NUOVI STRUMENTI PER INVESTIRE

I fondi a lungo termine dopo i Pir
Muzinich crede nell’economia reale
«Così faremo correre le imprese»

Andrea Telara

MILANO

UNA SIGLA di 5lettere, Eltif, che in inglese significa European long term investment funds, cioè fondi europei che investono con un obiettivo di rendimento nel medio e lungo termine. Sono una nuova categoria di strumenti finanziari che, nei prossimi anni, potrebbe portare cambiamenti significativi nell’industria del risparmio del Vecchio Continente. Italia compresa, dove le società di gestione guardano con sempre maggiore interesse agli investimenti nell’economia reale e nelle piccole e medie aziende. Oggi, molte imprese d’eccellenza del made in Italy hanno un crescente bisogno di canali di finanziamento alternativi alle banche, soprattutto dopo la crisi dell’ultimo decennio che ha scosso l’intero settore creditizio internazionale. È per questa ragione sono nati gli Eltif, che si affiancano ad altri strumenti finanziari come i Pir, i piani individuali di risparmio, introdotti nel 2017 proprio con lo scopo di sostenere l’economia reale.

LA CARATTERISTICA particolare degli Eltif è la possibilità che hanno di investire una parte del loro patrimonio anche in strumenti finanziari non negoziati su mercati regolamentati, acquistando per esempio le azioni o i bond di piccole imprese non quotate in borsa o erogando direttamente dei finanziamenti alle aziende di dimensioni ridotte. Al momento, gli European long term investment funds non hanno fatto ancora il loro debutto ufficiale in Italia, ma ci sono diverse società di gestione che guardano da tempo con interesse a questa categoria emergente di strumenti finanziari. È il caso di Muzinich & Co., casa di investimenti internazionale fondata nel 1988 a New York e presente in diversi Paesi del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa fino all’Asia, con 10 uffici e 172 dipendenti. «Siamo una società di gestione specializzata negli investimenti del debito corporate (cioè nel debito delle società private, ndr) – dice Filomena Cocco, responsabile per il mercato europeo istituzionale di Muzinich & Co. – e guardiamo con grande interesse al mercato italiano, dove vi sono grandi eccellenze imprenditoriali che hanno necessità di risorse finanziarie per crescere». Muzinich ha già lanciato Italian private debt, un fondo riservato agli investitori istituzionali che ha raccolto oltre 286 milioni di euro. Si tratta di un prodotto specializzato nel debito di aziende private, alle quali eroga direttamente finanziamenti attraverso le risorse raccolte sul mercato.

LA CASA DI GESTIONE newyorkese ha però intenzione di lanciare anche un Eltif, allargando così al pubblico retail, cioè alla vasta platea dei risparmiatori privati, l’esperienza maturata con gli investitori istituzionali nello sviluppo di prodotti a sostegno dell’economia reale. In particolare, l’intenzione è di creare un fondo Eltif Pir. Si tratterà cioè di un European long term investment fund con un portafoglio conforme alla normativa prevista per i piani individuali di risparmio, che consentirà dunque a chi lo acquista di avere gli stessi benefici fiscali previsti per i Pir (cioè l’assenza di tassazione sui guadagni, per chi tiene il capitale investito per più di 5 anni, ndr). «Sarà un prodotto che potrà interessare anche molti risparmiatori privati italiani, in primis i clienti delle strutture di private banking, purché ovviamente venga inserito in un portafoglio ben diversificato ed equilibrato», dice ancora la Cocco, che sottolinea un aspetto che interessamolto le case di gestione internazionali come Muzinich: oggi le famiglie italiane hanno una gran mole di risparmi che, se ben indirizzati, possono essere un serbatoio prezioso per sostenere e finanziare l’economia reale e le piccole medie imprese.

 

La ricerca Agli italiani piace il rischio, gli spagnoli prudenti: le scelte degli europei

MILANO

NON TUTTI gli investitori sono uguali. E non solo per propensione al rischio o portafoglio disponibile. Ma anche a seconda del Paese in cui vivono. Prendiamo l’investitore francese: preferisce progetti di rating A con durata tra i 37 e i 48 mesi. Diversi gli spagnoli, i più avversi al rischio: loro tendono a investire di più nei progetti con rating A e A+, ma non sono contrari a durate maggiori. E gli italiani? Sono gli investitori più inclini al rischio: preferiscono progetti di rating B ma con durate più brevi (massimo 24 mesi). La fotografia delle abitudini in campo di investimento nel cuore dell’Europa è stata scattata da Lendix, la piattaforma europea di finanziamento online per le imprese, leader in Francia e in Europa continentale. Già attiva in 3 Paesi – Francia, Spagna e Italia – che entro la fine dell’anno diventeranno 5 con l’aggiunta di Germania e Paesi Bassi, Lendix ha sfruttato la sua natura internazionale per studiare il comportamento dei suoi investitori, lanciando uno studio chiamato ‘L’Europa del Risparmio’.

«LA RICERCA – spiega la società – è nata con l’obiettivo di identificare e analizzare differenze e tendenze comuni nelle abitudini di investimento dei diversi Paesi presi in esame, e ha permesso di evidenziare alcune peculiarità». Fra queste, la peculiarità italiana che ci vede più propensi a rischiare, anche se con orizzonti di tempo brevi, per cercare di ottimizzare il più possibile i nostri capitali investiti. «Da questi dati si evince che la community Lendix investe l’11% in più su progetti di rating A, A+ e B+ rispetto a progetti di rating B o C – sintetizza ancora Lendix – e che la durata sembra avere un impatto relativo in termini di importi investiti, anche se gli investitori sono più attenti a questo parametro nel caso di progetti piccoli (importi fino a 100mila euro). In generale, la community investe il 32% in più nei progetti a lungo termine».

EMERGE anche che gli investitori Lendix tendono a preferire progetti del proprio Paese (investono in media il 12% in più). «Anche se gli investitori tendono ancora privilegiare il tessuto economico locale e quindi preferiscono optare per progetti più vicini a loro, vediamo con piacere come stiano iniziando a guardare oltre i propri confini – spiega Sergio Zocchi, amministratore delegato di Lendix Italia – In un mercato sempre più globale, riteniamo che offrire come Lendix la possibilità di investire in crowd-lending su più paesi rappresenti una proposta di sicuro appeal per gli investitori».

 

Di |2018-10-02T09:24:40+00:0009/04/2018|Dossier Economia & Finanza|