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Il Club del Sole cerca 100 animatori

FORLÌ

CLUB DEL SOLE assume ancora. Il network forlivese di camping e villaggi turistici cerca 100 giovani animatori per la stagione 2018. I candidati saranno selezionati da Metamorfosi Animazione, la società che gestisce le attività di intrattenimento nelle 11 strutture Club del Sole sul territorio nazionale, in Abruzzo, Emilia Romagna, Veneto e Toscana. «La selezione – fa sapere la società – si rivolge a giovani che si avvicinano al mondo dell’animazione per la prima volta, ma anche a quanti siano già preparati come cantanti, ballerini, dj, hostess, sportivi, educatori per bambini, baby sitter». I candidati selezionati avranno l’opportunità di seguire un corso di formazione specifico. I requisiti per partecipare alla selezione sono un’età tra i 18 e i 30 anni, disponibilità a lavorare almeno 2 mesi, bella presenza, predisposizione al lavoro di gruppo, buone capacità di comunicazione e conoscenza di almeno una lingua straniera. Le posizioni aperte riguardano le attività di mini club (per bambini-ragazzi dai 3 ai 13 anni), accoglienza (hostess info-point), sport (tennis, calcio, fitness, assistenti bagnanti), performer (ballerini, cantanti, attori, piano bar, maghi, giocolieri), tecnici (costumisti, scenografi, tecnici audio-luci, deejay, fotografi) e responsabili di settore (capo-villaggio, capo-animazione, direttori artistici, coreografi). Curriculum e foto all’email hr@metamorfosi.it.


Industria 4.0, opportunità per i giovani
«Le aziende italiane cambiano pelle
Formare i nuovi operai è la sfida»

Giuseppe Catapano

ROSÀ (Vicenza)

TRA competence center, formazione continua dei dipendenti all’interno dell’azienda e un riordino del sistema scolastico, il 2018 è l’anno in cui la riforma di Industria 4.0 entra nel vivo.

Federico Visentin, quale è stato finora l’impatto della digitalizzazione?

«Industria 4.0 non nasce certo oggi. Dopo la crisi, molte aziende si sono adattate ai cambiamenti, con l’obiettivo di rispondere all’esigenza di competitività, anche attraverso il ricorso alla digitalizzazione. Il supporto dell’automazione può essere determinante per una crescita della produttività, ma il processo è da gestire in maniera adeguata anche per quel che riguarda la competenza degli addetti».

E le aziende italiane stanno ricorrendo alle nuove tecnologie?

«A macchia di leopardo. Esistono realtà dello stesso territorio e anche dello stesso settore con destini opposti. Ci sono quelle che funzionano e quelle che invece hanno difficoltà: le prime hanno investito in tecnologia e formazione del personale in modo da essere competitive, le seconde no. Per quanto riguarda l’automazione di processo e l’informatizzazione delle fabbriche c’è un’accelerata, in parte determinata dagli incentivi».

Lei ritiene che la formazione sia cruciale, oggi più che mai.

«È la vera sfida del momento. Non solo a livello di secondaria superiore, ma anche a livello di alta formazione: ne è un esempio Business school Cuoa».

E qui entrano in gioco le nuove competenze richieste al personale. Non è una grande occasione soprattutto per i giovani?

«Affidare certe tecnologie avanzate ai vecchi attrezzisti è molto più difficile. Un’impresa in crescita può inserire nuove leve affidandosi ai giovani che hanno capacità di assimilare le nuove tecnologie più rapidamente. È una svolta, perché fino a qualche anno fa la formazione di un ragazzo si portava avanti anche affiancandolo a un maestro. Oggi l’esperienza vale un po’ meno del passato e per le aziende c’è l’opportunità di procedere a un ricambio generazionale».

Quelle che non hanno possibilità di inserire nuovo personale devono puntare sulla formazione delle risorse già in organico?

«Certo, e infatti nel contratto di categoria che abbiamo rinnovato come Federmeccanica si prevedono 24 ore in 3 anni; non è un impatto da poco. Ma c’è comunque chi ci chiede di stimolare il governo a favorire il ricambio, un sostegno per l’ingresso dei giovani e la ricollocazione di chi giovanissimo non è più. Se non c’è gente in grado di gestire la tecnologia si rischia di diventare cattedrali nel deserto. Industria 4.0 accelera la necessità di rinnovare piani e progetti di formazione».

C’è chi sostiene che la digitalizzazione possa cancellare posti di lavoro. È vero o no?

«No. Un esempio che riguarda la mia azienda: prima avevo quattro persone che lavoravano a un forno per i metalli che raggiunge temperature fino agli 800 gradi, oggi al loro posto ci sono delle macchine; quelle persone non sono state lasciate a casa, ma ricollocate. E allora ci sarà bisogno di meno manovali generici e più persone con competenze superiori. Cambiano le professionalità».

L’alternanza scuola-lavoro sta dando i risultati sperati?

«Se vogliamo farla decollare, in modo da trovare aziende disposte a ospitare il milione e mezzo di ragazzi coinvolti e a contribuire attivamente alla formazione, c’è bisogno di dare incentivi alle imprese. So che questa mia richiesta genera reazioni contrarie, ma tornerò alla carica col nuovo governo. Occorre innescare una rivoluzione culturale, è un discorso educativo e di responsabilità sociale».

IL PROFILO

Un imprenditore in prima linea nell’automazione
Vicepresidente nazionale di Federmeccanica

È PRESIDENTE e amministratore delegato della Mevis, l’azienda di famiglia a Rosà – nel Vicentino – che produce molle e componenti meccanici. Ed è vicepresidente nazionale di Federmeccanica con delega all’Education: entrato nel 2013 nella squadra di Fabio Storchi, un anno dopo ha promosso e sviluppato il progetto pilota dell’alternanza scuola-lavoro ‘Traineeship’ in accordo con il Miur e con la collaborazione di numerose associazioni territoriali di Confindustria. Federico Visentin è un imprenditore esperto di formazione a tutto tondo: è il sostenitore di ‘Eureka! Funziona!’, il programma di Federmeccanica nato con l’obiettivo di sviluppare le competenze interdisciplinari e l’attitudine al lavoro dei bambini delle scuole primarie, e dal 2016 è presidente del Cuoa, una delle più importanti business school italiane che da 60 anni svolge attività di formazione e diffusione della cultura imprenditoriale e manageriale. Dall’alto del suo osservatorio fatto di esperienza e competenza, Visentin ha una certezza. «Industria 4.0 è una svolta: aspettiamoci un cambiamento anche nel tipo di professionalità richieste: la digitalizzazione alza l’asticella delle conoscenze». g.c.

 

 

Di | 2018-05-14T13:14:08+00:00 12/03/2018|Lavoro|