OBIETTIVO LAVORO

PRIMO PIANO
Ingegneri e tecnici, Enel si amplia

BOLOGNA

IL GRUPPO ENEL è in cerca di personale nell’intero territorio nazionale. L’azienda attiva nel settore dell’energia sta portando avanti il piano assunzioni per il 2016–2020, che prevede la creazione di 3mila posti di lavoro. I nuovi inserimenti saranno effettuati in concomitanza con 6mila prepensionamenti previsti, per favorire il turn over del personale. L’iniziativa rientra nell’ambito del programma strategico di riassetto dell’azienda, incentrato sullo sviluppo delle nuove tecnologie e delle energie alternative. A Bologna, oltre a Milano, Novara e Roma, Enel è alla ricerca la figura di un proposal engineer, con laurea in Ingegneria Energetica, Elettrica o Meccanica con indirizzo energetico (o con tesi di laurea svolta in ambito energetico). Nell’area del nord-est Italia, si cercano invece tecnici laureati in Ingegneria Elettrica o Gestionale o che hanno conseguito un diploma di Perito Elettrotecnico. L’esperienza pregressa in posizioni simili è gradita, così come conoscenze relative a impianti elettrici, elettrotecnica e illuminotecnica, tecniche di progettazione e costruzione, criteri di esercizio e gestione impianti.

SULL’INTERO territorio nazionale, invece, Enel cerca una figura di junior global digital solutions’: il candidato ideale è laureato in Informatica, Ingegneria Informatica, Ingegneria Gestionale, Matematica, Statistica o Fisica. Gli interessati alle opportunità di lavoro attive possono candidarsi visitando la pagina ‘Enel Lavora con noi’, inviando il curriculum tramite l’apposito form online.


La scommessa di mister Kerakoll
«I laureati sono diamanti grezzi
Li trasformo nei manager di domani»

Antonio Del Prete

SASSUOLO (Modena)

«SONO alla ricerca di quelli che non vuole nessuno». Sembra l’incipit di una di quelle storie di riscatto sociale che piacciono tanto a Hollywood. E invece no. È l’offerta di lavoro avanzata da Kerakoll, leader mondiale nel settore dei materiali per la bioedilizia. Il ceo Gian Luca Sghedoni intende assumere 20 giovani neolaureati senza esperienza da avviare alla carriera di manager internazionale. Proprio così: prima l’assunzione, poi la formazione. Più o meno il contrario della tendenza in atto. Basta ascoltare le parole dell’amministratore delegato per comprenderne le ragioni e la visione.

«CERCA I MIGLIORI talenti che puoi trovare – dice Sghedoni, il cui pensiero sul tema ‘giovani e lavoro’ fa parte della filosofia dell’azienda da lui guidata –, crea le condizioni perché si possano esprimere e poi lasciali semplicemente lavorare». Tutto facile, apparentemente. Nient’affatto, la selezione è dura. Tanto per cominciare, chi si candida ad entrare nell’azienda di Sassuolo non deve superare i 26 anni di età. Inoltre, è richiesta una delle seguenti lauree: economia, management, marketing o ingegneria gestionale. L’inglese, neanche a dirlo, dev’essere perfetto. Fin qui le competenze, tutto sommato oggettive. A fare la differenza, tuttavia, saranno le qualità soggettive. Determinazione, passione, attitudine. In una parola: talento. Non a caso si chiama kerakoll4talent il progetto lanciato quattro anni fa da Sghedoni per costruire il vivaio dei manager del futuro.

«IO CREDO nei giovani e nella loro capacità di rompere gli schemi, di farsi trascinare dalla passione e di pensare differente, e di questa diversità ho fatto una filosofia di vita e di lavoro», spiega il ceo. È lui stesso a curare la scelta. Dice: «Nell’arco di oltre vent’anni credo di aver fatto quasi 3mila colloqui, un compito che non ho mai delegato perché ho sempre considerato il tempo dedicato alla ricerca e alla selezione dei talenti quello speso meglio». E aggiunge: «Sono convinto che le persone, quando sono speciali, fanno la differenza e tutto diventa possibile». In quel «tutto» c’è il percorso di un’azienda, Kerakoll, che dà lavoro a 1.400 persone, fattura 450 milioni di euro, il 45% dei quali alla voce export. Un colosso presente attraverso società controllate in 13 Paesi del mondo: Italia, Spagna, Polonia, Grecia, Francia, Regno Unito, India, Brasile, Germania, Portogallo, Stati Uniti ed Emirati Arabi. Mercati che diventeranno il pane quotidiano per i venti ragazzi che saranno assunti. Ma niente paura, tutto avverrà per gradi. Dopo la firma del contratto avrà inizio un programma formativo quinquennale. Ai primi sei mesi, dedicati alla formazione tecnica sui prodotti, alle analisi di mercato e della tipologia dei clienti, seguirà un anno vissuto sul campo in ambito tecnico-commerciale.

POI ALTRI SEI MESI da junior area manager e due anni da area manager. Tempo durante il quale l’’allievo’ gestirà un fatturato da 5-8 milioni di euro. Infine, dodici mesi nell’International Business Department con un ruolo operativo di management, marketing e produzione sui mercati internazionali. Un cursus honorum che prelude a una carriera in una delle consociate estere.

 

RICERCA ADP SUI LAVORATORI ITALIANI
Gli ostacoli alla carriera? Il favoritismo e l’età che avanza
Donne penalizzate dal ‘doppio lavoro’ in famiglia

MILANO

QUALI SONO I MAGGIORI ostacoli alla carriera secondo i lavoratori italiani? È a questa domanda che ha cercato di rispondere l’indagine ‘La forza del lavoro in Europa 2018’ condotta da Adp su un campione di oltre 9.900 lavoratori di Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Il primo grande ostacolo è l’età, il «è troppo tardi», sentito dal 16% degli italiani e che impaurisce più gli uomini delle donne (16,8% vs 14,8%). Ovviamente il dato colpisce gli italiani soprattutto a partire dai 45 anni, un’età in cui si è ancora comunque relativamente giovani. Secondo ostacolo, il favoritismo (15,2%), sentito soprattutto nella fascia 25-34 anni (18%) quindi quando si pongono le basi della propria carriera futura, la fascia più importante. Ne risentono più gli uomini (15,7%) delle donne (14,5%). Terzo ostacolo: la mancanza di opportunità. Va bene avere le competenze, ma se l’azienda non me ne dà la possibilità, come posso avanzare di posizione? L’8,7% degli italiani pensa di non avere neanche la possibilità di crescere, il 10,7% nella fascia 35-44 anni, gli anni in cui normalmente la carriera viene consolidata. Da segnalare poi i ‘bisogni familiari’ con il 6,6%, indicati da solo il 4,7% degli uomini e dall’8,9% delle donne, il che vuol dire che è ancora la donna a essere colei su cui fa carico l’organizzazione delle dinamiche familiari, a discapito della carriera. Il tutto in un contesto in cui i lavoratori italiani si sentono piuttosto sicuri delle proprie competenze: il 29,7% è molto convinto delle proprie capacità, il 55,4% lo è abbastanza e solo un 15% si dichiara insicuro. I più insicuri sono coloro nella fascia 45-54 anni; i super-abbastanza fiduciosi si concentrano nella fascia 16-24 anni.

Di |2018-10-02T09:24:26+00:0006/07/2018|Lavoro|