OBIETTIVO LAVORO

In primo piano
Tinaba cerca ambasciatori del fintech

L’azienda arruola ragazzi in 11 città per promuovere l’app di pagamenti

BOLOGNA

L’OBIETTIVO è chiaro: fare promozione permettendo a studenti universitari, neolaureati e giovani professionisti di entrare a far parte del mondo fintech. Prende il via il ‘Tinaba city ambassador program’ (Tcap), un’accademia che consentirà di conoscere il mondo della tecnologia finanziaria grazie a Tinaba, l’app per trasferire e gestire denaro senza costi di commissione. I nuovi ambasciatori dovranno far conoscere lo strumento in 11 città selezionate, tra le quali anche Bologna e Parma (le altre sono Venezia, Verona, Genova, Firenze, Padova, Palermo, Salerno, Brescia e Roma). Gli aspiranti ‘messaggeri’ possono presentare la propria candidatura attraverso la piattaforma www.tinaba.it/tcap, mandando il proprio curriculum e un video (massimo 1 minuto) o una lettera motivazionale (massimo 150 parole). La selezione durerà fino al 15 aprile, poi gli ambasciatori scelti parteciperanno a un percorso di formazione a Milano per conoscere il team interno di Tinaba. La durata del programma sarà di 6 mesi, conclusione prevista il 30 ottobre. La tipologia dell’esperienza offerta con il ‘Tinaba city ambassador program’ è di tipo collaborativo: gli ambasciatori non dovranno svolgerla full time, ma sarà necessario che trascorrano l’80% del proprio tempo nella città per la quale si candidano. Per loro è previsto un compenso iniziale fisso di 2mila euro con ulteriori incentivi e premi sulla base delle performance.


Caccia ai manager del made in Italy

Il segreto per sfondare all’estero
è trasmettere il valore del marchio

Luca Balzarotti

MILANO

MANAGER in grado di far decollare il made in Italy fuori dai confini nazionali. Marco Boido, head hunter di Transearch, li cerca con profili precisi: «Capacità di condividere i valori dell’impresa italiana che rappresentano all’estero. Abilità nell’adeguarli al contesto sociale del mercato dove si intende promuovere il made in Italy. Solo così si ottengono risultati pari agli investimenti».

Si trovano?

«Sì, ma con difficoltà. Sono requisiti specifici».

Perché?

«Ogni azienda italiana si caratterizza fortemente per i valori dell’imprenditore che la conduce. Valori che si traducono poi nell’idea di business realizzata. Esistono tanti valori quanti sono gli imprenditori e basta questa caratteristica del nostro sistema produttivo per immaginarne la complessità: ogni azienda è diversa dall’altra. Il primo passo è trovare un manager che esprima i valori della proprietà. Ma non basta per avere successo all’estero: occorre saperli proiettare in uno scenario internazionale diverso da quello di partenza. Che richiede adeguamenti precisi».

Qual è il manager più indicato per raggiungere questo obiettivo?

«Occorrono profili in grado di coniugare competenze professionali e personalità. La componente caratteriale ha un peso importante, così come la capacità di essere flessibili e di saper assorbire culture diverse dalla propria».

Dove attinge maggiormente? In Italia o all’estero?

«Ci sono due tipi di ricerche: manager in Italia per aziende con base in Italia, oppure direttori di filiali da reclutare all’estero, purché siano in grado di adattarsi alla mentalità italiana. Chi lavora in questo campo deve essere un ambasciatore dell’italianità all’estero».

Qual è il target anagrafico di riferimento?

«Varia a seconda del livello di responsabilità della mansione. Se cerchiamo una figura di alta dirigenza, il riferimento è tra i 45 e i 50 anni. Più basso è il livello e più si scende con la carta d’identità».

Quali settori e quali aziende hanno saputo investire con maggiore efficacia nell’internazionalizzazione?

«Nell’alimentare potrei fare nomi di marchi della pasta che noi troviamo nei supermercati e che, fuori dall’Italia, non si acquistano solo per il prodotto, ma per quello che il marchio veicola. La stessa pasta che da noi è una delle tante, negli scaffali della grande distribuzione di Singapore viene comprata perché è simbolo del made in Italy di qualità. Questo perché i manager hanno saputo veicolare questo messaggio all’estero. Ma anche nel settore tecnico non mancano aziende che si fanno apprezzare».

Che margini di ricavi offre alle aziende italiane l’internazionalizzazione?

«Enormi. Innanzitutto perché, oggi, è la risposta migliore per difendersi dagli effetti della globalizzazione. Poi perché saper interpretare nel modo corretto l’italianità all’estero consente di trovare mercati di nicchia in cui l’azienda può riposizionarsi. E infine, aspetto non secondario, è possibile alzare il livello di posizionamento di un prodotto rispetto al quadro italiano e di conseguenza adeguare il prezzo».

 

PROFILO DI UN PROFESSIONISTA
Consulente internazionale d’esperienza
Da 20 anni è alla ricerca di amministratore

MARCO BOIDO è un consulente internazionale che vanta una lunga esperienza in incarichi di ricerca cross-border o internazionali. Svolge attività di executive search da oltre 20 anni e ha una conoscenza approfondita del settore industriale, del mondo health care e dei beni di largo consumo e alimentari. Prima di entrare in Transearch è stato Senior Partner presso Signium International Italy. Precedentemente aveva fondato e sviluppato Boido & Partners / Dianasearch, una boutique indipendente di executive search confluita in Signium International dopo 10 anni di attività. La sua prima esperienza nell’ambito della ricerca di dirigenti è stata in Eurosearch Consultants. Prima di occuparsi di executive search, Boido ha lavorato in aziende multinazionali con responsabilità operative: Managing Director di Ice Italia, Direttore Vendite (per il Mediterraneo, Medio Oriente e Africa Orientale) presso Uniroyal Chemicals e Sales & Marketing Support in Norsk Hydro. Si è laureato in ingegneria presso l’Université Libre de Bruxelles (Belgio) e ha conseguito il Master in Business Administration presso Insead (Fontainebleau, Francia).

Di | 2018-04-09T10:25:49+00:00 27/03/2018|Lavoro|