NUOVI PROGETTI

Ciclovie protette e percorsi da favola
«Un giro d’affari sopra i 500 miliardi»

Angelo Costa

BOLOGNA

«TORNERÒ a pedalare quando non si rischierà più la vita per una passeggiata». Da uno come Gianni Bugno, che in bicicletta ha vinto due mondiali e molto altro, arriva un segnale forte: è giusto investire sulle piste ciclabili, a patto che siano garanzia di sicurezza per chi le frequenta. Vale di qui in avanti: purtroppo, in questi anni si sono visti troppi esempi di strisce stradali, disegnate sul lato destra della carreggiata, sbandierate come ciclovie. O percorsi aperti a tutti. «A questo tipo di ciclabili sono sempre stato contrario, perché ti costringono a pedalare in aree in cui non c’è rispetto, dribblando passeggini, cani e famiglie a spasso: per questo ho deciso di non andar più in bici», aggiunge Bugno.

PISTE SÌ, ma ben protette: sulla stessa linea anche un costruttore di successo planetario come Ernesto Colnago, che non lega l’introduzione di nuove ciclovie all’aspetto commerciale della bicicletta, ma alla salvaguardia di chila utilizza. «Giro il mondo da parecchi anni e ogni volta che salgo in Belgio e in Olanda mi colpiscono i ragazzi che vanno a scuola percorrendo le ciclabili semplicemente indossando un impermeabile: trasmettono un’idea di sicurezza che qui purtroppo ancora non abbiamo. Oggi le auto sono un pericolo per il ciclista, dobbiamo togliere la paura a chi sale su una bici. Qualcosa è stato fatto: ciclovie come quella del Naviglio Grande sono una cosa meravigliosa, perché permettono di pedalare senza correre rischi. Ma è solo un primo passo».

CHE UN PERCORSO davvero protetto possa diventare una svolta al di là della semplice attività sportiva lo pensa pure Davide Cassani, che da ct della Nazionale ogni anno percorre in bici ottomila chilometri. «Costruire ciclovie significa investire sul futuro, perché può davvero cambiare lo stile di vita delle persone e di un Paese: consentirebbe ai ragazzini di fare sport, alle famiglie di passare il tempo libero, agli adulti di andare al lavoro come nel nostro Paese succedeva in passato e, magari, di scegliere la bicicletta anche per tenersi in forma, con benefici sulla salute e sull’aria che respiriamo. In un’Italia che gode anche di un clima migliore rispetto a tante altre nazioni, i vantaggi sono parecchi: avere percorsi dedicati a chi pedala sarebbe uno spot pazzesco per spingere a usare le due ruote». A leggere i vantaggi di un investimento globale è anche Gianluca Santilli, avvocato romano da sempre convinto che a salvare il mondo sarà la bicicletta: promotore del Bike Economy Forum, creatore di un Osservatorio per lo sviluppo dei progetti legati alla bici, in questi giorni dal sito tuttobiciweb ha invitato l’Italia a non perdere un treno che in Europa muove un giro d’affari superiore ai 500 miliardi di euro. «Il boom della bici è un fenomeno economico importante che sta vivendo la sua fase iniziale, perché può coinvolgere altri comparti: moda e alimentazione sono solo esempi recenti di settori che stanno studiando come interfacciarsi con chi pedala», racconta Santilli, riferendosi alle recenti sfilate di palazzo Pitti dove sono stati presentati giubbotti tecnologici dotati di frecce sulla schiena e si è parlato anche di giacche da ufficio realizzate con tessuti antipioggia e antismog da utilizzare per recarsi al lavoro pedalando.

CAMBIA IL MODO di vivere la bici, dovrà cambiare anche la mentalità di un Paese come l’Italia: la vera rivoluzione sarà culturale. «Investire sulle strutture è fondamentale – ribadisce Santilli -. Oltre ai fondi dell’Unione Europea una mano la darà anche la legge quadro sulla ciclabilità approvata a fine dicembre, che permetterà di realizzare molti percorsi protetti, a cominciare da quelli lungo il Po (la Ven-To) e intorno al Raccordo anulare a Roma. Realizzare questi progetti aiuterà a mettere in connessione vari aspetti della bici, dalla salute al turismo fino alla mobilità: città come Londra e Parigi stanziano milioni per creare strade dedicate alla bici, basterebbe copiare questi ottimi modelli».

 

IL DENARO NON DORME MAI
di GI– USEPPE TURANI

PAZZA IDEA BLOCCARE IL DEBITO

A DICEMBRE il debito pubblico è sceso rispetto ai valori del luglio scorso, quando aveva sfiorato i 2.300 miliardi di euro. È andato a 2.267 miliardi. Gli esperti dicono che si tratti di un trucco. Poiché i ministri delle finanze sanno che, come riferimento, si prende il dato di fine anno, manovrano i conti in modo da ritrovarsi a dicembre con qualche riserva che consenta di abbattere illusoriamente il debito del Paese. Lo si fa un po’ ovunque. Da noi, osservatori indipendenti hanno segnalato che, comunque, a metà anno, a legislazione vigente, si tornerà inevitabilmente a quei 2.300 miliardi, cioè a una cifra record e molto alta, mai toccata prima d’ora. Spiace notare che, a poche settimane dal voto, su questo argomento (il debito pubblico) gravi un silenzio generale. Anzi, tutti sono in piazza a promettere sconti sulle tasse (o addirittura la loro parziale abolizione), senza che nessuno presenti un piano per rientrare. Unica eccezione, e gliene va dato atto, la piccola formazione radicale, la quale ha addirittura proposto una misura drastica: si blocchi il debito pubblico ai livelli attuali. Basta nuovi debiti. In questo modo, grazie a un po’ di crescita economica, nel giro di qualche anno dovremo scendere sotto quota 100 (rispetto al Pil) dal 134 di oggi.

NON È che non si veda l’enormità della proposta radicale: governare senza fare più un solo euro di debito (rispetto a quelli già fatti) non è semplice per nessuno. Se non si vuole andare a intaccare il welfare, bisognerà decidersi a semplificare un po’ la pubblica amministrazione. Però quella indicata da Emma Bonino e dai suoi amici è forse anche l’unica strada sensata. Di scuse per fare debiti se ne trovano sempre. Nuove emergenze, nuove povertà, nuove esigenze. La proposta radicale cala come una mannaia su tutto ciò: se servono altri soldi, li si cerchi dentro il bilancio attuale, togliendoli da qualche altro capitolo di spesa. Il sistema politico italiano, naturalmente, si farà beffe di tutto ciò, e i radicali verranno archiviati come originali pazzoidi. E infatti gli esperti prevedono che, qualunque cosa accada, da qui a luglio si faranno quasi altri 100 miliardi di nuovi debiti. Le leggi sono già state scritte e approvate. Basta solo lasciar scorrere il tempo. In fondo si tratta di appena quattro mesi. Forse si arriva in tempo per le nuove elezioni.

 

Di |2018-10-02T09:24:48+00:0012/02/2018|Primo piano|