MONITORAGGI E ANALISI DEI TERRENI

Trattori guidati con il tablet
Satelliti e droni-contadini
Robotica padrona dei campi

Giuseppe Catapano

ROMA

hoodia 400mg 5ml SI CHIAMA agricoltura di precisione. Questo perché è mirata, non standardizzata, portata avanti con interventi che tengono conto delle effettive esigenze di terreni e colture. Come? Sfruttando le tecnologie di ultima generazione. Dall’osservazione satellitare ai droni, passando per sensori speciali e per l’irrigazione ‘comandata’ con smartphone o tablet, l’innovazione è entrata con forza anche nel primo settore. È l’agricoltura 4.0, quella dell’internet delle cose, quella che non è più soltanto la proiezione di un fu- turo lontano. È anche il presente, perché le novità si stanno diffondendo anche in Italia. Per ora l’agritech vale un centinaio di milioni di euro e interessa solo l’1% della superficie coltivata, ma l’obiettivo fissato dall’ex ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina è crescere al 10% nel giro di qualche anno facendo del nostro Paese il leader europeo.

«LA TECNOLOGIA sarà sempre più utilizzata nei campi» ragiona Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. «C’è grande interesse per questo tema, visto che aumentano sia le iniziative finalizzate a realizzare un’agricoltura di precisione sia le richieste di assistenza. La tecnologia – continua – può essere un valore aggiunto se utilizzata in maniera giusta e se non si sostituisce completamente all’uomo». I satelliti, innanzitutto. Utili per raggiungere l’obiettivo dell’ecosostenibilità, perché permettono di monitorare giorno e notte l’intero ciclo che va dall’aratura alla raccolta, consentendo anche una verifica puntuale dello stato del terreno e dei prodotti coltivati. Non solo: attraverso i satelliti è possibile controllare l’andamento climatico, sfruttando tali informazioni si può risparmiare fino al 30% di acqua. Ecco perché l’Unione europea, in collaborazione con l’Esa (l’agenzia spaziale europea), ha avviato un progetto per rendere più sostenibile l’agricoltura europea e tagliare la burocrazia proprio partendo da un maggior ricorso ai dati che arrivano dallo spazio. Dall’osservazione satellitare ai mezzi intelligenti, il passo è breve: la nuova sfida è quella dei trattori intelligenti che, grazie al Gps, potranno fare a meno del controllo umano.

PER QUANTO riguarda i sistemi di irrigazione, l’ultima frontiera è costituita dai droni. Che vengono sfruttati per effettuare analisi e monitoraggi delle colture. Un esempio: attraverso foto aeree e sensori di calore montati sui dispositivi, si può capire quali piante stanno crescendo meglio rilevando lo stress idrico. In questo modo, un’azienda riesce a quantificare il bisogno di acqua delle singole colture, dosando l’irrigazione. È la robotica che diventa amica dei contadini. Come lo sono i sistemi informatici in generale: esistono unità wireless con sensori in grado di rilevare l’umidità dei terreni e che forniscono mappature in tempo reale, consentendo di gestire da remoto – con smartphone e tablet – i programmi per bagnare i campi.

«L’AGRICOLTURA di precisione non è tecnologia e basta, è anche sostenibilità e attenzione all’ambiente. Le motivazioni per cui si ricorre a queste tecniche – spiega Bazzana – sono da un lato economiche, per ottimizzare i processi e far fronte alla riduzione della marginalità, dall’altro etiche e ambientali. E non è detto che al crescente utilizzo della tecnologia corrisponda un calo del lavoro dell’uomo. Per utilizzare un drone serve un tecnico ad hoc: vuol dire che si raggiunge un livello più elevato di specializzazione. E poi ci sono attività che non possono essere meccanizzate, per determinate colture o per quelle florovivaistiche». Anche il settore del giardinaggio non è ‘esente’ dall’utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare per l’irrigazione con sistemi che ne consentono il controllo tramite dispositivi mobili. È il nuovo che avanza.

 

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA

L’ITALIA INVESTA
SULL’INNOVAZIONE

L’INNOVAZIONE è un fattore determinante della competitività di lungo periodo delle nostre imprese agricole. Ciò è ancora più evidente da quando, a causa della crisi economica, la crescita è divenuta l’obiettivo prioritario. Gli investimenti in ricerca, innovazione e sviluppo sono stati responsabili di una quota sostanziale della crescita della produttività agricola negli ultimi cinquant’anni. Gli studi dimostrano che i benefici sono stati molto superiori ai costi anche relativamente alla capacità di favorire l’occupazione. La produttività per ettaro è cresciuta di quasi il 150%, quella del lavoro agricolo di quasi il 75%, la produttività totale dei fattori di circa il 55%. Questa crescita a tratti è stata quasi miracolosa. Si sono diffuse così in tutto il mondo varie forme di innovazione tecnologica che permettono di ridurre i costi e l’impatto ambientale coniugando redditività a sostenibilità.

A TITOLO di esempio si pensi a operazioni che avvengono costantemente nell’attività agricola e che oggi ricevono nuovi strumenti di risposta. Come gestire l’irrigazione e una risorsa sempre più preziosa, l’acqua, che richiede una crescente massimizzazione della sua efficienza? Quando attuare interventi mirati per prevenire patologie e un uso minore e razionalizzato dei fitofarmaci? Come prevenire malattie? Numerose le domande a cui oggi è possibile dare risposte usando l’informazione e la tecnologia. Si pensi alla cosiddetta agricoltura di precisione (gps, trattori a guida satellitare) e l’agricoltura 4.0 interconnessa con i suoi nuovi strumenti (droni, sensoristica, gestione di grandi banche dati informative) che permettono di raccogliere numeri preziosissimi, la cui elaborazione è l’elemento chiave per trasformare l’informazione in valore aggiunto.

NELLA REALTÀ italiana il sistema innovativo e le politiche a favore dell’innovazione presentano tuttavia numerosi punti di debolezza. Uno dei problemi da risolvere è la dispersione e la frammentazione delle aziende e quindi della domanda di innovazione, poco raccordata all’offerta. Il settore agricolo soffre particolarmente di questa debolezza strutturale. Analoga frammentazione esiste per le organizzazioni, pubbliche e private. I centri di ricerca e le Università presentano il rischio di dimensioni insufficienti se confrontate con le realtà di altri Paesi europei, con il pericolo di disperdere le già scarse dotazioni finanziarie nel mantenimento e nella conduzione di progetti di limitata massa critica e senza garanzia di continuità. A ciò si aggiunga l’eterno problema, tutto italiano, degli incentivi. Essendo la ricerca legata ad ambienti accademici, la carriera del ricercatore è per lo più determinata da pubblicazione scientifiche su riviste internazionali e non dalla diffusione dei risultati applicativi, con rischi di autoreferenzialità del mondo scientifico e scarsa connessione con il mondo produttivo. Tra i tanti temi da affrontare, vi è dunque anche una nuova politica per la promozione dell’innovazione e della ricerca che favorisca l’efficienza, anche dimensionale, delle strutture e promuova e incentivi le individualità che animano con entusiasmo questo affascinante ambiente.

davide.gaeta@univr.it

 


Irrigazione intelligente
e rotazione di terreni
Il modello israeliano
per risparmiare acqua

Elena Comelli

LA SETE, diceva Emily Dickinson, ci insegna acqua. Oggi ne soffrono 1,8 miliardi di persone e sono quelle che dell’acqua hanno imparato ogni goccia. Nel 2050 saranno 4 miliardi, in base alle previsioni della Banca Mondiale. Da qui ad allora la richiesta di acqua aumenterà del 55%, secondo i calcoli dell’Ocse. È facile prevedere l’acuirsi di una crisi, che dal Mekong al Colorado è già sotto gli occhi di tutti. «La domanda è in aumento e non possiamo continuare a sprecare acqua. L’efficienza è il punto chiave su cui battere nei prossimi dieci anni, per farla diventare un’abitudine quotidiana», sostiene Torgny Holmgren, direttore dello Stockholm International Water Institute. È l’agricoltura il settore che utilizza il 70% dell’acqua consumata nel mondo: chi riuscirà a darci da mangiare consumando meno acqua, avrà dato un contributo centrale alla soluzione delle carenze idriche globali.

IN QUESTO CAMPO, i più avanzati sono gli israeliani. Le tecniche utilizzate nell’antichità dai nabatei per risparmiare acqua nelle coltivazioni con una gestione efficiente del suolo, che consenta il massimo assorbimento ed eviti il più possibile l’evaporazione, sono state studiate attentamente dagli agronomi della Ben Gurion University. I nabatei alternavano strisce coltivate a filari di alberi e canali artificiali, inserendo sempre dei legumi tra una striscia e l’altra per azotare il terreno. Pedro Berliner, direttore dell’Institute for Desert Research, ha dimostrato che con questo sistema si può ricacciare indietro il deserto e ora insegna questa tecnica in tutto il mondo, dal Kenya all’India, dal Messico all’Uzbekistan.

POI CI SONO i sistemi d’irrigazione intelligenti. Il 50% dell’irrigazione a pioggia, infatti, si perde nell’evaporazione, mentre con i sistemi goccia a goccia comandati da sensori si eliminano completamente le perdite e si consuma metà dell’acqua. Netafim, fondata nel 1965 nel Kibbutz Hatzerim, è l’azienda che ha inventato i sistemi goccia a goccia, che oggi sono uno standard per l’irrigazione in tutto il mondo: più di 10 milioni di ettari di terreni agricoli in tutto il mondo sono irrigati con questa tecnologia, vincitrice dello Stockholm Industry Water Award, il più importante premio di settore. Negli anni, Netafim ha completamente digitalizzato il sistema, che grazie a un apparato di sensoristica capace di misurare l’umidita presente nell’aria fornisce alle piante solo l’acqua che serve, quando serve, riducendo al minimo gli sprechi. Oltre all’innovazione tecnologica, Netafim offre formazione e trasferimento delle conoscenze: in paesi come il Niger e l’India, l’azienda ha addestrato decine di migliaia di agricoltori a utilizzare i suoi prodotti in modo efficace, consentendo agli agricoltori di aumentare il proprio reddito del 20% in tre anni.

Di | 2018-05-14T13:14:02+00:00 02/05/2018|Focus Agroalimentare|