Ravenna più vicina all’Europa
«Polo logistico per il continente
grazie alle autostrade del mare»

Lorenzo Tazzari

RAVENNA

DANIELE Rossi, 57 anni, una laurea in Giurisprudenza, una carriera spesa tra gestione di fondi di investimento negli Stati Uniti, manager in Eni-Saipem, Rosetti Marino e poi all’estero è da quattro mesi presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Centro settentrionale, il porto di Ravenna. A lui il non semplice compito, soprattutto per le beghe burocratiche che accompagnano ogni progetto, il compito di rilanciare sotto il profilo infrastrutturale, uno dei principali scali italiani, leader nelle merci alle rinfusa.

Rossi, a fine 2016 il porto di Ravenna ha registrato una movimentazione complessiva di 26 milioni di tonnellate di merce. I primi tre mesi dell’anno sono invece negativi. Colpa del mercato, in generale, o ci sono problematiche specifiche legate al mancato approfondimento di due metri dei fondali?

«I primi mesi del 2017 non sono positivi sicuramente per l’andamento del mercato in generale. Per noi credo si tratti di un fattore stagionale e quindi conto in un recupero durante l’anno. Certo, il mancato approfondimento dei fondali comporta la perdita di opportunità. All’imboccatura del porto è presente un dosso che non ci ha costretto a respingere navi ma creato certamente molti problemi, risolti soltanto con la collaborazione di tutto il mondo portuale. In ogni caso la draga è al lavoro e a fine mese il dosso non ci sarà più. Di certo, con i fondali a -12,50 metri daremo respiro a tutta l’attività portuale».

Nel piano operativo triennale (il primo che porta la sua firma) ribadisce che non si scaverà più fino a 14,50 metri, come da vecchio progetto, ma fino a 12,50. Perché questa scelta e quale timing si è dato?

«La scelta dei 12,50 metri è funzionale a rendere il porto maggiormente efficiente in tempi brevi e ci consente di ridurre il quantitativo di materiale da escavo da depositare. Ciò ci consente di utilizzare soltanto siti che già abbiamo a disposizione. Ciò non significa che il progetto originale sia stato abbandonato. Ma abbiamo calendarizzato due step: 12,50 metri nel giro di qualche anno, 14,50 nel medio lungo periodo, quando avremo ulteriori spazi dove depositare il materiale da escavo ed avremo realizzato l’impianto per il trattamento. Il timing? Dovremmo essere pronti con la gara d’appalto per l’escavo e altre strutture logistiche portuali nei primi mesi del 2018 e avviare i lavori tra fine anno e inizio 2019».

Aver abbandonato il progetto -14,50 rischia di far perdere al porto di Ravenna traffici importanti?

«No. La scelta dei 12,50 è dettata non solo da condizioni tecniche, ma anche dalle indicazioni raccolte tra gli operatori portuali sommate alle analisi prospettiche dei traffici in Mediterraneo. Per i prossimi anni riteniamo questa profondità sufficiente per accogliere le navi che potenzialmente possono far scalo nel porto ravennate ».

A che punto è il progetto per il nuovo terminal container?

«Il progetto va avanti ma non costituirà una caratterizzazione tipica del nostro scalo. Il core business al quale puntiamo è rappresentato dalle rinfuse, dai traghetti delle Autostrade del mare che auspichiamo vengano sviluppate. I container sono un completamento importante dell’offerta portuale, tarato sulle dimensioni commerciali dello scalo».

Lei ha detto che presto saranno disponibili nuove aree retroportuali per la logistica e ha lanciato un appello agli imprenditori affinché investano su Ravenna. A cosa punta?

«L’idea è quella di creare un polo logistico che possa beneficiare di due importanti fattori di competitività di Ravenna. Il primo è che siamo l’unico porto italiano con aree libere a ridosso delle banchine portuali. Gli altri porti sono soffocati per mancanza di spazi. Il secondo fattore è dettato dai collegamenti che abbiamo oggi in porto e che stiamo potenziando con l’accordo siglato da Comune, Ferrovie e noi. Quindi porto-aree libere-ferrovie-strade possono fare di Ravenna un importante polo logistico europeo».

Terminal crociere. Decollerà con la nuova proprietà turca di Global Ports Holding?

«Sicuramente il terminal crociere crescerà perché Global è un operatore specializzato nel settore e anche per gli interventi migliorativi che faremo noi. Non saremo concorrenziali con porti più blasonati del nostro per le crociere, ma margini di crescita ci sono».