Latte e formaggi, oro bianco d’Italia
Un tesoro da 15 miliardi sulla tavola
L’export ha risvegliato i consumi

Andrea Bonzi

MILANO

L’ ORO BIANCO d’Italia vale oltre 15 miliardi di euro. A tanto ammonta il giro d’affari generato dal settore lattiero-caseario del nostro Paese. Si tratta dell’industria più grande dell’agroalimentare in Italia, con 1.500 imprese e 2.500 addetti (indotto compreso) e un export, in crescita, da 2,4 miliardi di euro, quasi interamente generato dai formaggi. Sono 36 milioni i litri prodotti giornalmente dalle mucche nostrane e vengono distribuiti in 50mila punti vendita, riforniti ogni 24 ore. Un mercato complesso, dominato per anni dalle quote latte, ovvero da limiti imposti dall’Unione europea ai produttori di ogni Paese membro, che hanno generato tensioni e proteste fino alla loro cessazione, nell’aprile del 2015. Con strascichi che, però, si ripercuotono ancora oggi: la Corte di giustizia europea ha respinto il ricorso dell’Italia e l’ha obbligata al recupero integrale delle multe arretrate connesse alle quote latte. Lo slittamento della rata annua con la quale i produttori stavano versando allo Stato gli importi dovuti negli anni precedenti (dal 1995 al 2009) è stata considerata dalla Corte europea una aiuto di Stato. Il conto è salato: 1,3 miliardi di euro.

IL COSTO della materia prima all’origine fa discutere: nell’ultimo anno l’Italia – insieme a Irlanda e Polonia – è fra i Paesi Ue che ha aumentato la produzione di latte (+3,2%). Questo, per una volta, non sembra aver coinciso con una flessione dei prezzi pagati agli allevatori, che viaggia attorno ai 38,31 euro al quintale (+16% rispetto all’anno precedente, fonte Clal). L’incremento è legato piuttosto alla domanda estera, in particolare a quella del burro, che ha visto una vera e propria impennata (+64% a settembre rispetto al mese precedente): il suo prezzo – 4,63 euro al chilo – è quasi raddoppiato nell’ultimo anno. A ruota seguono i formaggi che rappresentano l’82% del valore di tutto l’export del settore, che vale 2,4 miliardi e ci issa al quarto posto in assoluto nel mondo. Protagonisti assoluti i formaggi Dop, una cinquantina su circa 400 varietà locali italiane. La parte del leone è fatta da Parmigiano Reggiano e Grana Padano, amatissimi sulle tavole di tutto il mondo, ma poi l’elenco è lunghissimo e variegato, dal Provolone al Pecorino, dal Montasio al Gorgonzola, passando attraverso il Formaggio di fossa di Sogliano. Tutti prodotti che segnano crescite continue nell’esportazione, in mercati maturi come Francia, Germania e Stati Uniti, ma anche nei Paesi emergenti. Fiori all’occhiello del Made in Italy, che le associazioni di produttori vogliono tutelare dal proliferare di ‘cloni’ come il ‘famigerato’ Parmesan. È delle ultime settimane la polemica sull’entrata in vigore transitoria del Ceta, il Trattato di libero scambio col Canada che limita e penalizza le specialità italiane (non solo quelle lattierocasearie).

TUTTAVIA, l’export resta in crescita. Non è un caso che i colossi del settore allunghino sempre più lo sguardo oltre confine. A partire da Parmalat che, solo in Italia, fattura 930 milioni di euro (ma circa 6,4 miliardi a livello mondiale) e dà lavoro a 1.900 dipendenti diretti (più 2.000 nell’indotto; 26.000 nel globo). Bene, in primavera la società di proprietà di Lactalis ha acquisito due aziende che operano nel settore dairy negli Stati Uniti, con un fatturato di circa 55 milioni di dollari. Granarolo, gigante cooperativo, conta 2.800 dipendenti e ha registrato un fatturato di circa 1,2 miliardi di euro nel 2016. Una delle ultime acquisizioni è la società brasiliana Allfood: nel prossimo biennio, Granarolo vuole superare il 40% del proprio fatturato derivante dall’export. Poi c’è Centrale del Latte d’Italia, frutto delle nozze tra le Centrali di Firenze, Pistoia e Livorno (marchio Mukki) e quella di Torino. Con 5 stabilimenti produttivi e circa 450 dipendenti, il Gruppo ha un fatturato annuo di 200 milioni. Recentissimo l’intesa con il gigante dell’e-commerce cinese Alibaba: i prodotti dell’azienda saranno venduti attraverso una vetrina digitale che ha una platea potenziale di oltre 460 milioni di persone.