Nozze d’oro tra Rimini e Vicenza
Marzotto vuole pensare in grande
«Strategia vincente per il sistema»

Giuseppe Catapano

RIMINI

DA IMPRENDITORE e manager di successo, Matteo Marzotto è abituato a guardare avanti. «I nostri orizzonti sono internazionali», premette. Nostri, ovvero dire di Italian Exhibition Group (IEG): è la società ‘effetto’ del matrimonio tra la Fiera di Rimini e la Fiera di Vicenza, dal quale è nato il primo attore italiano per numero di manifestazione dirette. Dal wellness al comparto dell’oro, gli ambiti sono molteplici. Marzotto è il vicepresidente esecutivo di IEG.

Perché proprio Rimini e Vicenza?

«A Vicenza, a partire dal 2014, ci siamo resi conto che la massa critica era un tema strategico importante. Io sono un sostenitore del sistema. In quell’anno mi sono mosso per valutare una possibile unione con la Fiera di Verona. Ho trovato scetticismo e mi è dispiaciuto. Nel frattempo abbiamo consolidato prodotti e processi, valutando tra le varie opzioni una quotazione al mercato ristretto all’Aim. Intanto anche Rimini, eccellenza italiana, stava pensando all’Aim. A quel punto è nata l’idea di spostare la visione che avevo attivato con Verona. Anche a Rimini volevano fare sistema. E il presidente Cagnoni è un aggregatore».

Quindi la pensate allo stesso modo.

«In pochi minuti, febbraio del 2016, abbiamo condiviso una visione. Il primo novembre eravamo già fusi».

Tempo record. «Per una situazione unica in Italia e in Europa».

Cosa significa?

«Che anche in Italia le cose possono accadere, se ci sono gli stessi intenti e le condizioni strategiche ed economiche».

Dove guarda IEG?

«Il contesto è lo scenario internazionale. Con un fatturato di 140-150 milioni e un portafoglio di prodotti di proprietà per oltre il 90%, gestiamo noi la macchina completamente. Alcuni di questi prodotti sono leader italiani, europei o mondiali. Tutto ciò ci obbliga a scommettere su uno sviluppo internazionale, che sarà prudente e ragionato».

Come?

«Stiamo lavorando a un business plan per i prossimi anni. Definita la strategia, andremo avanti nell’attuazione. È una grande opportunità».

I risultati si vedranno a partire dal prossimo anno?

«Si stanno già vedendo. Abbiamo inserito nuovi prodotti, avviando lo sviluppo di altri. Puntiamo a rafforzare e sviluppare il portafoglio attuale provando a cogliere nuove opportunità».

La vostra società è aperta ad altri ingressi?

«Sì. Nel mondo della gioielleria oreficeria abbiamo da poco concluso un accordo con Arezzo. Noi siamo aggregatori, di prodotti e di collaborazioni. È nel nostro dna. L’operazione Vicenza-Rimini, che supera in un colpo solo decenni di campanilismi e provincialismi, lo dimostra».

Ciò che avete fatto può essere d’esempio per altri?

«Nel nostro caso sono state integrate società con marginalità interessanti nella gestione caratteristica e situazioni patrimoniali in equilibrio. Possiamo essere d’esempio per altri o essere noi centro aggregatore».

È una dinamica, quelle delle unioni, che ci sarà sempre più spesso nel settore delle Fiere?

«Lo spero. Nel nostro caso gli azionisti hanno avuto visione».

Vale anche per l’imprenditoria italiana in generale? Il 90% delle realtà è di mediopiccole dimensioni…

«Ci sono filiere nelle quali siamo forti: lì il piccolo-medio può guadagnare bene. Non essere grandi può essere anche un plus».

Non esiste un problema dimensionale?

«Non è una debolezza avere un tessuto al 90% di piccola-media impresa. È un elemento distintivo. Il punto non è la dimensione, ma è una dinamica culturale che porti gli imprenditori a capire che il salto di qualità si fa crescendo di scala. Sia chiaro: non esiste una regola che vale per tutti».

E il sistema Paese come sta?

«Usciamo da anni difficili, cresciamo meno di altri e l’Italia è limitata da eccessive complessità di norme e burocrazia, e da un debito mostruoso. Il nostro è un Paese straordinario, anche nel complicarsi la vita. Ci sono temi strutturali importanti da affrontare e non ho ancora capito se in questa classe dirigente c’è la capacità culturale per farlo».


Pitti La fortuna dei filati, celebrati i 50 anni di Filpucci

Eva Desiderio

FIRENZE

NONOSTANTE un 2017 che nei primi tre mesi si è aperto in salita (con un decremento tendenziale di – 4,8%) a Pitti Filati, edizione numero 81, che si è tenuta alla Fortezza da Basso di Firenze, si respira un’aria di positività, coraggio imprenditoriale e speranza. Già il 2016 si era chiuso con una contrazione di fatturato per il settore della filatura del – 2,7% per un giro d’affari di poco più di 2,8 miliardi di euro (a fronte di un import che sale di +3,8% per 881 milioni di euro). In Fortezza le collezioni dell’inverno 2018-2019 di 132 marchi impegnati a dare le tendenze e le materie con largo anticipo, come ogni volta, puntando tutto sulla ricerca e la tecnologia, per filati innovativi e ad alte performance. Molti gli eventi ndel salone tutto rivoluzionato e riorganizzato negli spazi da Pitti Immagine per dare più risalto e contenuti razionali agli espositori. Seconda puntata della mostra, Lanerossi. Il Filo Rosso delle Idee, stavolta al Teatrino Lorenese dopo il debutto felice della storia di 200 anni di Lanerossi, oggi del Gruppo Marzotto, allo scorso Pitti Uomo. E poi i 50 anni di Filpucci, l’azienda da 38 milioni di euro fondata da Leandro Gualtieri nel 1967, quando stava per nascere il pret-à-porter italiano di cui l’imprenditore è stato uno dei primi pionieri nel sostenere stilisti allora emergenti come Gianni Versace, Giorgio Armani, Gianfranco Ferrè, Enrico Coveri. Oggi Filpucci continua a fornire filati, soprattutto lane Soffili e le incredibili viscose, alle principali aziende del lusso della moda internazionali.

PASSAGGIO generazionale in azienda con la nomina di Federico Gualtieri, il figlio di 37 anni di Leandro, da 14 anni in azienda, a Presidente di Filpucci. E poi la presentazione del progetto Talents Lineapiù da parte del Presidente di Lineapiù Italia Alessandro Bastagli, per promuovere i giovani talenti della moda in maglia. «Il premio è aperto a talenti della maglieria da 23 a 35 anni – dice Bastagli – per creativi che abbiano già una loro collezione. Qui non si premiano studenti ma stilisti emergenti con una fornitura di tre anni di filati Lineapiù per sei collezioni».