OBIETTIVO LAVORO

Edison, assunzioni in vista

MILANO

EDISON apre le proprie porte ed è pronta a selezionare personale per assunzioni e tirocini. L’azienda italiana attiva nei settori dell’approvvigionamento, produzione e vendita di energia elettrica, gas e olio grezzo rivolge le proprie offerte a diplomati, laureandi e laureati, per lo più in possesso della conoscenza della lingua inglese, ormai indispensabile: nel mirino anche giovani senza esperienza, che vengono inseriti prevalentemente come stagisti – con una retribuzione di circa 900 euro al mese. Le opportunità di lavoro vengono pubblicate sul portale web ‘Edison Lavora con noi’. Queste le posizioni aperte al momento, che fanno riferimento soprattutto all’area milanese: stage data analyst; specialista accounting, bilancio e reporting; petroleum egineer; junior project manager information security; smart meter technical operator; analista tecnico funzionale Ict, area short term gas e quality assurance specialist. Il gruppo è alla ricerca anche dei seguenti profili per la sede di Milano: Ict service manager; business analyst; compliance specialist; analista quantitativo; analista pianificazione finanziaria; Itc demand specialist area commerciale; energy markets & policy analyst; analista programmazione mercato; specialista misure e prove elettriche.

GLI INTERESSATI alle future assunzioni da parte di Edison possono candidarsi visitando la pagina dedicata alle ricerche in corso del gruppo, ‘Edison Lavora con noi’, registrando il proprio curriculum nell’apposito form online.


Il posto di lavoro sognato dai giovani
Ferrero in vetta alle aziende preferite
«Più merito e crescita professionale»

LA POSSIBILITÀ di lavorare in un ambiente internazionale, le ‘opportunità di crescita professionale e sviluppo’, ricevendo un trattamento economico che cresca nel tempo: queste le caratteristiche che i millennials e i ragazzi più giovani prediligono nella scelta del posto di lavoro. I giovani professionisti – con esperienza tra 2 e 12 anni di lavoro – e gli studenti (nati dopo il 1997, la cosiddetta Generazione Z) hanno scelto Ferrero come azienda più desiderata e attrattiva sul mercato in Italia. L’azienda di Alba ha battuto anche il colosso Google, secondo classificato stando alla ricerca di Universum, società internazionale leader nella misurazione dell’attrattività delle aziende, ‘Italy’s most attractive employer 2018’. Nella top 5 risultano anche Intesa San Paolo, UniCredit e Ferrari. ‘Innovazione’ è la parola con cui gli studenti di tutte le facoltà descrivono l’ambiente ideale di lavoro. «Siamo fieri di essere l’azienda più desiderata nel mercato del lavoro in Italia per i giovani professionisti – commenta Alessandro d’Este, presidente e ad di Ferrero Commerciale Italia –. Crediamo che l’azienda deve saper esprimere, con coerenza e nei fatti, un insieme di valori etici che i lavoratori condividano e di cui possano essere orgogliosi. Dobbiamo poi assicurare loro un luogo di lavoro in cui si sentano liberi di esprimersi, considerati e valorizzati, senza alcuna discriminazione. Dobbiamo poi saper mostrare una sensibilità alle esigenze personali dei dipendenti, che devono esser messi in grado di produrre i migliori risultati ed esser valutati per quelli». Infine, chiude d’Este, «offriamo ruoli e responsabilità che permettano loro di accrescere le competenze individuali, fornendo opportunità di crescita professionale internazionale e condizioni economiche in linea col mercato ».

LO STIPENDIO, del resto, risulta una componente sempre più importante: «Rispetto al 2017 aumenta nei millennials l’interesse per un’esperienza lavorativa che garantisca ‘alti guadagni futuri’ – sottolinea Claudia Tattanelli, Chairman of the strategic advisory board di Universum –, mentre i giovanissimi continuano a essere sensibili a un ambiente amichevole e cercano in azienda una figura che faccia da leader». Tra le nuove aziende nella classifica di Universum, la Rai rientra nella Top 30 scelta da chi studia business. Tra gli altri marchi figurano Kpmg, Accenture, EY, Chiesi, Lidl, Generali, The Boston Consulting Group, Pirelli, Coca Cola Hbc, Dallara, St Microelectronics, Siemens, Brembo, Bosch, Pwc, Bnl – Gruppo Bnp Paribas, Gsk, Deloitte, aziende riconosciute come le migliori per le loro attività organizzate nei campus universitari.

C’È ANCHE un discorso ‘social’, sempre più utilizzati per restare in contatto con i datori di lavoro: Facebook rimane la piattaforma più utilizzata dagli studenti intervistati, anche se aumenta la percentuale di chi sceglie Instagram e YouTube come strumento di fruizione dei contenuti. Ma proprio la rete può diventare veicolo per diffondere la propria ‘candidate experience’, ovvero dare un giudizio sulle proprie esperienze lavorative. Da questo punto di vista, «gli studenti chiedono alle aziende coerenza, trasparenza e chiarezza nell’immagine dell’esperienza lavorativa e della cultura interna. Si rischia di creare aspettative che verranno poi disattese creando una rapida catena di commenti negativi intorno all’azienda».

Andrea Bonzi


Licenziamenti, i nuovi indennizzi
«Ora è tutto in mano al giudice
Incertezza per i datori di lavoro»

Luigi Manfredi
MILANO

LA BOCCIATURA da parte della Corte Costituzionale di una norma – politicamente sensibile – del Jobs Act, cioè quella che regola i criteri di indennità di licenziamento nel contratto a tutele crescenti, oltre a provocare un prevedibile terremoto politico, mette gli operatori del diritto del lavoro davanti a inediti scenari. Scenari i cui contorni si possono già intravedere sia pur in modo ancora non netto, in attesa del deposito della sentenza. Facciamo il punto della situazione con l’avvocatessa Marina Olgiati, partner dello studio Trifirò & Partners.

Avvocato Olgiati, su quale aspetto specifico del Jobs Act è intervenuta la Consulta?

«I giudici costituzionali hanno dichiarato l’illegittimità dell’articolo 3 del decreto legislativo numero 23 del 2015, il cosiddetto Jobs Act, laddove prevede che in caso di licenziamento ingiustificato venga riconosciuta al lavoratore ingiustamente licenziato un’indennità predeterminata in funzione del solo criterio dell’anzianità di servizio. Il lavoratore, in caso di licenziamento ingiustificato, prima della sentenza della Corte sapeva che, se il suo rapporto di lavoro era durato un certo numero di anni, avrebbe percepito un’indennità fissa collegata all’anzianità aziendale».

Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale cosa cambia?

«La Corte ha stabilito che il criterio legato solo all’anzianità è contrario agli articoli 4 e 35 della Costituzione ed è in contrasto con il principio di uguaglianza e ragionevolezza. Viene restituita al giudice la discrezionalità nella determinazione dell’indennità. Rimangono fermi i limiti minimi e massimi (da 4 a 24 mesi, ora portati dal decreto dignità a un minimo di 6 fino a un massimo di 36 mesi). Ma il giudice, nel determinare l’indennizzo, ha la possibilità di decidere discrezionalmente l’entità avvalendosi di altri criteri ».

È già possibile determinare quali saranno i criteri che guideranno i giudici?

«Attualmente non sappiamo se la Corte li indicherà nella sentenza. Però prevediamo che il giudice possa avvalersi anche dei criteri indicati nell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori».

Cioè?

«Questa norma si applica ai licenziamenti illegittimi di lavoratori assunti ante 7 marzo 2015. E prevede tra i criteri, ad esempio, le dimensione dell’impresa, le condizioni delle parti e i carichi di famiglia. Pensiamo che si possa andare in questa direzione».

Cosa cambia, secondo lei, nell’ambito del contenzioso?

«Il Jobs Act, anche in virtù della certezza dell’indennità, aveva avuto un effetto deflattivo del contenzioso: le statistiche dicono che negli ultimi tre anni il contenzioso sui licenziamenti è calato del 50%. Ora invece è prevedibile un ampliamento, perché il lavoratore adesso può sperare di ottenere un’indennità significativa rispetto a quella predeterminata».

L’istituto dell’offerta di conciliazione come cambia?

«La norma non è stata toccata dalla Corte».

Il giuslavorista Michele Tiraboschi afferma che ci sarà ancora più caos nel mercato del lavoro. È d’accordo?

«Abbiamo meno certezze, questo sì, per la maggior discrezionalità del giudice, a meno che la Corte non indichi i criteri. Auspichiamo che intervenga il legislatore ponendo paletti».

Ritenete che una simile decisione possa disincentivare gli imprenditori ad assumere a tempo indeterminato?

«Adesso il datore di lavoro non ha più la certezza sui costi della cessazione del rapporto e ciò potrebbe avere un effetto disincentivante sulle assunzioni a tempo indeterminato ».

Chiudiamo con un altro effetto che, a vostro giudizio, può verificarsi…

«Oggi un lavoratore assunto a tutele crescenti e licenziato potrebbe ottenere un’indennità maggiore rispetto ad un lavoratore cui si applica l’articolo 18. Una disparità di trattamento».

Diritto & rovescio di FRANCESCO ROTONDI*
ESUBERI IN BANCA, ROBOT INNOCENTI

LA CRISI DELLE BANCHE e gli annunci periodici di miglia di licenziamenti, vedi in ordine temporale il recente piano di Deutsche Bank che prevede 7mila esuberi, centrano poco con i robot e la digitalizzazione in atto come molti, al contrario, si apprestano a sentenziare. Certo, l’intelligenza artificiale, l’home banking e tutto il resto sta rivoluzionando le modalità tradizionale di fruizione e di organizzazione dei servizi bancari, ma quanto è stretto il legame tra questo processo e i piani di ristrutturazione in atto? Ad oggi, molto poco. Ci stiamo interrogando da diverso tempo sull’impatto dell’intelligenza artificiale e della ‘digitalizzazione’ nel mondo bancario. Si prospettano scenari che normalmente vanno ai due poli, dall’ottimismo al pessimismo cosmico, senza che vi sia certezza alcuna sullo scenario e a volte forzando le letture dei fenomeni in corso. Quel che però stupisce è la mancata consapevolezza che il settore del credito ha già subito per anni e continua a subire: forti riorganizzazioni – con conseguenti esuberi – le cui cause nulla hanno a che vedere con l’avanzata dei robot.

TUTTE LE GRANDI ristrutturazioni bancarie sono state fondate, causate, originate da fattori diversi: grandi concentrazioni e fusioni, crisi di mercato e le legiferazioni nei vari Paesi – e a livello comunitario – sono le cause che possiamo continuamente riconoscere. È in questo nuovo contesto comunitario e di nuove regole del gioco che va rintracciata la causa dei processi di ristrutturazione in atto. In assoluta linea con quanto sopra esposto dobbiamo interpretare ciò che sta accadendo alla Deutsche Bank, il più importante istituto tedesco che in Europa conta circa 66mila dipendenti (di cui 42mila in Germania e 4mila in Italia), che ha annunciato temp fa oltre 7mila esuberi in tutto il mondo, Italia esclusa. Orbene, i tagli previsti non sono in alcun modo ‘figli’ dell’avvento tecnologico, bensì più banalmente delle ‘solite’ cause: mercato, organizzazione, politiche fiscali di alcuni Paesi, sanzioni amministrative, scelte manageriali errate, vedi i piani di espansione dell’attività di investimenti banking e scommesse finanziarie messi sotto accusa in Deutsche Bank. Queste concause hanno avuto un impatto micidiale sui conti del gruppo che ad inizio anno ha annunciato una perdita di 500 milioni di euro seguita alle più pesanti perdite dei due anni precedenti (2 miliardi nel 2016 e 6,8 miliardi nel 2015). L’impatto avuto dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale in questa débacle finanziaria è marginale. Morale: il robot non fa paura.

*Avvocato, giuslavorista, cofounder LabLaw

Di |2018-10-08T13:27:42+00:0008/10/2018|Lavoro|