OBIETTIVO LAVORO

Ryanair seleziona assistenti di volo

BOLOGNA

SALI a bordo e comincia a volare con Ryanair (nella foto l’ad Michael O’Leary). La compagnia leader nel settore dei voli low-cost è alla ricerca di assistenti di volo e ha in programma diverse assunzioni nell’immediato futuro. Attraverso il ‘Cabin crew day’, infatti, l’azienda irlandese dedica un’intera giornata all’incontro, la conoscenza e l’approfondimento dei profili dei tantissimi interessati che, periodicamente, partecipano alle giornate di recruiting indette dal gruppo. Durante queste giornate si svolgono veri e propri colloqui di lavoro per selezionare il personale che presterà servizio a bordo degli aerei. Ryanair ha già fissato le selezioni in diverse città europee e nel nostro Paese: occhi puntati su Bologna il prossimo 13 dicembre, quindi, in occasione del Cabin crew day. Non mancano, però, le occasione anche altrove: con la stessa modalità, Ryanair estenderà la ricerca di personale anche a Lombardia, Lazio, Puglia, Sicilia, Campania, Abruzzo, Toscana e Piemonte, oltre alle tantissime sedi estere come Glasgow, Malaga, Sofia, Siviglia, Madrid, Granada, Lisbona, Manchester, Porto e tante altre. Per diventare assistenti di volo è richiesto il possesso dei seguenti requisiti: passaporto europeo; altezza minima di 157 cm e massima di 188 cm; ottima conoscenza della lingua inglese, scritta e parlata; passione per i viaggi e per la conoscenza di nuove persone. Gli interessati alle assunzioni possono candidarsi compilando il form presente sul portale online del gruppo Crewlink.

Francesco Moroni


Le Agenzie per il lavoro rallentano
«Il Decreto Dignità genera incertezza
Siamo un baluardo contro il sommerso»

Claudia Marin
ROMA

IL LAVORO in somministrazione e le Agenzie per il lavoro sembrano essere un pallino del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che ha commentato addirittura come positiva la contrazione del settore rilevata da Assolombarda, che stima una contrazione nell’ordine del 37% nel terzo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Siete preoccupati? «Sì, e dovremmo preoccuparci tutti – avvisa Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro, l’associazione delle agenzie per il lavoro – se ci sono tante persone che rischiano di passare progressivamente a una occupazione con meno tutele o a nessun lavoro. Va anche detto che vi è una superficialità nella lettura dei dati. Assolombarda parla, a esser precisi, di richieste delle aziende, quindi va letto in funzione prospettica, ovvero come indicazione di quanto potrebbe poi accadere in termini di contratti e di lavoratori nei prossimi mesi. A settembre 2018, infatti, i lavoratori tramite Agenzia hanno continuato a crescere rispetto a un anno fa, nell’ordine del 3,4%. Ma è un dato che segnala un preoccupante rallentamento e che lascia presagire nubi all’orizzonte ».

Si tratta di un risultato determinato dal cosiddetto Decreto Dignità?

«Sicuro, in particolare è ascrivibile alle incertezze e alle restrizioni della flessibilità derivanti dalle novità legislative in tema di lavoro. Poi vi è anche un collegamento con l’andamento più complessivo dell’economia e con il clima che si respira».

Il ministro del Lavoro non sembra fare molto per stemperare questo clima, anzi ha anche nuovamente paragonato le Agenzie per il lavoro al caporalato.

«Deve trattarsi di una questione di gradi. Non siamo caporali; siamo almeno marescialli della legalità, luogotenenti del lavoro regolare e con tutte le garanzie del bollino proprio del ministero del Lavoro. Alle Agenzie sono richiesti – per fortuna – requisiti stringenti per poter stare nell’albo ministeriale, svolgere attività di intermediazione e offrire servizi gratuiti a chi cerca un’occupazione».

Con quali sanzioni per chi viola le regole?

«Chi sgarra può perdere anche l’autorizzazione. In questo scenario, allora, se calano i lavoratori in somministrazione che hanno per legge un contratto da dipendente con la retribuzione prevista dai contratti collettivi e un ministro del Lavoro se ne gloria davvero si fa fatica a comprenderne il senso ».

Può essere che nella visione del governo se diminuisce la somministrazione di lavoro aumentano i contratti a tempo indeterminato?

«La somministrazione di lavoro è un baluardo contro tutte le forme di occupazione sotto-tutelata, irregolare, sommersa; quelle sì andrebbero colpite, ma su questo fronte mi pare che non ci siano grosse novità all’orizzonte. Il lavoratore in somministrazione ha un contratto di lavoro da dipendente, con tutele, diritti e retribuzione come prevista dai Ccnl di settore, oltre a tante prestazioni aggiuntive e tutte gratuite. Anzi, l’Italia rappresenta il modello più avanzato sul piano internazionale per servizi e prestazioni a favore dei lavoratori tramite Agenzia. E poi la somministrazione è a tempo determinato e indeterminato. E anche le assunzioni a tempo indeterminato nel nostro settore hanno continuato comunque a salire pure nel terzo trimestre 2018. Se dovessero avere una frenata non so a chi potrebbe giovare».

Ritiene che è quello che accadrà?

«Il rischio c’è, è evidente. L’auspicio è che ministro e governo sappiano fare scelte oculate e illuminate su un tema così delicato».

IL RAPPORTO 2017
Congressi, trend con segno positivo
E prospettive di ulteriore crescita

FIRENZE

UN TREND con segno positivo e con prospettive di ulteriore crescita. Questa la fotografia del panorama congressuale italiano che emerge dal rapporto 2017 dell’Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi, promosso da Federcongressi&Eventi, la federazione delle associazioni della meeting&incentive industry operanti in Italia. Il rapporto viene redatto ogni anno per esaminare il mercato degli organizzatori professionali di congressi, i Pco, e analizzare obiettivi e prospettive. E’ basato su un campione rappresentativo di 125 aziende. Secondo questa indagine, gli eventi sul territorio italiano sono aumentati nel 2017 del 2,9 per cento, con Roma, Milano e Firenze capitali dell’attività congressuale nazionale, e ulteriori incrementi si sono registrati in termini di partecipanti (+3,2 per cento) e presenze (+1,6 per cento sul 2016). Ottimi i risultati per Firenze, dove, a livello di città metropolitana, i partecipanti sono stati 1,1 milioni, con un aumento del 7,2 per cento, e le presenze 1,8 milioni, con un incremento del 10,6 per cento, per un totale di quasi 15.900 eventi. «Il trend del mondo degli eventi – commenta Nicola Testai (nella foto), ceo di Oic Group, una delle principali realtà italiane nel settore congressuale con oltre 100 dipendenti tra Firenze e Milano – è chiaramente in ascesa in ambito tanto italiano quanto internazionale. In particolare il nostro principale mercato di riferimento, ovvero quello delle associazioni e del pharma, mostra un outlook positivo».

Monica Pieraccini


Sinergie su contenzioso bancario
e attività di recupero crediti
Inizia l’era degli ’Avvocati Spa’

Luigi Manfredi
MILANO

AVVOCATI Spa. Studi legali strutturati come società di capitali per azioni: l’ultima frontiera dell’avvocatura d’impresa italiana è stata varcata dallo studio legale La Scala, una delle grandi law firm del panorama forense. Fondato nel 1991; sedi a Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Venezia, Vicenza, Padova e Ancona; core business nel contenzioso bancario e fallimentare e nel recupero crediti, La Scala è stato dunque il primo studio legale a sfruttare l’opportunità offerta dalla nuova legge per il mercato e la concorrenza, trasformandosi in società di capitali per azioni. Ne parliamo con i fondatori e attuali senior partner, Giuseppe La Scala e Marco Pesenti.

Avvocati Spa, perché e cosa significa?

«Significa uno studio in grado di avere nel proprio capitale anche una presenza di soggetti non avvocati. Non è, come accade nelle associazioni professionali, un ente riservato ai soli iscritti all’albo. E questo consente di poter fare operazioni, joint venture ad esempio, con operatori di settori vicini con i quali il lavoro dell’avvocato è sinergico».

Come è cambiato il vostro approccio nella gestione dello studio?

«Abbiamo un progetto di coinvolgimento crescente delle risorse manageriali che in uno studio legale organizzato come un’impresa sono sempre più presenti e non sono avvocati. Oggi sempre meno un avvocato fa anche il managing partner come 20 anni fa. Sempre meno si occupa delle risorse umane. Noi abbiamo una decina di quadri che gestiscono il controllo, la finanza, le risorse umane, l’information technology. Abbiamo ingegneri gestionali, statistici, economisti che vogliamo legare allo studio con la possibilità di portarli nel capitale ».

Che tipo di struttura è la vostra?

«Siamo 300 persone, all’incirca 170 avvocati e 130 dipendenti. Il fatturato aggregato l’anno scorso ha largamente superato i 20 milioni ».

Che differenza c’è tra una società di avvocati per azioni e una ‘normale’ Spa?

«Praticamente nessuna. La nostra fiscalità passa dalla cassa alla competenza (per gli avvocati è una bella rivoluzione), siamo a tutti gli effetti una società qualsiasi. I sindaci ci controllano i conti. Ed essendo una Spa, garantiamo la massima trasparenza sul mercato (i bilanci sono depositati) e abbiamo la possibilità di competere meglio con società di servizi nel nostro settore di mercato primario, il contenzioso bancario e il recupero crediti».

Parliamo allora del recupero crediti.

«E’ concentrato sul mondo bancario e parabancario: negli ultimi 10 anni si è caratterizzato sempre più verso un’attività massiva, non di dettaglio. Ormai gestiamo portafogli rilevanti di crediti. Da qui la necessità di industrializzare i processi, investire sull’informatica, sui dipendenti. Serve un’attività di gestione, di analisi tanto da poter dire che quella legale in questo filone rappresenta il 20-30%».

Quali sono i filoni prevalenti nel contenzioso tra banche e clienti?

«Da qualche anno essenzialmente due: l’anatocismo (la produzione di interessi da altri interessi, ndr) e l’usura. Sia chiaro, l’usura è praticamente inesistente: sentenze in questo senso non ne abbiano viste. Ma tentativi di far dichiarare interessi usurari ce ne sono in continuazione. Anni fa ci furono invece casi di natura diversa come l’Argentina, Parmalat, Lehman ».

Prima parlavamo delle partnership. Avete creato una nuova spa ‘La Scala Cerved’ partecipata da voi per due terzi e dalla società Cerved (primo operatore in Italia nell’analisi del rischio di credito e nel credit management) per un terzo…

«E’ in linea con quello che dicevamo. Nell’attività di recupero crediti abbiamo unito le rispettive competenze, integrando il know how tecnico-professionale e le competenze su sistemi e big data di Cerved con le competenze professionali, specifiche del settore, di La Scala».

Diritto e rovescio di FRANCESCO ROTONDI (*)
ESUBERI E ROBOT: LA STRANA COPPIA

AME pare che ci sia una grande confusione e nella confusione qualcuno spesso ci guadagna. Mi riferisco: 1) al tema occupazionale in Italia e alle ragioni di esso; 2) alla perdita dei posti di lavoro, ed alle varie ragioni che causano gli esuberi. Partiamo cercando di non confondere la disoccupazione con la questione della perdita del posto attualmente esistente. Dovendoci occupare del secondo tema e nello specifico nel settore del credito, devo constatare la strana accoppiata ‘robot-esuberi’ nelle banche! Non è così. Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad una continua contrazione dell’occupazione nel settore, non certo a causa della robotizzazione; attualmente abbiamo 12 banche in amministrazione straordinaria (forse di più) e non certo a causa del progresso tecnologico.

ORBENE, vi è chi vorrebbe cavalcare l’onda del cambiamento per giustificare una situazione che solo in minima parte potrebbe essere ricondotta ad esso, ma non è possibile e non sarebbe serio. Il sindacato ha fatto di tutto nel corso degli anni per scambiare le uscite con entrate di giovani e/o stabilizzazione ma, ahimè, pare che oggi non ci sia spazio nemmeno per questo se non in minima parte. Credo che il problema occupazionale del settore bancario sia da ritrovare nella scelta – magari non volontaria – imprenditoriale che ha visto generare le grandi aggregazioni, in politiche economiche errate, in manager magari poco capaci, ma certamente non nella robotizzazione. Il costo della crisi è elevatissimo. Il quadro generale si complicherebbe se effettivamente andassimo verso la riforma pensionistica cosiddetta ‘quota 100’, perché tutti gli ex dipendenti del settore, esodati con accesso al ‘Fondo di solidarietà’ vedrebbero accelerato il loro collocamento in pensione con due conseguenze interessanti: la prima, che riguarda i lavoratori che molto probabilmente vedranno un assegno pensionistico inferiore alle aspettative, la seconda riguarda la fiscalità che per l’assegno di solidarietà è agevolata. Quindi dobbiamo prendere definitivamente atto che un settore che per anni è stato privilegiato per svariate ragioni, oggi deve fare i conti con tanti meccanismi che si stanno rompendo e con l’impreparazione generale a saper affrontare il cambiamento.

(*) Giuslavorista, avvocato e co-founder di LabLaw

Di |2018-11-19T10:50:50+00:0019/11/2018|Lavoro|