OBIETTIVO LAVORO

Nel carrello Coop 500 assunzioni

PORTE APERTE nei supermercati e ipermercati Coop. Il marchio della Gdo seleziona personale in vista di assunzioni, cercando figure professionali differenti e a vari livelli di carriera. Con il piano industriale 2016-2019, infatti, è stato annunciato il progetto di apertura di 20 nuovi supermercati che porterà alla creazione di 500 posti di lavoro in Italia entro il 2019. Ecco un breve excursus delle figure ricercate in questo periodo: farmacisti; assistente al personale; allievi direttori di negozio; allievi responsabili di reparto; personale stagionale; addetto connessione energia elettrica e gas; referente Gastronomia; addetti alle vendite; macellaio; tirocinante gestione del personale; Junior Trader; capo reparto generi vari; capo reparto ortofrutta; addetti al Banco macelleria; addetti bar; addetti punto ristoro; addetti macelleria e salumeria; addetti Assistenza e riparazione smartphone; capo reparto panetteria e pasticceria; consulente Psicologo del lavoro; stage direzione Logistica; capo reparto casse; responsabile punto vendita; capo reparto macelleria. Coop utilizza, come principale strumento di raccolta delle candidature, i vari portali del gruppo riservati alle carriere e selezioni, ‘Coop Lavora con noi’, aggiornati con le posizioni aperte nei supermercati presenti nelle aree di riferimento e in sede. Attraverso il servizio web, i candidati possono prendere visione delle opportunità professionali disponibili nelle regioni di interesse, inserire il proprio curriculum nel data base aziendale e rispondere online agli annunci lavorativi.

Francesco Moroni


Pubblico impiego, ripartono i concorsi:
il posto fisso non è più un miraggio
«Prepariamo i candidati a vincerli»

Paola Benedetta Manca
FERRARA

IL POSTO fisso nella pubblica amministrazione torna a non essere più un miraggio. «Per anni le assunzioni sono state bloccate, nel frattempo, però, diversi dipendenti sono andati in pensione, liberando posti. Ora, quindi, c’è un grande ricambio che aumenterà con il provvedimento ‘Quota 100’ e stanno ritornando a essere banditi concorsi che non uscivano da anni». Parola di Marco Cappellari, direttore dell’Istituto Cappellari, storico ente di formazione professionale con sede nel cuore di Ferrara, che nel 2019 compie 110 anni. Tra i concorsi più appetibili degli ultimi mesi ce ne sono due per posizioni di vertice: uno per il ruolo di direttore scolastico e l’altro di segretario comunale. Ma bisogna affrettarsi: scadono il 28 gennaio.

Cappellari, il posto fisso non è più irragiungibile?

«E’ un momento felice per tentare la strada dell’impiego pubblico. Sta tornando finalmente a esserci un ricambio, un trend iniziato in sordina 2 anni fa, e per posizioni anche prestigiose. Basti pensare ai concorsi per direttore scolastico e segretario comunale: opportunità da non perdere».

Che caratteristiche hanno questi due bandi e queste figure professionali?

«Sono entrambi ruoli apicali. Il direttore scolastico è il capo degli impiegati amministrativi nelle scuole statali di ogni ordine e grado. L’ultimo concorso per questa posizione c’è stato nel 2000 e sono a bando ben 2004 posti. Può partecipare chi ha un diploma di laurea o laurea specialista o magistrale in giurisprudenza, economia, scienze politiche, statistiche o sociologia. Il concorso darà origine a una graduatoria ad esaurimento: tutti i vincitori saranno assunti. Quello per segretario comunale, invece, permetterà ricoprire una posizione di vertice, negli 8.000 Comuni italiani, che ha una funzione di controllo su tutti gli atti. I posti sono 224 e può accedere al concorso chi ha un diploma di laurea o laurea specialistica in giurisprudenza o economia o scienze politiche».

Qual è il ruolo dell’Istituto Capellari nell’aiutare i candidati a vincere i concorsi?

«Abbiamo una divisione che si occupa solo di concorsi pubblici a livello nazionale, attraverso la formazione a distanza, con un attento monitoraggio di tutti i bandi che escono. Accompagniamo i candidati passo passo nelle difficili prove dei concorsi. Conosciamo perfettamente i bandi, tocchiamo tutte le materie richieste in modo meticoloso e offriamo una serie di esercitazioni, questionari e quiz a scelta multipla. Forniamo lezioni e tracce per i temi di concorso e i nostri docenti sono sempre anche dipendenti pubblici del settore attinente al concorso. Per tutti questi motivi vantiamo un’alta percentuale di vincitori di concorso ».

Quali sono i consigli per i candidati?

«Il primo problema dei concorsi è sapere che esistono: vengono banditi all’improvviso e scadono dopo poco. Per questo mettiamo a disposizione dei candidati una newsletter che, ogni lunedì, li informa dei concorsi usciti. Suggeriamo di fare domanda comunque e subito, senza ridursi all’ultimo. Chi vuole usufruire del nostro aiuto può visitare il sito www.istitutocappellari. it/concorsi o rivolgersi al numero verde 800771955 o inviare una mail a concorsi@istitutocapellari. it. Un altro consiglio importante è di entrare nel circuito dei concorsi per iniziare a capire come funzionano. Anche se non si vince, si otterrà un approccio prezioso per il successivo che si tenterà».

ALLARME ANAAO ASSOMED
Specialisti in fuga dagli ospedali
Tra 6 anni ne mancheranno 16.500

ROMA

NEL 2025, tra soli sei anni, curarsi in ospedale sarà ancora più difficile. Tra medici di emergenza, pediatri, internisti, ortopedici, psichiatri, mancheranno all’appello 16.500 specialisti. A lanciare l’allarme è uno studio del sindacato della dirigenza medica e sanitaria Anaao Assomed che parla di «vera emergenza nazionale, a cui vanno posti correttivi rapidi per evitare il collasso del sistema stesso». Entro il 2025 usciranno dal Servizio sanitario nazionale 52.000 camici bianchi. Gli effetti dell’esodo vanno sommati agli ingressi insufficienti e alla scelta del privato per il 25% dei nuovi specialisti. «La fuoriuscita legata al pensionamento di personale medico si prospetta in netto peggioramento nei prossimi anni per il superamento dello scalone previdenziale introdotto dalla riforma Fornero – scrive il sindacato – e rischia un’ulteriore accelerazione per la quota 100». A questo va aggiunto, spiega Anaao, che si laureeranno circa 10.000 medici ogni anno, ma il numero di contratti di formazione post-laurea, che solo nel 2018 è arrivato a 7.000, è da tempo insufficiente a coprire la richiesta di specialisti e di percorsi formativi rispetto al numero di laureati. Si è determinato insomma un imbuto formativo, che nel tempo ha ingabbiato in un limbo circa 10.000 giovani medici, che aumenteranno nei prossimi 5 anni fino ad oltre 20.000 se non ci sarà un forte incremento dei contratti di formazione.


Class action e tutela dei diritti
senza pagare mega parcelle
I litigation fund sbarcano in Italia

Luigi Manfredi
MILANO

REALTÀ consolidata in Australia, dove sono nati a sostegno delle class action, e più in generale in tutti i Paesi di Common law, i litigation fund – fondi di investimento cioè che si accollano il rischio di una lite pagando tutte le spese indipendentemente dall’esito della causa in cambio di una percentuale su quanto eventualmente ricavato dall’azione legale – si apprestano ad arrivare anche in Italia. E in prima fila a credere nella litigation finance è LCA Studio Legale, law firm specializzata nell’assistenza legale d’impresa con sedi a Milano, Genova, Treviso e Dubai. Finanziare determinate controversie – quelle che tra avvocati, arbitrati e super consulenze, soprattutto nei Paesi di diritto anglosassone, arrivano a costare cifre astronomiche – è diventato da una parte un utile strumento per chi altrimenti non avrebbe i mezzi nemmeno per sedersi davanti a un giudice e dall’altro un business stellare tanto che sono sempre di più i litigation fund mondiali.

I NUMERI come sempre non mentono: si stima che il giro di affari complessivo si aggiri tra i 50 e i 100 miliardi di dollari (soltanto nel Regno Unito questi fondi hanno raccolto oltre 10 miliardi di sterline). Per capire: nel 2017 il più importante operatore mondiale, Bruford Capital, ha raddoppiato gli utili (265 milioni di dollari con un +130%). E ci sarà un motivo se Elliot, l’hedge fund americano fondato da Paul Singer (è il fondo intervenuto nelle vicende societarie del Milan) controlla Bentham Europe che sta finanziando la class action promossa da alcuni azionisti contro la Volkswagen per lo scandalo emissioni. Dunque numeri stellari perché stellari sono le controversie (dalle class action al recupero crediti, dai grandi fallimenti alle liti contro uno Stato). «Negli Usa generalmente i fondi intervengono solo su liti dal valore non inferiore a 5 milioni di dollari. La percentuale di guadagno in caso di vittoria – spiega l’avvocato Luciano Castelli, partner di LCA Studio Legale – è di circa il 30-35%, ma può variare in base alle diverse probabilità di successo ».

ED È PROPRIO il divario dimensionale a spiegare perché in Italia siamo ancora agli albori del fenomeno. «C’è però da sottolineare che fondi europei ad esempio intervengono anche se il valore è di qualche centinaio di migliaia di euro». Come paradigma concreto della litigation finance c’è il caso di una società italiana di engineering, la Italplan di Arezzo che nel 2005 aveva ottenuto l’incarico dall’ente ferroviario del Brasile di redigere lo studio di fattibilità del treno ad alta velocità, il cosiddetto treno-proiettile, che avrebbe dovuto divorare i 412 chilometri tra Rio e San Paolo in un’ora e mezzo.

MA LE DIFFICOLTÀ economiche del Brasile hanno fatto arenare quel progetto su un binario morto e la Italplan, in conseguenza del mancato versamento dei 250 milioni pattuiti, è fallita. Nonostante il tribunale di Arezzo le abbia dato ragione, il Brasile non vuol saperne di pagare. Ricorrere alla giustizia in casi simili costa cifre iperboliche. Ecco perché la curatela di Italplan sta valutando le diverse opzioni offerte dai litigation fund. «Girando per il mondo – racconta l’avvocato Castelli – ci siamo accorti delle opportunità offerte da questo strumento che si sta diffondendo anche nei Paesi europei di civil law e abbiamo deciso di specializzarci per poter fare da tramite tra le società italiane e i fondi internazionali». Sì, perché anche solo la scelta richiede un’assistenza specializzata: bisogna valutare qual è il fondo più adatto, stabilire le provvigioni, aspettare la due diligence.

«IN ITALIA ancora c’è un utilizzo basso. Ma l’interesse delle società è crescente e posso dire che c’è un fondo italiano intenzionato a imboccare questa strada». Mentre colossi mondiali come Bruford, Bentham, Harbour hanno già iniziato a strizzare l’occhio al nostro Paese.

Diritto & rovescio di FRANCESCO ROTONDI (*)
PARTI SOCIALI ALLA RISCOSSA

IL 21 dicembre 2018 è stata siglata l’ipotesi di rinnovo del CCNL per i lavoratori in somministrazione, lavoratori che per il 2017 risultano essere circa 700mila. Dopo anni di politiche normative del lavoro volte a rendere il mercato allineabile a quello dei maggiori competitors europei e mondiali, il decreto dignità ha prodotto una decisa ed importante battuta d’arresto facendo un’opera di interpolazione normativa e andando a rimettere in discussione una serie di istituti giuridici giuslavoristici, fra i quali, proprio la somministrazione. Orbene, l’unico modo per poter attenuare gli effetti negativi e deleteri del decreto in questione – che si sono già cominciati a palesare nell’ultimo scorcio del 2018 sul mondo dell’occupazione e del lavoro – vi è un’unica possibilità: le parti sociali devono tornare in campo e, utilizzando i vari rinvii ad essa, ricucire le norme con la realtà quotidiana, realtà ben diversa da quella descritta nei vari prologhi e comunicati stampa del governo. Ed ecco che ciò è accaduto proprio con riferimento a un settore che pare essere l’unico attualmente in grado di garantire occupazione e, ancor meglio, occupabilità ai cittadini. Oltre al decreto dignità si sono dovuti superare alcuni paletti derivanti dalle interpretazioni fornite dalla Circolare ministeriale n. 17/2018 che ancor di più hanno determinato preoccupazione tra Assolavoro – l’associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro – e i sindacati di categoria, FeLSA CISL NIdiL CGILe Uiltemp. Le parti sociali, fra l’altro, sono intervenute su alcuni aspetti della somministrazione decisamente importanti: per un verso si cerca di porre un rimedio all’incomprensibile idea che la ‘storia’ del lavoratore ai fini del calcolo dei famosi 12 mesi (24) potesse essere anche quella antecedente l’entrata in vigore del decreto dignità. A tal proposito si è indicato che comunque il pregresso non potrà mai essere superiore ai 12 mesi.

PER UN ALTRO verso si è elevata la durata della successione dei contratti con diverso utilizzatore a 48 mesi. Altro pezzo del rinnovo si occupa invece della formazione e del welfare introducendo il ‘diritto mirato a percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale’ e con una disciplina specifica e puntuale dell’apprendistato tramite Agenzia per il Lavoro. Mi preme sottolineare poi la previsione di una forma di sostegno al reddito previsto per coloro che abbiano svolto lavoro in somministrazione per almeno 90 giorni nell’arco degli ultimi 12 mesi. Mi pare un ottimo lavoro che rilancia il sindacato tutto nel ruolo che gli compete.

(*) Giuslavorista, avvocato e co-founder di LabLaw

Di |2019-01-14T09:41:44+00:0014/01/2019|Lavoro|