MESSAGGIO DI FIDUCIA ALLE AZIENDE

«Uniamo la tradizione all’innovazione
Ma la nostra forza si chiama resilienza»

ASCOLI

SIMONE MARIANI, presidente Confindustria Centro Adriatico, storica unione di Ascoli e Fermo. Che strada ha preso l’innovazione per il rilancio di una terra ricchissima di eccellenze?

«Stiamo cercando di dare il massimo sostegno a tutte le imprese perché possano sfruttare le opportunità offerte dalla Regione Marche. L’ultima: un bando da 10 milioni per le attività manifatturiere dei comuni colpiti dal sisma».

La conferma che il tessuto imprenditoriale è vivo.

«E questo per noi è di grande soddisfazione. Sarà fondamentale, quindi, finanziare tutti i progetti, ovviamente seri e di qualità. Probabilmente quella cifra non sarà sufficiente, dovrà essere raddoppiata». La fotografia che emerge qual è? «La zona è ampia, comprende Macerata, Fermo e Ascoli. Si va dal settore alimentare a quello calzaturiero. S’insediano nuove attività. Penso a un laboratorio orafo che vuol usare la tecnologia delle stampanti 3D e disegno Cad».

Tradizione e innovazione insieme.

«È così. Sono sistemi avanzatissimi che permettono di ridurre i tempi di produzione, conservando l’accuratezza del prodotto artigianale. Storia e opera d’ingegno».

Raccontano anche la forza dei marchigiani e il loro attaccamento a questa splendida terra.

«La parola resilienza tanto di moda sembra coniata apposta. Qui ci sono imprenditori che decidono di reinvestire, andare avanti. Anche se i cantieri della ricostruzione ancora non si vedono».

Diego Della Valle, mister Tod’s, ha realizzato una nuova fabbrica ad Arquata in tempi record.

«Per fortuna non è rimasto l’unico. Penso all’Unimer, azienda storica. Produce fertilizzanti ecologici, è forse la più grande che c’era e che c’è, ha siti produttivi anche in Veneto. Per me è un esempio eccezionale. È stata completamente distrutta dal sisma».

Riparte.

«L’imprenditore è lombardo. Ma era tale il livello di soddisfazione verso gli operai e di vicinanza ormai storica a questo territorio che ha scelto di ricostruire».

Un grande segnale.

«Pensare che i capannoni sono stati tutti demoliti, la produzione era stata trasferita in Veneto. Oggi stanno procedendo speditamente per ripartire in grande stile».

Un esempio illuminante.

«Ma un esempio che non vale per tutti. Qualcuno si è già trasferito altrove. Per questo dico che serve anche l’incentivo pubblico. Penso ai nuovi progetti. Le aspettative non possono essere disattese. Mi auguro che le istituzioni trovino le risorse per finanziarli fino all’ultimo».

La viabilità è un altro punto strategico.

«Basta vedere quel che è successo dopo l’incidente sull’A14, con l’incendio in galleria. Ci siamo trovati con l’autostrada bloccata. Pullman di turisti e tir hanno circolato su strade interne, di fatto non esiste una viabilità alternativa».

Cosa chiedete?

«La Mezzina, per collegare Fermo con Ascoli Piceno. Problema storico. I progetti ci sono, servono volontà politica e impegno finanziario. Quel collegamento è indispensabile. Mi chiedo, cosa sarebbe successo se si fosse verificata un’emergenza sanitaria?».

ri. ba.

IL DENARO NON DORME MAI
UNA PARTITA A POKER SULLA CRESCITA

LA FIDUCIA del governo nelle politiche keynesiane è certamente maggiore di quella che avrebbe avuto lo stesso Keynes. Convinti che sia buona cosa presentarsi con una forte crescita, la stanno promettendo a tutti. Nei loro calcoli hanno messo per il 2019 un aumento del Pil dell’1,5%. Su questo numerino gira tutto il resto, giustamente: esso rappresenta infatti la ricchezza sulla quale possiamo contare l’anno prossimo. Se la previsione è corretta, tutto ok. Se invece risultasse sbagliata (si cresce meno) saremmo in guai molto seri, perché il rapporto deficit/Pil aumenterebbe invece di scendere. Questa grande crescita contano di ottenerla (e qui si torna appunto a Keynes) distribuendo soldi a destra e a sinistra. E facendo investimenti colossali (in realtà modestissimi). L’unico problema è rappresentato dal fatto che nessuno (ripeto: nessuno) crede a queste stime di crescita. Non ci crede la Commissione di Bruxelles, che è inorridita, e non ci credono i principali centri di previsione internazionali, tutti attestati su una crescita di appena l’1%.

NON SOLO. Gli stessi centri avvisano: state prudenti, possibile burrasca in arrivo, cioè recessione, non spendete troppo, tenete del buon fieno in cascina. Uno di questi centri, legato alle Camere di commercio, si spinge addirittura oltre. Quando la recessione arriverà (presto) non crediate che sia una cosa all’acqua di rose. Il Pil potrebbe anche crollare dell’7-8-10% nel giro di un anno: ormai le recessioni funzionano così. E poi serviranno due-tre anni per tornare dove si era prima. Tutto, cioè, inviterebbe a essere prudentissimi, invece i partiti al governo hanno fatto una campagna elettorale promettendo moltissimo e vogliono, almeno in parte, tenere fede alla parola data: reddito e pensione di cittadinanza, flat tax (in parte), riforma della Fornero. Si intravede però qualche spiraglio di buon senso e di prudenza. Il reddito di cittadinanza dovrebbe funzionare solo per 18 mesi. Poi si vedrà. Insomma, stiamo giocando, come Paese, una partita a poker molto rischiosa. E non siamo nemmeno noi a dare le carte: è la congiuntura internazionale, sulla quale il nostro potere di intervento è uguale esattamente a zero. E sono gli investitori stranieri sul nostro debito pubblico. Siamo, cioè, nelle mani di forze che non controlliamo e contro la quali i comizi in piazza non servono a nulla.

Di |2018-10-08T14:48:32+00:0008/10/2018|Primo piano|