanno l’effetto evocato da Kafka in una lettera al critico Pollak: «Bisognerebbe leggere soltanto libri che mordono e pungono. Se un libro non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve? Un libro dev’essere una scure per il mare gelato dentro di noi».

SAGGISTA prolifico ed editore (la sua creatura è Antipodi edizioni), da oltre un decennio i video caricati dai partecipanti ai suoi seminari spopolano su YouTube con visualizzazioni a sei zeri. Brizzi è uno dei pochissimi che ha saputo coniugare i principi e le pratiche interiori delle tradizioni spirituali con i problemi di oggi, i Vangeli con la psicologia quotidiana e il lavoro, e senza far scappare il pubblico. Bella acrobazia. Tra i suoi ultimi libri c’è ‘La via della ricchezza. Il denaro al servizio dell’umanità’.

Oggi la ricchezza da un lato viene esaltata, dall’altro giudicata col metro di un pesante retaggio moralistico: il ‘vil denaro’ è necessario, ma basso e sporco. Non è paradossale?

«Stiamo assistendo a una schizofrenia: consideriamo il denaro sbagliato in se stesso, confondendo l’oggetto con l’uso che se ne fa. Allo stesso tempo siamo consapevoli che non si può vivere senza soldi. Questo conflitto interiore non può che creare frustrazione, perché ci vediamo costretti a usare qualcosa che rifiutiamo. In realtà il denaro è neutro, non ha il potere di trasformarti in un mostro. Si limita a rivelarti a te stesso. Ma vorrei precisare una cosa».

Prego.

«La vera ricchezza è sentirsi a posto riguardo al denaro, viverlo senza ansie. Non sto parlando del conto in banca. Se è grande buon per voi. Il punto è che siamo ricchi quando non abbiamo più il problema dei soldi. Abbiamo il dovere di ‘sentirci ricchi’».

Niente ‘sterco del diavolo’?

«Ma no. Come può Dio non volerci felici e realizzati? Gesù non era povero e non vestiva di stracci. Se leggiamo i Vangeli con attenzione scopriremo che era coltissimo e insegnava nel tempio: altro che straccione. Le sue vesti, cucite con una sola stoffa, se le contesero i soldati romani. Lui e i discepoli venivano finanziati dalle donne che ne seguivano gli insegnamenti, una fra tutte Giovanna, moglie di Cusa, l’amministratore di Erode Antipa. Va detto che Gesù non possedette mai nulla: questo semmai dovrebbe farci riflettere sulla differenza tra l’uso dei soldi e l’attaccamento ad essi».

Nel libro distingue tra l’avidità e la legittima aspirazione alla felicità.

«C’è questa frase bellissima di Oriana Fallaci: ‘Ai miei diritti d’autore ci tengo. Ma non scrivo per soldi’. Ecco, fare le cose per soldi è sbagliato. Non è un problema possedere un’auto sportiva, è un problema se identifichi la tua felicità con quell’auto. Scegliere il lavoro in base al guadagno e non alle proprie inclinazioni è frustrante ».

E allora che fare?

«Va di moda consigliare di seguire le proprie passioni. Io direi piuttosto di scoprire i propri talenti e cercare, o creare, un lavoro seguendo quelli. Dobbiamo scoprire la nostra missione, anziché tentare di sfondare a tutti i costi».

Cos’è il nuovo marketing di cui parla?

«Aiutare davvero il cliente. Se il cliente si è sentito aiutato, anziché spinto a comprare con il fiato sul collo, lo dirà anche ad altri, è inevitabile. Quanto guadagnerete dipenderà da quante persone riuscirete ad aiutare. Servite e diventerete ricchi».

PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Servono professionisti per Industria 4.0
I più richiesti? Gli Innovation manager

MILANO

IL RINNOVAMENTO tecnologico e l’industria 4.0 richiedono figure professionali sempre più specializzate nelle piccole e medie imprese, comprese figure manageriali in grado di incrementare i processi produttivi e organizzativi, rispondere alle esigenze di innovazione e digitalizzazione. Questo l’identikit del manager ideale, in base ai risultati della ricerca condotta da Confapi insieme a Federmanager su un campione di piccole e medie imprese. Tra le principali nuove figure professionali spicca l’innovation manager (29,73%) tra le più richieste soprattutto dalle aziende che hanno bisogno di accelerare i propri processi di innovazione e digitalizzazione. A seguire, ci sono i manager di rete (16,22%), chiamati a favorire la crescita aziendale. Tra le figure più richieste c’è poi il temporary manager, in grado di gestire fasi strategiche dello sviluppo aziendale come i passaggi di proprietà o di generazione, oppure come il lancio di un nuovo prodotto. Infine il 9,12% delle Pmi potrebbe dotarsi nel breve periodo di un export manager, con il compito di sviluppare il mercato estero. Per quanto riguarda i canali di recruitment utilizzati, le imprese si affidano sempre di più (29,61%) a società di ricerca specializzata nel middle management; il 24,67% preferisce utilizzare le reti di conoscenza diretta, il 13,82% si rivolge alle associazioni di categoria e il 12,5% utilizza i principali network professionali digitali.


Flat tax, l’analisi del tributarista
«Rischio boom di false partite Iva
L’urgenza è semplificare il fisco»

Luigi Manfredi
MILANO

LA FLAT tax è uno dei topic trend del dibattito politico di questi mesi. Quali sono gli aspetti giuridici sul fronte del diritto tributario? Quale l’impatto sui conti pubblici e in termini di crescita economica? Ne parliamo con l’avvocato Francesco Giuliani, partner dello Studio Fantozzi, tra i massimi esperti in diritto e contenzioso tributario.

Secondo gli ultimi dati Istat, relativi a febbraio, i lavoratori autonomi sono l’unica categoria che ha conosciuto un aumento dell’occupazione (più 30mila unità). Questa crescita potrebbe essere legata all’entrata in vigore della flat tax per le partite Iva?

«Assolutamente si. L’introduzione della flat tax ha prodotto uno sbilanciamento del sistema impositivo, in quanto, se da un lato si tassano i lavoratori autonomi in maniera proporzionale e dall’altro si tassano i dipendenti con aliquote progressive, si sta di fatto incentivando un mutamento nella composizione dell’occupazione in Italia, che necessariamente vedrà la trasformazione di molti lavoratori dipendenti in (false) partite Iva».

In vista della prossima legge di Stabilità, la Lega punta a estendere la flat tax anche alle famiglie, nonostante le resistenze del Movimento 5 Stelle. Quale impatto avrebbe la riforma per la nostra economia?

«Le misure flagship del governo (flat tax, reddito di cittadinanza), così come l’estensione alle famiglie, sono misure in astratto idonee a rilanciare la crescita, ma si pone un problema di copertura delle spese e di finanziamento a debito delle stesse e della connessa perdita di credibilità del sistema Italia. Non è a mio avviso corretto valutare l’impatto a se stante di una misura, ma occorre valutarlo nella più ampia cornice dell’impatto provocato dalle riduzioni di gettito legate a quella misura, dalle corrispondenti riduzioni di spesa (o dall’aumento di debito pubblico), e considerando l’impatto che avrebbero potuto avere altre misure, magari meno regressive e più idonee a focalizzare l’impatto verso quella classe media la cui scomparsa è la vera causa del rallentamento economico globale».

Quali misure fiscali potrebbero rilanciare la crescita?

«Gli ultimi anni ci hanno insegnato che la crescita arriva in primis grazie alla fiducia delle imprese e degli investitori, italiani ed esteri. Le singole misure impattano meno di quanto si potrebbe pensare. La vera riforma di cui ha bisogno l’Italia è costituita da due elementi: da un lato, un’opera colossale di semplificazione del sistema tributario e, dall’altro, l’abbattimento della spesa pubblica improduttiva, o meglio ancora lo spostamento verso capitoli di spesa destinati a disegnare l’unico futuro di benessere possibile per l’Italia. Un futuro fondato su innovazione tecnologica, energia pulita, enogastronomia, cultura, arte, ambiente, turismo».

La giustizia tributaria non sembra funzionare a dovere. Secondo l’ultimo dossier della Corte dei conti sul contenzioso delle commissioni tributarie, più di una causa su tre è in attesa di giudizio da un periodo superiore ai tre anni. Di questi uno su 10 attende la sentenza da più di 5 anni. Come riformare il sistema?

«Questo per me è un nervo scoperto da tempo. Di recente ho coordinato uno studio sulla riforma del processo tributario nell’associazione ItaliaDecide, presieduta da Luciano Violante. Ai lavori hanno partecipato giuristi noti e di grande esperienza, e tutti hanno condiviso l’esigenza di riforma. A breve presenteremo le conclusioni di questo studio, che vanno soprattutto nel senso di una maggiore terzietà del giudice e di parità delle parti nel contraddittorio, a partire dalla costituzione di una giurisdizione tributaria autonoma e indipendente, formata da giudici tributari professionali. Un processo più «giusto» porta a migliori sentenze di merito, che significano meno ricorsi in Cassazione, che a loro volta significano migliori sentenze di Cassazione, che a cascata portano a minore contenzioso di merito».

Diritto & rovescio di FRANCESCO ROTONDI (*)
SOMMINISTRAZIONE E DIGNITÀ

«Molto spesso a fare il caporalato sono le agenzie di somministrazione lavoro». Così parlò Luigi Di Maio a giugno del 2018, quando era da poco iniziata l’epopea del governo del cambiamento per portare la ‘dignità’ al mondo del lavoro, tramite Ddl. A neanche un anno di distanza, uno studio commissionato da Assolavoro e presentato al Cnel la settimana scorsa, ci mostra gli effetti della crociata contro la somministrazione voluta dal ministro del Lavoro. Da luglio a gennaio scorso si registra una spaventosa perdita di 67mila lavoratori somministrati, rimpiazzati solo parzialmente da contratti meno tutelati o intermittenti. Dopo quasi 5 anni di continua crescita, rispetto al 2017, la somministrazione ha subito una riduzione di 105mila unità: in un settore che impiega 390mila addetti rappresenta un crollo quasi del 30%.

QUALE SIA la ragione che ha spinto il governo a colpire il rinnovo del contratto in somministrazione con l’aumento dei costi e le causali inserite nel decreto dignità, sfugge ad ogni logica. O meglio, ha alla sua base un calcolo scellerato che – come ci esemplifica l’anatema estivo del ministro – criminalizza la flessibilità, spacciandola per lotta al precariato, crocefigge le Apl vaneggiando contratti indeterminati, in nome di un incomprensibile richiamo alla dignità sancita per legge. Il risultato si concretizza nella potatura di un ramo sano del fragile ecosistema della nostra economia. La somministrazione contribuisce quasi al 1% del Pil nazionale, impiegando stabilmente circa 13mila dipendenti nelle 2.500 filiali di 90 agenzie. I lavoratori assunti tramite la mediazione della somministrazione godono delle stesse tutele dei dipendenti interni all’azienda, con accesso gratuito a welfare e formazione aggiuntiva; godono di una retribuzione (mediamente nel 2018 1.440 euro al mese per 12,4 euro di retribuzione oraria) più elevata di qualsiasi altra tipologia contrattuale determinata.

NEL CONTESTO europeo di sempre maggior rarefazione del posto fisso (rappresenta ormai solo il 58% della forza lavoro continentale), la somministrazione rappresenti la tipologia di primo contratto migliore per garantire un’occupazione stabile entro 12 mesi: nel 2017 è accaduto al 18% degli oltre 100mila giovani che hanno fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro grazie ad una Apl. Siamo proprio sicuri che colpevolizzare la somministrazione non offenda la dignità dell’intelligenza umana?

(*) Giuslavorista, avvocato e co-founder di LabLaw

Di |2019-04-08T09:55:33+00:0008/04/2019|Lavoro|