OBIETTIVO LAVORO

Fiat accelera sulle assunzioni

PORTE aperte in Fiat. Il colosso automobilistico del gruppo Fca cerca varie figure per assunzioni e stage nel territorio italiano, con particolare attenzione all’Emilia-Romagna e alla Lombardia, ma non solo. I candidati selezionati potranno così lavorare nei settori Finanza, Manufacturing, Sviluppo prodotto e R&D, oppure nelle aree Information and Communication Technology, Supply Chain, Logistica e Risorse Umane, oltre a diverse opportunità anche in altri ambiti. Il gruppo è alla ricerca di diverse figure professionali, su vari livelli, tra le quali Automated Driving Data Scientist; ICT Manufacturing Engineering Process Specialist; ICT Manufacturing Quality Specialist; ICT Site Manager; Powertrain Controls; System Manager. Se attualmente non è disponibile una sezione Fiat ‘Lavora con noi’ sul sito web aziendale, la raccolta delle candidature viene effettuata attraverso il portale web riservato al recruiting del gruppo Fca. Lo stesso viene costantemente aggiornato con le offerte di lavoro disponibili, alle quali è possibile rispondere online, compilando l’apposito modulo telematico. In qualsiasi momento è possibile anche inviare un’autocandidatura, inserendo il curriculum vitae nel data base aziendale in vista di prossime selezioni di personale. Le ricerche avvengono anche attraverso la pagina Fiat Chrysler Automobiles presente sul social network professionale LinkedIn: i candidati registrati possono utilizzare il proprio profilo per rispondere direttamente agli annunci.

Francesco Moroni


Meno didattica e più consulenza
«Servono nuovi modelli formativi
per le esigenze delle imprese 4.0»

Francesco Moroni
BOLOGNA

«LE PERSONE sono il primo fattore di successo per le nostre imprese, che vivono quotidianamente di relazioni e di prossimità ». Paolo Caroli, presidente di Iscom Emilia Romagna – l’ente di formazione di Confcommercio – non ha dubbi: «La rivoluzione digitale ha dato vita a nuove figure professionali, chiamate a rinnovarsi per restare sul mercato». Il sistema Iscom opera attraverso 11 sedi sul territorio regionale, da Piacenza a Rimini, con oltre 100 persone impegnate a rispondere ai bisogni delle aziende.

Caroli, che sfida vi trovate ad affrontare?

«La partita fondamentale si gioca nel turismo: la sfida della competitività si vince con la qualità, per questo dobbiamo abbandonare ogni logica quantitativa. Le presenze sono un elemento per misurare l’attrattività di un territorio, ma questo indicatore non è più sufficiente per orientare le politiche del turismo. Lo scenario è mutato profondamente».

In che modo?

«L’offerta si è ampliata con l’ingresso di forme alternative di ricettività, che hanno alterato gli equilibri del mercato. Per competere le persone hanno bisogno di continuo aggiornamento e il sistema deve innovarsi. Per questo abbiamo inaugurato a Cervia l’Accademia dell’ospitalità ‘Terenzio Medri’».

Come funziona?

«E’ un polo formativo di alto profilo a tutti gli effetti, specializzato nell’ospitalità turistica e rivolto a imprenditori, professionisti e addetti ai lavori con una particolare attenzione alla diffusione della cultura dell’ospitalità».

Un cambio d’impostazione?

«Di fronte a nuove competenze e professioni serve un’ottica rinnovata: sperimentare nuovi modelli formativi, meno didattici e sempre più consulenziali, per andare incontro all’esigenze delle imprese ».

Investire sulla persona per potenziare il servizio, quindi…

«Lo scorso anno Iscom Emilia Romagna ha realizzato più di 2mila attività formative: hanno partecipato oltre 25mila persone, per un totale di 30mila ore di formazione erogate. Per sostenere questi numeri, occorre continuare a investire sul personale, per innalzare ancora il livello qualitativo della progettazione e orientare così in maniera sempre più decisa la formazione all’occupazione nelle imprese del terziario».

La formazione finanziata è fra le principali attività dell’ente.

«La semplificazione rappresenta una condizione indispensabile per vincere la grande sfida – decisiva per questa regione – dell’integrazione tra formazione, servizi alla persona e politiche attive per il lavoro, nell’ambito del nuovo sistema pubblico-privato dei servizi per il lavoro, alla cui costruzione stiamo pienamente collaborando ».

Qualche dato?

«I corsi ‘Just in time’ per le persone in cerca di occupazione sono 50, soprattutto per turismo e commercio, avviati a partire dal febbraio dell’anno passato, mentre altri 30 sono in cantiere per il 2019. Tra le proposte ci sono poi i tirocini (800 quelli attivati nel 2017), l’apprendistato, i percorsi formativi per l’innovazione e per l’avvio di impresa, i servizi per il lavoro, i corsi per dipendenti, finanziati attraverso i Fondi interprofessionali di categoria. I piani formativi rendicontati nel 2018 sono stati 52, mentre sono 42 quelli presentati in autunno per essere realizzati a partire dal 2019».

Altri progetti per il futuro?

«Un altro grande progetto, nato nel 2018 e che vedrà un importante rilancio nel 2019, è quello dell’Accademia della Cyber security: ci sono figure particolarmente ricercate dalle imprese del terziario che vogliono innovarsi e ampliare il proprio mercato, profili professionali che attirano l’interesse dei più giovani, e su cui Iscom Emilia Romagna ha costruito nell’ultimo periodo dei corsi ad hoc».

INDAGINE EDENRED E ORIENTA
I Millennials sognano il posto fisso
e chiedono più welfare in azienda

ROMA

I MILLENIALS prediligono il lavoro intellettuale a quello manuale, vorrebbero fare un’esperienza professionale all’estero e considerano più coollavorare in una start up, piuttosto che in una grande azienda. Non solo: sono convinti che il vero punto di forza, in azienda, siano le competenze e la formazione e danno più valore alle possibilità di crescita e carriera che alla retribuzione. Interessante notare come continuino a sognare il posto fisso e desiderino lavorare in realtà che abbiano una politica di welfare aziendale in grado di aiutarli a formare una famiglia. E’ questa la fotografia delle aspettative lavorative dei Millenials che emerge dall’indagine 2018 dell’Osservatorio Generazione Z, Millennials, lavoro e welfare aziendale, promossa da Edenrede Orienta su un campione di oltre 5mila ragazzi. Si tratta della generazione digitale caratterizzata da elevati livelli di scolarizzazione, con significative competenze digitali, disponibilità alla mobilità, spiccato senso di autonomia e un’idea del lavoro informale, meritocratica e poco gerarchizzata. L’88,92% del campione ha indicato una spiccata preferenza per il lavoro da dipendente; l’83% ritiene la formazione scolastica e universitaria determinante per il proprio futuro nel mondo del lavoro. Alla domanda: «Preferisci un lavoro intellettuale o manuale?» il 66,5% ha espresso preferenza per quello intellettuale. Il 77% è disponibile a fare un’esperienza di lavoro all’estero e per il 69% la dimensione aziendale è indifferente, rispetto alle proprie preferenze lavorative, ma oltre il 74% sarebbe felice di poter lavorare in una start up.


Avvocati specialisti in diritto Ue
«A Bruxelles per aiutare imprese
e pubbliche amministrazioni»

Luigi Manfredi
MILANO

ORMAI è una meta strategica. E sono sempre di più gli studi legali italiani ad avere aperto sedi strutturate a Bruxelles, snodo nevralgico dell’Europa e delle istituzioni comunitarie. Per dare un’idea: tra le prime 25 law firm per fatturato secondo la classifica stilata da Legalcommunity, cinque lavorano stabilmente su Bruxelles, a cui vanno aggiunti una quarantina di studi più piccoli e almeno un centinaio di professionisti singoli. Una presenza possente. Il perché è presto detto: il diritto europeo impatta sulla vita di imprese, istituzioni e legislazioni nazionali – sulla vita di tutti noi in ultima analisi –: conoscerlo, saperlo maneggiare, avere una conoscenza dei complessi ingranaggi che regolano la vita dell’Unione Europea è un’esigenza primaria.

LO STUDIO legale Grimaldi – 180 professionisti; sedi a Milano, Roma, Bari, Londra, Lugano e Bruxelles appunto – ha aperto nella capitale del Belgio nel 2002 e da allora è diventato un punto di riferimento sul diritto europeo per le nostre imprese e pubbliche amministrazioni. Ma non solo perché una fetta rilevante dell’attività (all’incirca un quarto) consiste nella consulenza per le stesse istituzioni europee. «A Bruxelles – afferma l’avvocato Francesco Sciaudone, managing partner e responsabile di Grimaldi – siamo presenti con 12 professionisti, il diritto europeo è una delle aree in cui siamo più concentrati da tempo. Siamo l’unico studio italiano che vince regolarmente contratti di assistenza alla Commissione Ue e al Parlamento europeo per studi sull’applicazione del diritto europeo stesso negli ambiti più diversi: dai trasporti all’energia, alla concorrenza. Ci siamo appena aggiudicati tre studi per la Direzione generale che si occupa delle istituzioni finanziarie ».

Avvocato Sciaudone, qual è l’importanza attuale del diritto europeo?

«La centralità che ha assunto in tante delle attività economiche che ci riguardano. Le faccio un esempio: il diritto dei consumatori e quello di tutela della concorrenza hanno una chiara matrice europea. Poi non dimentichiamo che è prevalente rispetto a quelli nazionali. La difficoltà è mettere insieme queste due dimensioni».

Per conto della Ue avete realizzato, fra gli altri, uno studio sul settore caldissimo dei trasporti a richiesta: taxi, ncc, ridesharing. A quali conclusioni siete giunti?

«Abbiamo effettuato un’indagine fra i consumatori in 8 città, concludendo che è necessario riformare la legislazione in vigore in molti Stati membri, al fine di rimuovere gli ostacoli alla concorrenza, tuttora esistenti».

Quali sono gli altri ambiti principali del vostro lavoro?

«Seguiamo molte imprese nell’accesso ai fondi europei, seguiamo l’iter legislativo di molti progetti di direttive e regolamenti, assistiamo associazioni di imprese e pubbliche amministrazioni».

A tal riguardo lei ha avuto un ruolo importante come avvocato del Comune di Milano nel ricorso contro le modalità di assegnazione ad Amsterdam della sede dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco…

«Abbiamo agito per conto del Comune di Milano prima davanti al tribunale e poi davanti alla Corte di giustizia europea, chiedendo che venisse sospesa la decisione di aggiudicazione ad Amsterdam. Il giudizio è ancora in corso. Impugneremo anche il regolamento appena emanato e speriamo che la Corte riconosca che c’è stato un sorteggio fatto in modo poco trasparente e poco rispettoso dei principi del diritto europeo ».

Negli ultimi tempi si assiste tra la gente comune a una sempre maggior insofferenza per i lacci e le procedure imposte dall’Europa. Perché?

«Il diritto europeo è una cosa strana. Il rapporto talvolta difficile tra cittadini, Stati, amministrazioni e diritto europeo è frutto spesso dell’impreparazione e dalla scarsa consapevolezza che in realtà si tratta di un diritto costruito dagli Stati, dai funzionari nazionali, dai parlamentari dei singoli Paesi. Da tutti noi, insomma».

Ecco «Jobs App», contratto di lavoro
per l’economia digitale

MILANO

JOBS APP è il nuovo termine per definire il nuovo contratto di lavoro per introdurre nuove regole e tutele e per regolare il mondo dell’App Economy: un modello economico che non si fonda su un rapporto di lavoro continuativo e subordinato ma su una dinamica on demand mediata da un App e basata sulla richiesta dei clienti. I suoi lavoratori sono autonomi e freelance ma contraddistinti da alcune caratteristiche del lavoro dipendente ed è necessario quindi una nuova tipologia contrattuale. Nel libro appena uscito a cura di Francesco Rotondi e Luca Solari dal titolo ‘Jobs App. Un nuovo contratto di lavoro per l’economia digitale’ si mette nero su bianco l’esito più rivoluzionario dell’industria 4.0: il ‘lavoro ibrido’, ossia un rapporto di lavoro né tipicamente autonomo nè indipendente ma un nuovo concetto di lavoro che va oltre le due tradizionali tipologie. Il Jobs App regola il nuovo concetto di lavoro ibrido, un rapporto determinato dal mercato che eroga servizi o prodotti attraverso piattaforme digitali ed app dedicate.

IL LAVORO IBRIDO necessita una tipologia contrattuale che garantirebbe tutele a quasi un milione di GIG workers (molti dei quali under 30) ed alle aziende di questo settore emergente della App economy. Un comparto che, secondo l’analisi di App Annie, nel 2021 potrebbe valere circa 6.35 miliardi di dollari a livello mondiale, il terzo settore produttivo. Tre sono i punti fondamentali del Jobs App: una retribuzione variabile legata alle consegne e non una paga oraria; un minimo retributivo a consegna per tutte le aziende del settore; ed infine un welfare di settore e tutele che, con una percentuale fissa, obbligatoria e aggiuntiva su ogni retribuzione, finanzi un fondo di categoria per coprire malattia, assicurazione sanitaria e infortunio. «E’ giunto il momento che le aziende della App economy si accordino per fare sistema e dare vita al contratto di lavoro 4.0, il Jobs App – spiega Francesco Rotondi (nella foto), giuslavorista e co-founder di LabLaw –. Non ha più senso la strategia dello struzzo e di far decidere alla magistratura del lavoro, in assenza di regole e autoregolamentazione, come regolamentare uno dei settori emergenti della nuova economia. Sappiamo che c’è un tavolo di confronto sul tema promosso dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio che ad oggi non ha ancora prodotto un accordo. Ebbene, propongo alle parti sociali di riflettere sull’introduzione del Jobs App per uscire dall’impasse».

IL TEMA è di stringente attualità, come ha dimostrato il tavolo di confronto, promosso quest’estate dal ministero dello Sviluppo Economico, tra le aziende della GIG Economy e le rappresentanze dei riders. Il confronto tra le parti sociali del settore ha scongiurato una norma nel Decreto Dignità che riducesse la GIG economy a lavoro subordinato.

Di |2018-12-24T10:16:11+00:0024/12/2018|Lavoro|