Obiettivo lavoro

IL CONCORSO
Porte aperte al Mef: 230 posti in palio

BOLOGNA

IN PALIO ci sono 230 posti. Il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) assume nuovo personale. I bandi di concorso sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale: gli inserimenti sono tutti a tempo indeterminato. Le posizioni sono aperte per il ruolo di collaboratore amministrativo, 80 con orientamento statistico ed economico quantitativo, 90 con preparazione economica-aziendale e contabile, 60 per profili con competenze economiche e finanziarie. Le persone assunte dopo il superamento degli esami saranno destinate agli uffici centrali o territoriali del ministero. La nuova scadenza per presentare le domande è fissata al 10 maggio, tra i titoli di studio richiesti per l’ammissione laurea triennale in Scienze dell’economia e in gestione aziendale. Inizialmente il termine era il 26 aprile, ma nei bandi la data era stata omessa per errore, dunque si è proceduto a fissare una nuova data: «Si considerano comunque valide le richieste già pervenute» precisa il Mef. L’iscrizione al concorso si effettua esclusivamente online, all’indirizzo www.concorsionline.mef.gov.it, ed è possibile identificarsi attraverso il sistema pubblico di identità digitale (Spid).

LA PROCEDURA concorsuale è costituita da due prove scritte e una orale, con un’eventuale prova selettiva se il numero delle domande dovesse superare ampiamenti, di almeno 6 volte, quello dei posti disponibili: in tal caso, il 5 giugno prossimo saranno resi noti data, ora e luogo della preselezione.


Shakejob, trovi il cuoco con la app
«Un antidoto contro il lavoro nero
I giovani non temano la precarietà»

Giuseppe Catapano

MILANO

IL FLASHMOB di Milano con lo slogan ‘Il lavoro nero non ha un buon sapore’ è stato il momento dimostrativo. «Sia chiaro: noi siamo contro ogni forma di sfruttamento». Dalle parole ai fatti, ecco l’idea: un’app dedicata al settore della ristorazione – Shakejob – nata proprio con l’obiettivo di contrastare il lavoro irregolare. Così Openjobmetis vuole confermarsi realtà in grado di «rispondere alle esigenze del mercato» e anticipare la concorrenza. Un po’ come accaduto a fine 2015 quando si è quotata inBorsa, unica realtà italiana del settore a farlo. Shakejob è l’ultima scommessa di Rosario Rasizza, ad dell’azienda nonché presidente di Assosomm, l’associazione italiana delle agenzie per il lavoro.

Rasizza, come funziona l’app?

«La premessa è che le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione sono tra quelle con il maggior numero di persone impegnate senza contratto regolare: un quarto delle sanzioni per il lavoro in nero viene proprio da questo comparto. Shakejob può essere la risposta tecnica di aiuto sia per chi assume sia per chi cerca un’occupazione: mette in contatto, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, domanda e offerta».

In che modo?

«I ristoratori possono ricercare personale in qualsiasi momento, ricevere le candidature in tempo reale e assumere la persona che reputano più adatta attraverso un contratto di somministrazione, tutto tramite l’app, in pochi minuti e nel pieno rispetto della normativa sul lavoro. Openjobmetis provvede in seguito all’emissione della busta paga per il lavoratore, sgravando chi assume da ogni ulteriore onere burocratico amministrativo».

Com’è nata l’idea?

«Da quattro studenti dell’Università Liuc di Castellanza che mi hanno contattato dopo essersi visti rifiutare il finanziamento da una banca. Mi è sembrata una proposta interessante e l’abbiamo sviluppata. Shakejob nasce da un bisogno concreto, quello di flessibilità tipico del settore della ristorazione in cui, ad esempio, occorre sostituire un collaboratore malato o trovare una risorsa in più durante i picchi. Parliamo di realtà per lo più familiari e di piccole dimensioni».

Una sorta di voucher elettronico.

«L’app è stata lanciata proprio quando sono stati aboliti i voucher, ma è una coincidenza. Per il 90% gli utilizzatori sono studenti che, per non pesare sulle famiglie e senza trascurare lo studio, lavorano saltuariamente. Siamo partiti con un test a Varese, poi abbiamo esteso con successo l’iniziativa a Milano, Firenze ed altre città».

Non sono mancate le critiche al sistema della somministrazione: si accusano le agenzie di creare precarietà.

«L’esempio può essere costituito proprio dagli studenti che usano Shakejob: a me sembra giusto dare a queste persone che possono lavorare solo saltuariamente la possibilità di farlo, nella legalità. Oggi non ci sono alternative legali per contrattualizzare queste attività».

Tutto questo può essere replicato per altri settori?

«La piattaforma è pronta e applicabile, con pochi accorgimenti, in altri settori come il commercio al dettaglio o gli impieghi stagionali legati al turismo estivo o invernale. La si smetta di pensare che le forme di lavoro non a tempo pieno siano sinonimo di sfruttamento. I tempi sono cambiati e anche la mentalità delle persone deve farlo. Inoltre le tecnologie, come quelle legate all’Industria 4.0, stanno mutando profondamente lo scenario di riferimento, anche con nuove opportunità di lavoro. È sicuramente un’occasione importante per i giovani, a cui consiglio di darsi obiettivi professionali chiari molto presto, già in età scolastica. Questo fa la differenza. Non è detto che ci si debba per forza laureare con 110 e lode, si può anche imparare a fare un mestiere».

Openjobmetis ha chiuso il 2017 con 584 milioni di ricavi, in crescita di quasi il 27%. La quotazione in Borsa è stata una scommessa vinta?

«È stata come la nostra laurea. Una scelta giusta, pensata fin dalla costituzione della società e di cui vado orgoglioso».

Smart working
Spazi di lavoro flessibili per professionisti
Regus punta sull’Italia e apre 20 strutture

MILANO

LA CHIAMANO ‘Workplace revolution’: la rivoluzione degli spazi nel mondo del lavoro, grazie anche all’espansione dello smart working. Cambiano le regole e Regus – brand del colosso IWG – scommette forte nel mercato italiano. Entro la fine del 2018, il primo fornitore al mondo di spazi di lavoro flessibili è pronto ad aprire in Italia 20 nuove location, arrivando a un totale di 60 unità. Grazie ai nuovi investimenti, la presenza di Regus – presente con strutture a Milano, Verona, Torino, Genova, Bologna, Bergamo, Brescia Padova, Roma e Napoli – salirà da 72.000 a 109.000 metri quadrati distribuiti in 13 città: spazi completamente organizzati, in cui professionisti, manager e dipendenti possono lavorare in maniera flessibile, conciliando la vita lavorativa e famigliare e razionalizzando i costi. «La nostra rete italiana è in costante crescita», spiega Mauro Mordini, Country manager di Regus in Italia (nella foto a destra), che riporta i numeri dell’Osservatorio del Politecnico di Milano: nel 2017 si è registrato un aumento degli smart worker del 14% rispetto al 2016. Oggi interessano l’8% del totale dei lavoratori del campione. «La tendenza è facilitata dalle nuove tecnologie che rendono più semplice il lavoro da remoto e noi facilitiamo questo processo, offrendo servizi sempre più moderni», chiude Mordini.

Di | 2018-05-14T13:14:04+00:00 17/04/2018|Lavoro|