OBIETTIVO LAVORO

Iper cerca addetti in vista del Natale

BOLOGNA

CON L’AVVICINARSI del Natale non mancano le occasioni da ‘Iper – La grande i’. La nota catena di ipermercati, che conta oltre 7mila collaboratori, è alla ricerca di personale e sta preparando diverse assunzioni su vari livelli di carriera. Con il periodo natalizio, ovviamente, il flusso di clienti aumenta e ad aumentare è anche il numero degli acquisti: a crescere, però, è in particolar modo il numero delle opportunità lavorative nel settore della grande distribuzione organizzata. Il gruppo è ben radicato al nord, dove è cresciuto e si è sviluppato, ma ha aperto diverse sedi anche nel centro Italia, in particolare nelle Marche e in Emilia-Romagna, dove è presente con i propri punti vendita a Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena), Pesaro e Civitanova Marche (Macerata). Le figure ricercate riguardano, nello specifico, addetti alle casse, addetti ai banchi e ai prodotti freschi (gastronomia, macelleria, panetteria), cuochi e specialisti del reparto ortofrutta. Non mancano, però, anche le occasioni nell’ambito organizzativo e dello staff: Iper ricerca specialisti dell’assicurazione qualità dei prodotti, responsabili marketing e comunicazione e junior buyer food, oltre a tante opportunità formative come tirocini e stage. Gli interessati alle future assunzioni previste all’interno del gruppo, possono consultare l’apposita sezione relativa alle carriere e alle selezioni sul sito internet di Iper: www.iper.it. I candidati possono rispondere direttamente, se interessati, inserendo il curriculum vitae nel data base aziendale.

Francesco Moroni


Salvate l’esercito dei liberi professionisti
Guadagnano in media 32mila euro
Ma per i più giovani il futuro è incerto

NEL 2016, sono circa 1.400.000 i liberi professionisti in Italia, pari al 6,1% degli occupati complessivi, con un reddito medio pro capite di oltre 32mila euro. Di questi, la maggioranza (1.032.000) è iscritta ad albi o ordini, con un reddito medio pro capite di poco superiore ai 40mila euro, mentre i professionisti non ordinistici, cioè le nuove professioni (free lance, professionisti indipendenti), sono 352mila con un reddito medio pro capite di 16.169 euro. È quanto emerge dalla ricerca presentata al convegno ‘Professionisti 4.0’ dedicato ai nuovi professionisti non ordinistici iscritti a Confcommercio Professioni.

TRA il 2008 e il 2016 sono questi ad aver registrato la maggiore crescita: +54,9% contro il +19,7% dei liberi professionisti e il +11,1% di quelli iscritti agli ordini. Nella categoria delle nuove professioni rientrano le figure regolamentate ma che non hanno ordini come, ad esempio, guide turistiche, amministratori di condominio, erboristi, consulenti tributari, informatici, wedding planner, designer, grafici, formatori. Tra il 2008 e il 2016, le attività che hanno registrato i maggiori tassi di crescita del numero di professionisti sono: istruzione e formazione (+147,4%), sanità e assistenza sociale (+98,1%), attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+64,2%), attività professionali, scientifiche e tecniche (+44,8%).

«IL NOSTRO obiettivo è di affermare un nuovo protagonismo per il lavoro autonomo professionale nell’economia della conoscenza e della rivoluzione digitale – ha detto Anna Rita Fioroni presidente di Confcommercio Professioni -. Il lavoro autonomo professionale è, infatti, sempre più la risposta alla richiesta di servizi professionali avanzati ed ad alto contenuto cognitivo ». «La nostra battaglia per l’equo compenso – ha aggiunto Fioroni – è una battaglia per l’autonomia dei professionisti che non potrà mai realizzarsi se non ci sarà vera indipendenza economica rispetto ai committenti più forti e soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Una prima risposta si è avuta con il collegato fiscale alla legge di bilancio 2018 che introduce il principio dell’equo compenso. Ma ancora non viene applicato. Va chiarito infatti – ha concluso – l’ambito di applicazione con particolare riguardo alle professioni non organizzate in ordini e collegi, per cui mancano i parametri dei decreti ministeriali previsti per le professioni ordinistiche».

SOTTO il profilo previdenziale, Confcommercio suggerisce alcuni interventi per i liberi professionisti. «La frammentarietà delle carriere lavorative – osserva l’associzione – con la connessa discontinuità della contribuzione richiede un incremento dei periodi rispetto ai quali individuare i versamenti dovuti per l’accesso alle prestazioni previdenziali. Occorre poi ripensare alle garanzie previste in caso di sospensione, riduzione o cessazione dell’attività lavorativa, attraverso la predisposizione di un sistema integrato di provvidenze economiche a sostegno del reddito e percorsi formativi, al fine di supportare il professionista nelle transizioni occupazionali». Secondo Confcommercio è anche «necessario incentivare tra i professionisti l’adesione alle forme della previdenza complementare, dal momento che a causa della discontinuità contributiva cui spesso sono soggetti, avranno più di altri necessità di integrare la loro pensione futura».

SMART WORKING AWARD 2018
Riorganizzazione ambienti lavorativi:
un premio per Intesa Sanpaolo

MILANO

INTESA Sanpaolo ha ricevuto lo Smart Working Award 2018 del Politecnico di Milano per l’innovazione adottata nel riorganizzare e ridisegnare gli ambienti lavorativi, in una proficua sinergia tra tutte le parti coinvolte: destinatari, Real Estate, IT e Risorse Umane. Intesa Sanpaolo è stata premiata per la realizzazione di ‘Hive – Il futuro al lavoro’, un progetto pilota che ha portato al rinnovamento del quarto piano del complesso di Piazza della Scala, sede della Direzione Global Transaction Banking diretta da Stefano Favale che fa parte della Divisione Corporate & Investment Banking guidata da Mauro Micillo. Hive è nato nell’aprile del 2016 dall’incontro di due esigenze: ospitare una funzione aziendale di recente costituzione, in un contesto immobiliare molto vincolante dal punto di vista architettonico, e rafforzare la coesione interna di un gruppo di lavoro formato da persone con provenienze diverse. Il progetto si è sviluppato coinvolgendo fin dall’inizio i destinatari degli spazi, che in un percorso condiviso con le funzioni Immobili e Logistica, Salute e Sicurezza, IT e Personale hanno ripensato assieme l’esperienza lavorativa quotidiana e predisposto un nuovo paradigma del lavoro, caratterizzato da processi volti all’efficienza, tecnologie di facile e rapido utilizzo, spazi improntati al benessere e comportamenti che favoriscano la condivisione e la responsabilizzazione.


«Intelligenza artificiale e robot
Il lavoro innova anche il diritto
Cambiano norme e professioni»

Luigi Manfredi
MILANO

«FABBRICHE che non avranno più persone, macchine che costruiranno macchine. Software sempre più performanti in grado di assumere decisioni autonome». E’ il dopodomani della rivoluzione tecnologica già in atto che disegna l’avvocato giuslavorista Franco Toffoletto, managing partner dello studio «Toffoletto De Luca Tamajo», esponente di Agi – Avvocati giuslavoristi italiani. Un mondo di robot capaci di sostituire i lavoratori se vogliamo banalizzare.

Avvocato, cosa sta succedendo?

«La legge di Moore (Gordon Moore, uno dei fondatori di Intel e pioniere della microelettronica, ndr) dice che la potenza di calcolo raddoppia ogni 24 mesi. Crescita della capacità di calcolo significa capacità di realizzare software sempre più performanti e invasivi. Gli sviluppi cui stiamo assistendo in tema di intelligenza artificiale sono particolarmente interessanti. Quando tutto questo determinerà la possibilità di costruire macchine che abbiano anche la capacità di assumere decisioni indipendenti è oggetto di discussione. Alcuni lo prevedono nel 2034, altri nel 2040. Ma è un processo già iniziato da tempo che però adesso sta assumendo una dimensione sempre più sofisticata».

Mestieri destinati a scomparire e altri a nascere…

«Sono già migliaia i posti di lavoro sostituiti dalle macchine. Quando io ho cominciato a lavorare, nel 1975, i computer non c’erano e gli uffici di contabilità contavano su organici imponenti. Ora un contabile fa il lavoro che nel ‘75 facevano in cento. L’impatto è molto significativo perché i software faranno sparire tanti mestieri per crearne altri. Il cambiamento è profondo e violento, impatta tutte le attività».

Quale sfida vi attende?

«E’ necessario un profondo mutamento dei modelli esecutivi, non solo di natura produttiva ma organizzativi in genere, sia nel privato che nella pubblica amministrazione fino alla scuola, all’università, alla formazione».

Il mondo del lavoro è pronto?

«Direi di no. E’ paradossale che le aziende non riescano ad assumere le figure di cui hanno bisogno e dall’altra parte l’occupazione stenti. Il fatto è che il ‘nuovo’ lavoro richiede sempre più conoscenza e scuola e università sono in ritardo ».

E giuridicamente?

«Ci sono tantissime implicazioni giuridiche di cui adesso è difficile immaginare le soluzioni perché bisogna regolamentare qualcosa che in parte non capiamo e in parte non è ancora successo ma succederà ».

E dal punto di vista del diritto del lavoro in particolare?

«E’ richiesto un intervento del diritto molto complesso perché non ci sono più la territorialità, la legge applicabile sul territorio, la giurisdizione applicabile sul territorio. Il territorio non c’è più. Inoltre…».

Inoltre…

«Internet ha anche cambiato il concetto di mercato: prima i mercati erano regioni territoriali. Oggi cinque dei primi dieci mercati non sono spazi territoriali, ma software. Sono Facebook, sono Linkedin, non connessi con un territorio: mercati fatti da miliardi di individui indipendentemente da dove questi si trovano».

Nell’economia digitale una delle nuove forme di lavoro è lo Smart working, il cosiddetto ‘lavoro agile’. Che caratteristiche ha?

«E’ una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa di tipo subordinato secondo una schema diverso. Presuppone che non ci sia un luogo di lavoro fisso alternativo a quello in azienda. Si lavora con schemi differenti dove non c’è più la prestazione quantitativa connessa con l’orario di lavoro, ma una prestazione connessa con i risultati, a progetto, che sembra quasi in contraddizione con lo schema del lavoro subordinato. Ma le tutele giuridiche sono le stesse. Cambiano solo modalità di controllo e modello organizzativo ».

Diritto e rovescio di LUCA FAILLA
LA STRATEGIA DEL GAMBERO

ECCO GIUNTO a compimento il piano di revisione della disciplina del contratto a termine – che ha coinvolto anche la somministrazione di lavoro – voluto dal Governo. Dopo la frettolosa emanazione a metà luglio del decreto legge noto come Decreto Dignità e la sua conversione in legge ad agosto 2018, la data dell’entrata a regime della riforma è il 1 novembre 2018. A compimento del percorso la Circolare del ministero del Lavoro di questi giorni che fornisce alcune (forse poche) precisazioni che aumentano le non poche difficoltà pratiche introdotte dal decreto. Mi riferisco in particolare al regime delle proroghe e dei rinnovi, al regime transitorio e ai limiti quantitativi. La Circolare precisa che la causale è sempre necessaria ogniqualvolta sia previsto il superamento del limite dei 12 mesi, quindi anche nelle ipotesi, ad esempio, in cui la proroga intervenga in relazione ad un contratto di durata inferiore al predetto limite ma la cui durata complessiva superi, proprio per effetto della proroga, il limite dei 12 mesi. Tale precisazione va letta congiuntamente a quella relativa al periodo transitorio laddove si specifica che la previsione del 1° novembre 2018, quale data prevista per l’applicazione delle novità in materia di proroghe e rinnovi aveva la finalità di sottrarre i rinnovi e le proroghe dei contratti in corso al 31 ottobre 2018 alla immediata applicazione dei nuovi limiti. Ma altresì a quella in cui si afferma che l’indicato periodo transitorio debba trovare applicazione anche con riferimento alla somministrazione di lavoro a tempo determinato, dimenticando che resta tuttora valida per la somministrazione di lavoro la possibilità, per la contrattazione collettiva, di prevedere specifici casi e durate delle proroghe. Il che si tradurrà in una complicazione per tutti, specie considerando l’introduzione del limite quantitativo del 30% per i lavoratori assunti, presso l’utilizzatore, sia con contratto a tempo determinato sia con contratto di somministrazione di lavoro.

QUALI conseguenze è dato trarre dall’entrata a regime della riforma? Che vi è certezza al momento di poter stipulare contratti a termine e contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato di durata massima, ciascuno, fino a 12 mesi. Tali contratti saranno difficilmente prorogabili perché le nuove causali sono di difficile applicazione pratica e che in caso di successione di un contratto a termine con un contratto di somministrazione di lavoro presso lo stesso datore di lavoro per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale, a partire dal 12 agosto 2018, il datore di lavoro dovrà in ogni caso avere cura di monitorare il numero complessivo dei contratti già stipulati e in corso, con le comprensibili difficoltà organizzative. * Giuslavorista, avvocato e co-founder LabLaw

Di |2018-11-12T12:17:20+00:0012/11/2018|Lavoro|