NUMERI IN COSTANTE CRESCITA

Robot, servizi in rete e Bitcoin
La finanza diventa tecnologica
Conto di 5 miliardi per le banche

Alessia Gozzi

BOLOGNA

LE NUOVE tecnologie stanno cambiando radicalmente il mondo dei servizi finanziari, dai pagamenti digitali all’offerta online di servizi assicurativi e bancari, passando per l’asset management gestito con gli algoritmi (i robot advisor) fino alle criptovalute come il bitcoin. Un mondo in cui nuovi soggetti competono per sottrarre fette di mercato alle banche tradizionali ma anche gli istituti vogliono essere della partita, investendo in innovazione e facendo shooting di start up fintech. Secondo Abilab, la spesa delle banche in tecnologia ha raggiunto i 4,5 miliardi e per oltre il 90% del sistema crescerà ancora il prossimo anno o resterà costante. Lo scenario delle Fintech è popolato da 136 soggetti che hanno lanciato 145 iniziative ma poche hanno dimensioni rilevanti. La prima italiana entrata in Fintech Innovators, la classifica stilata da Kpmg e H2 Ventures delle 100 aziende che stanno rimodellando il settore dei servizi finanziari attraverso la tecnologia, è Satispay che ha recentemente stretto accordi con Esselunga, Coop e Trenord per l’utilizzo della sua piattaforma di mobile payment. In classifica c’è anche l’irlandese Circle, sbarcata nel nostro Paese a settembre con la propria app per inviare denaro via chat sfruttando la tecnologia blockchain (quella alla base dei bitcoin). Secondo il Politecnico, nel 2016 i pagamenti digitali sono cresciuti del 9% raggiungendo quota 190 miliardi di euro, con un vero e proprio boom di quelli tramite cellulare. Esclusi i pagamenti dalle app delle banche online, i mobile remote payment, hanno raggiunto lo scorso anno i 600 milioni di euro (+61%) e, con l’evolversi della tecnologia, sono destinati a espandersi ancora. La lista dei sistemi di pagamento con lo smartphone conta già molti player: sistemi come Apple Pay o Vodafone Pay, il Tim Wallet o il Mediolanum Wallet, Postemobile Nfc o con Ubi Pay, che impiegano la tecnologia NFC (Near Field Communi­cation). Ma ci sono anche applicazioni che consentono di scambiare il denaro tra utenti come come Satispay, Jiffy o Tinaba,

CERTO, C’È il problema del terreno di gioco livellato che sta penalizzando le banche rispetto ai nuovi player non bancari. Da un’analisi dell’Eba sulle fintech emerge che quasi il 40% dei soggetti Fintech non è soggetto ad alcun regime regolamentare e c’è addirittura un 8% che non si riesce neanche a collocare ed è in un area grigia. In Europa, certifica l’Esma, ci sono 99 piattaforme Fintech regolamentate per investimenti, delle quali 17 in Italia. Ma molte di queste piattaforme, 41 su 99, godono dell’esenzione dalla direttiva Mifid sui servizi d’investimento.

LA DIRETTIVA europea Psd2 è un primo passo ma il sistema di regole è tutto da costruire. Intanto, il mondo Fintech continua a crescere. Secondo Cb Insights, il 2017 si chiuderà con investimenti record nelle startup del Fintech, con un valore dei round sottoscritti dai venture capital a livello mondiale stimato oltre quota 15 miliardi di dollari. La battaglia più difficile da vincere sul terreno Fintech potrebbe essere quella con la Cina, dove il gigante dell’e-commerce Alibaba, la piattaforma di messaggistica Tencent e il motore di ricerca Baidu, gestiscono grandi volumi di pagamenti digitali. Ma non ci sono solo i pagamenti, le assicurazioni e i grandi investitori tengono d’occhio le nuove tecnologie blockchain, qui la creazione di archivi condivisi potrebbe innovare tutto il processo di sottoscrizione delle polizze e di selezione dei clienti. Un meccanismo applicabile in innumerevoli ambiti. La partita è appena iniziata.

 

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
BRUXELLES ACCELERA SPINTE CENTRIFUGHE

HO SEMPRE DETTO che l’austerità e la crisi economica stanno corrodendo le basi della Ue perché cresce l’insoddisfazione popolare. Mi sembra che gli avvenimenti più recenti mi diano ragione. La Gran Bretagna ha deciso di uscire e per farlo è pronta a pagare 55 miliardi. Lo stop alla trattativa è venuto dall’Irlanda del Nord che intende seguire i destini del Regno Unito. Non vuole diventare ostaggio di Dublino e della Ue. Fra pochi giorni vedremo come si concluderà il tentativo separatista della Catalogna che potrebbe rompere l’unità della Spagna sei secoli dopo il matrimonio fra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. In Italia c’è stato il referendum autonomista di Lombardia e Veneto. E’ stato poco più di un costoso sondaggio d’opinione visto che non ha prodotto alcun risultato. In ogni caso hanno vinto gli autonomisti.

ADESSO alla lista delle piccole patrie europee si è aggiunta la Corsica con la vittoria dei partiti indipendentisti. Sei mesi dopo il successo di Macron il segnale che arriva dall’isola non è positivo. Certo la Corsica è piccola e poco importante. Tuttavia anche gli incendi più grandi cominciano con una scintilla. Per non parlare naturalmente della solidissima Germania che, inaspettatamente, deve fare i conti con l’instabilità (nella foto, Angela Merkel). Difficile dire quanto potranno incidere queste spinte centrifughe. Ma certo sono l’espressione di un profondo disagio che le élites eurofanatiche non riescono a contenere. Fino a questo momento a evitare il peggio sono state la Bce con la politica monetaria e l’espansione economica favorita dalla Cina e dagli Stati Uniti. Che cosa succederà quando la tregua finirà? Già si vedono i primi segnali: il prezzo del petrolio che riprende e il cambio dell’euro che si apprezza.

FUNZIONA ancora il sedativo sui tassi somministrato dalla Bce. Ma poi? Nel frattempo quello che si vede è un’Europa percorsa da spinte autonomiste che rischiano di fare a pezzi antiche e consolidate giurisdizioni nazionali. A provocare lo strappo è la crescente insoddisfazione popolare verso governi centrali troppo sottomessi agli ordini di Bruxelles.


Satispay sale al vertice
delle startup Fintech

Il borsellino digitale
attrae le grandi catene

Luca Zorloni

MILANO

PER LA PRIMA volta anche l’Italia ottiene un riconoscimento all’interno di Fintech100, la classifica delle cento aziende di finanza tecnologica più interessanti e innovative del pianeta. Messa a punto dalla multinazionale di revisione contabile Kpmg e dal fondo di investimento H2 Ventures, Fintech100 individua le società del settore che hanno dimostrato maggiore capacità di affrontare le nuove sfide del mercato e hanno il migliore potenziale di attirare investimenti. E alla sua quarta uscita l’Italia vi accede per merito della startup Satispay, selezionata dagli esperti. Satispay ha immesso sul mercato una sorta di borsellino digitale, che permette di effettuare pagamenti direttamente dal telefonino senza costi di commissione per l’utente.

FINTECH 100 COLLOCA la startup nella categoria «Emerging stars» sulla base di un’ampia valutazione, che include numerosi criteri tra cui il capitale totale raccolto, la diversità geografica e settoriale, e il «Fattore X», cioè il grado di innovazione di prodotto, servizio e modello di business. «Abbiamo creato Satispay proprio per cambiare le regole del gioco, modificando le abitudini di pagamento dei consumatori e per aprire un mondo di opportunità anche per gli esercenti», spiega Alberto Dalmasso, cofondatore e amministratore delegato di Satispay. E aggiunge: «Il nostro modello di pagamento, svincolato dai tradizionali operatori finanziari, totalmente alternativo a circuiti tradizionali, semplice, trasparente e sicuro, è già oggi un punto di riferimento per il mobile payment in Italia. Il nostro piano di crescita prevede l’internazionalizzazione ed essere riconosciuti tra le Top 100 aziende fintech al mondo ci incoraggia ulteriormente a proseguire il percorso intrapreso».

L’INNOVAZIONE introdotta dal gruppo ha permesso di tenere testa ai sistemi di pagamento digitale di colossi come Apple Pay, che quest’anno ha scompaginato il mercato italiano. Satispay ha avuto un grande diffusione tra i piccoli esercizi, come bar, ristoranti o taxi, che ha convinto prima di rivolgersi alle grandi catene, come Esselunga, Coop, Venchi, Domino’s Pizza, Grom, Total Erg, Kasanova, Repsol, Freddy, Moleskine, Arcaplanet. Nel frattempo la app è stata accettata tra gli strumenti riconosciuti da PagoPa, il sistema di pagamento della pubblica amministrazione. Dal telefonino, quindi, si potranno pagare anche multe, tasse, bolli e ticket sanitari. D’altronde, Dalmasso punta proprio ai pagamenti ricorrenti per far crescere il volume delle somme che gestisce la sua startup.

Di |2018-10-02T09:24:55+00:0012/12/2017|Dossier Economia & Finanza|