Estra prepara il debutto in Borsa
«Forti con il controllo pubblico
Pronti a sfidare nuovi mercati»

di Claudio Capanni
LA PRATICA bolle in pentola da un anno. Lo sbarco in piazza Affari di Estra è in cantiere dal giugno 2016 quando la multiutilty aretina partecipata al 44% da Consiag e al 28% da Intesa e Coingas, governata indirettamente da 97 comuni toscani e con un business al 90% derivante dalla distribuzione e vendita di energia, tagliò il nastro agli uffici milanesi del gruppo. Poi il pantano con l’ok all’atterraggio in Borsa incassato al rallentatore, proprio dal Comune di Arezzo. Ora per il gruppo presieduto da Francesco Macrì, fra gli autori dell’uscita dalle sabbie mobili la conquista di piazza Affari arriverà nella finestra di fine anno, portando alla valutazione del mercato i dati del primo semestre 2017, oppure alla primavera 2018 con alla mano il bilancio 2017. La collocazione? Da un minimo del 35% a un massimo del 49% del capitale sociale con la quota di maggioranza in mano ai Comuni.
Macrì, è un momento delicato per Estra: cosa significa il debutto in piazza Affari?
«Una grande scommessa: dimostrare che un’azienda dei cittadini è capace di rinnovarsi e di sperimentare strade nuove. Rafforzando la sua posizione nel mercato e mantenendo il controllo pubblico».
Quali saranno i primi effetti?
«Potenziare il nostro ruolo a livello nazionale, incrementare quantità e qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese, garantire al territorio investimenti e occupazione, essere soggetto attivo del più complessivo sviluppo dei territori dove operiamo».
Per Estra il 2016 si è chiuso con 1 miliardo e 44 milioni di ricavi. Nessuna ansia da prestazione?
«Se si escludono le tre big del settore, Estra oggi è al quinto posto nazionale nella classifica delle utilty energetiche. Si tratta di una fase di maturità e i prossimi mesi saranno cruciali in questo senso. Anche per guardare ad altri settori pubblici».
Il costo dell’energia è alle stelle, la liberalizzazione del mercato lo ridurrà?
«Gas ed elettricità pesano sulle tasche di famiglie e imprese a causa delle elevate imposizioni fiscali. I costi fissi sono in crescita dal 2008 e superiori alla media europea. Lo Stato deve attuare una riduzione di tale tassazione partendo dall’eliminazione su Iva, imposte, accise e addizionali».
Secondo l’Autorità per l’energia quasi il 32% delle famiglie sono già passate al libero mercato ma in molti casi si sono ritrovate a pagare di più…
«La liberalizzazione, da attuarsi alla data prevista dal Ddl Concorrenza, a partire dal 1 luglio 2019, è una strada utile se attuata in modo chiaro e trasparente. La liberalizzazione avrà l’effetto di stimolare una maggiore concorrenza sia a livello di prezzo, che di qualità del servizio offerto, a patto che il consumatore sia posto al centro».
In che modo?
«La nostra strategia è puntare sul servizio di prossimità che sia estremamente legato al territorio come dimostra il primo bilancio sociale approvato nel 2015. Ci siamo ostinati a voler far restare il Pil prodotto sul nostro territorio».
Ad esempio…
«Cambiando il modello commerciale e scegliendone uno più ‘faticoso’ che riesce a dare risultati maggiori. Un risvolto? I call center sul nostro territorio e non de-localizzati. Chiamando noi, si può parlare anche con il presidente e non con una persona fuori dai confini. Un vero modello toscano».
Negli ultimi 6 mesi Estra ha acquisito il 49% di Gas Marca e di Sangro Servizi e la Verducci Servizi. Tutte marchigiane. L’Italia di Mezzo è così attraente?
«Operiamo per acquisizioni di società che condividono il nostro stesso dna e l’origine pubblica. Quando si governa un’azienda di questo tipo viene spontaneo voler assomigliare al modello di un gigante nazionale. Invece vogliamo mantenere pelle e cuore sul locale, facendoci scegliere dai cittadini per la qualità».
Sembra che l’idea di una grande multiutility toscana che operi nei vari servizi pubblici, sia tramontata. È così?
«Dipenderà dalle scelte e dalle decisioni degli amministratori pubblici. Il gruppo Estra è a disposizione ed è totalmente disponibile a parlare delle prospettive che potranno aprirsi».


Educazione finanziaria

di ALESSIA GOZZI

IL LATO OSCURO DELLA FINANZA

C’ È UN LATO aoscuro della finanza, quello che nuota nelle cosiddette dark pool. Se ne torna a parlare ogni volta che c’è aria di speculazione internazionale. Ma cosa sono? E, soprattutto, queste ‘piscine oscure’ sono davvero così cattive come sembrerebbe dal nome? Le dark pool (o black pool) sono piazze finanziare parallele a quelle regolamentate che consentono agli investitori istituzionali di acquistare o vendere grandi quantità di azioni senza comunicare i dettagli al mercato. Le negoziazioni avvengono in forma anonima e non sono soggette ai requisiti di trasparenza delle normali transazioni regolamentate. Appartengono a quelli che, in gergo tecnico, si chiamano Multilateral trading facility (Mtf). Cioè il mondo delle piazze parallele a quelle ordinarie. Salendo un gradino più in alto, gli Mft rientrano nei mercati Over-the-counter, cioè non regolamentati. All’interno dei sistemi Mtf si possono scambiare titoli, obbligazioni, liquidità, e come in una Borsa regolamentata ma, in virtù della loro natura, l’accesso è riservato agli investitori istituzionali come fondi hedge, fondi monetari, fondi pensione o banche d’investimento.
LE DARK POOL sono nate per rispondere all’esigenza dei grandi investitori di concludere accordi, senza innescare un movimento avverso di prezzo come accadrebbe se si presentassero con questi movimenti sui mercati regolamentati. Sono spesso finite sotto accusa perché, in momenti di stress sui listini, possono contribuire al caos e alle ondate speculative. Eliminarle però non sarebbe la soluzione: il rovescio della medaglia è che danno la possibilità a investitori istituzionali di operare sul mercato a costi ridotti, con beneficio del cliente, cioè il piccolo risparmiatore. Da qui la necessità di una maggiore regolamentazione. Il giro di vite, secondo molti operatori eccessivamente duro, arriverà a gennaio 2018 quando debutterà la MiFID 2, la direttiva che promette di rivoluzionare i mercati finanziari europei. L’obiettivo è aumentare la trasparenza e la tutela degli operatori. In particolare, prevede che le negoziazioni di uno strumento finanziario non possano superare il 4% dei volumi di ogni titolo su di una singola dark pool, che sale all’8% dei volumi totali di ogni titolo sul complesso delle piattaforme oscure.