OBIETTIVO LAVORO

In primo piano
Salmoiraghi e Viganò, assunzioni in vista

BOLOGNA

OTTICI, addetti alle vendite, responsabili di negozio e stagisti: sono questi i profili professionali richiesti da Salmoiraghi e Viganò in Emilia Romagna e Marche, nella sezione Lavora con noi del suo sito www.salmoiraghievigano.it Nato nel 1974 dalla fusione di due marchi creati rispettivamente da Angelo Salmoiraghi e Angelo Viganò a metà dell’Ottocento, Salmoiraghi e Viganò è un retailer italiano leader nel settore dell’occhialeria con circa 430 punti vendita distribuiti sul territorio nazionale. Dalla fine del 2016 la società è entrata a far parte del Gruppo Luxottica. TRA LE 54 posizioni aperte segnalate sul sito aziendale, 8 sono relative a richieste di personale in Emilia Romagna e Marche. In particolare, in Emilia Romagna sono richiesti un ottico a Ravenna, un addetto vendita part time a Sassuolo (Mo) e un responsabile di negozio per il negozio di Bologna centro in via Indipendenza. Nelle Marche invece si cercano un addetto vendita part-time a Grottammare (AP), un ottico part time nel punto vendita di Pesaro e un ottico per lavoro ad Ancona. Gli interessati possono candidarsi sul sito internet dell’azienda www.salmoiraghievigano.it/lavoraconnoi (foto di repertorio).


 

Lavorare da casa un giorno al mese
Findus apre la strada alla flessibilità
«I dipendenti felici producono di più»

Andrea Bonzi, ROMA

«IL CAPITALE UMANO è l’elemento principale su cui ruota la fortuna di un business». Valerio Vitolo, direttore delle Risorse umane e legale di Findus Italia e Nomad Foods Sud Europa, presenta così la sperimentazione sullo smart working appena attivata nella sede di Roma, dove operano un centinaio di addetti amministrativi. Tra le misure introdotte, la possibilità di lavorare un giorno al mese da casa propria, una maggiore flessibilità in ingresso e uscita (da 45 minuti si passa a 90) e aperitivi aziendali utili per fare squadra.

Direttore Vitolo, come è nata l’esigenza di una maggiore flessibilità lavorativa alla Findus? «Nonostante il brand, la nostra realtà è già piuttosto piccola e informale: lavoriamo in open space, non ci sono uffici chiusi. A fine 2016, alcuni segnali – come qualche dimissione inattesa – ci hanno dato la sensazione che il clima non fosse dei migliori. Ad aprile il leadership team si è posto l’obiettivo di cambiare marcia».

Come vi siete mossi? «Abbiamo deciso che sarebbe stato meglio ascoltare le esigenze dalla base e, dunque, abbiamo affidato a un gruppo di lavoro misto – per età, anzianità in azienda e reparto di appartenenza – il lavoro su un progetto che proponesse azioni migliorative per la collettività. Abbiamo invitato queste persone a condividere le proposte con i team di appartenenza, senza affidarci a consulenti esterni. In autunno le proposte sono state presentate e sono state accettate dai lavoratori con un applauso».

Spieghi in dettaglio le misure «Il progetto si chiama FinduSmart, e prende spunto dal ‘lavoro agile’ che viene incontro a diverse esigenze: il bilanciamento tra attività lavorativa e vita privata, il nodo dei trasferimenti, particolarmente pesanti in una città come Roma, e gli effetti sul portafoglio e sulla sostenibilità ambientale, visto che si riducono gli spostamenti. Un giorno al mese, infatti, il dipendente può decidere di lavorare da casa: è un primo passo, abbiamo intenzione di estendere questo tipo di pratica».

Avete avuto già i primi feedback dai lavoratori? «È ancora presto, perché il tutto è partito l’8 gennaio. Il percorso ha richiesto tempo: tutti i collaboratori hanno avuto il laptop con i software necessari e lo smartphone che garantisce il collegamento. Abbiamo dovuto fare accordi individuali con tutte le persone e formarli anche sulla sicurezza, visto che il posto di lavoro diventa la scrivania di casa. Ad aprile faremo il primo bilancio delle misure».

Avete anche aumentato la flessibilità in entrata e in uscita… «Sì, raddoppiando la fascia di tolleranza da 45 a 90 minuti. Del resto, in una città come Roma, è indispensabile sia per chi si sposta coi mezzi pubblici sia per chi lo fa con l’auto propria. L’obiettivo è creare un tale senso di responsabilità che non sia fondamentale mettere paletti sull’orario di ingresso e di uscita».

Ci sono anche gli aperitivi aziendali… «Al quinto piano abbiamo una mega sala riunioni con una cucina che il team Ricerca e sviluppo usa per testare i prodotti, poi c’è un bar e una terrazza, molto godibile d’estate. In occasione dei townhall (riunioni con tutti i collaboratori, ndr) abbiamo deciso di abbinare un aperitivo per cementare i rapporti tra le persone, che possono trattenersi in uno spazio di ristoro per discutere non solo di lavoro».

La felicità aumenta la produttività? «Crediamo che, in un ambiente rilassato e felice, qualunque persona renda di più, piuttosto che lavorare aspettando solo che scorrano le lancette dell’orologio. Purtroppo è difficile da quantificare matematicamente, non ci sono indici con cui misurare questo aspetto, e ciò fa sì che non gli si dia la dovuta importanza. Fatto sta che anche solo l’annuncio di questo piano d’azione per migliorare il clima ha prodotto un risultato: il 2017 è stato per noi un anno record, siamo cresciuti a doppia cifra».

I DATI DEL POLITECNICO
Oltre 300mila dipendenti coinvolti in Italia
Potrebbe far guadagnare 13 miliardi in più

ROMA

LO SMART WORKING è già una realtà in diverse aziende. Si calcola – dati dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano – che in tutta Italia siano oltre 300 mila i dipendenti interessati dal lavoro da casa, per uno o più giorni al mese. Ma il numero è in grande progressione: +14% sul 2016 ma addirittura +60% rispetto al 2013. Per ora lo smart working sembra più gradito dalle grandi aziende: i progetti attivati coinvolgono il 36% delle grandi aziende e solo il 7% delle piccole e medie. Lo spazio per aumentare questa tipologia di lavoro, dunque, non manca. Ma come cambia la produttività? L’Osservatorio stima un incremento medio del 15% che, calcolando almeno 5 milioni di lavoratori che potrebbero fare smart working in Italia, porta il guadagno di produttività quantificabile in 13,7 miliardi di euro. Aumenta anche la soddisfazione per la propria attività: solo l’1% degli smart workers si lamenta, contro il 17% dei lavoratori tradizionali; la metà è pienamente soddisfatta delle modalità di organizzare il proprio lavoro (22% per gli altri), il 34% ha un buon rapporto con i colleghi e con il capo (16% per gli altri)

Di | 2018-05-14T13:14:15+00:00 22/01/2018|Lavoro|