MAURIZIO SANI

Design, qualità e innovazione
La cucina ecosostenibile di Stosa
conquista il mercato cinese

Riccardo Bruni
SIENA

UNA STORIA lunga 55 anni, che racconta un pezzo importante di made in Italy. Il protagonista è Maurizio Sani, il presidente di Stosa Cucine, che nel 1964 investì i suoi risparmi, seicentomila lire, in quell’azienda il cui fatturato oggi ha raggiunto i 120 milioni di euro. E che proprio adesso si sta preparando a un investimento di 12 milioni per realizzare un nuovo capannone nel suo stabilimento industriale, che sorge tutto in provincia di Siena, sul territorio del comune di Radicofani. In tutto, 80mila metri quadrati in cui si sviluppa la produzione, la vendita e il management di questa azienda, in cui lavorano 220 dipendenti e che produce circa 140 cucine al giorno, alimentandosi autonomamente grazie a un impianto fotovoltaico distribuito su 50mila metri quadri di soffitti. «La nostra forza è la famiglia – dice Maurizio Sani – qui ci consideriamo così. I miei operai li conosco per nome, sono sempre con loro nello stabilimento. Chi mi cerca in ufficio non mi trova».

NUMERI davvero che spiccano, per un balzo in avanti di quasi cento milioni di fatturato nei bilanci degli ultimi vent’anni. Mille punti vendita, 125 store in Italia, un mercato che si è aperto all’estero, dalla Russia agli Usa, con quindici nuovi punti vendita in Cina. Ma a nessuno venga in mente di spostare la produzione: non se ne parla. «Questa è casa nostra – assicura Sani – è qui che abbiamo voglia di crescere. Mi dicono che siamo la quinta azienda del settore. Bene, vuol dire che il mio obiettivo sarà di diventare la quarta». E di classifiche se ne intende, tanto che la squadra di calcio di cui è presidente, la Pianese, di Piancastagnaio (comune amiatino con poco più di quattromila abitanti), ha raggiunto lo storico obiettivo della serie C per la prima volta nella sua storia. «Quando la promozione è stata certa – racconta Sani – il primo pensiero è stato un grande entusiasmo. Poi quando ho visto il girone, ho capito che sarebbe stata una nuova grande sfida».

CALCIO a parte, le sfide importanti l’azienda si prepara a giocarle puntando a una nuova fetta di mercato. «La parte più importante del nostro fatturato – spiega David Sani, responsabile commerciale per l’Italia, che insieme ai fratelli Mauro e Leonardo compone il management odierno – è nella fascia media, ma le nuove linee di produzione puntano alla fascia medio alta, alla quale stiamo indirizzando le nostre innovazioni e gli investimenti decisi già per i prossimi mesi». Tra cui quattro milioni da spendere per migliorare l’efficenza produttiva. Impresa che, in uno stabilimento dove in 36 secondi si assembla un pianale, non sarà così semplice. Nella sua spinta continua verso il futuro, Stosa ha messo in atto una serie di importanti strategie legate alla sostenibilità ambientale di ogni attività e processo, dall’aumento degli investimenti in efficienza energetica alla riduzione degli sprechi, dalla scelta di materiali eco-compatibili all’uso di legno proveniente da foreste gestite responsabilmente, che ne rende possibile la rintracciabilità e garantisce l’assenza di preparati chimici tossici.

UN ESEMPIO è rappresentato dalla produzione di ante biodegradabili, che danno vita a soluzioni di arredamento ecosostenibile nel pieno rispetto della natura e delle richieste sempre più attente e consapevoli dei consumatori.

Ferrarelle Evitate 4.500 tonnellate di plastica

ROMA

FERRARELLE Spa risparmia ogni anno decine di migliaia di tonnellate di plastica all’ambiente, dando loro una nuova vita. Accade nel nuovo stabilimento di Presenzano, impianto frutto di un investimento di 27 milioni di euro, pensato per produrre e, a breve rimettere in commercio, bottiglie nuove costituite al 50% da R-Pet (Pet riciclato), la quota massima consentita dalla legge. Da gennaio a luglio 2019, lo stabilimento ha riciclato quasi 4.500 tonnellate di Pet e, a pieno regime, ne riciclerà almeno 23.000 tonnellate, il doppio di quanto utilizzato per produrre le sue bottiglie: in pratica, ogni due realizzate ne sottrae tre all’ambiente. «Investiamo in sostenibilità economica e ambientale, con un progetto pionieristico frutto di una mirata strategia aziendale, in termini di ricerca e innovazione ispirata all’economia circolare – dichiara Michele Pontecorvo Ricciardi (nella foto), vicepresidente di Ferrarelle Spa – Lo facciamo in maniera concreta, dando nuova vita ad un materiale dibattuto ma estremamente pregiato come il Pet, limitando così la produzione e l’immissione in commercio di nuova plastica».

COS’È il Pet: la plastica a impatto zero. Il Pet (polietilene tereftalato) è una sostanza adatta a contenere gli alimenti e viene usata per produrre le bottiglie di acqua. È interamente riciclabile: vuol dire che ogni bottiglia usata può essere riciclata per diventare una nuova e identica. Il Pet che rinasce con questo processo ha un nome preciso: R-Pet, una plastica a impatto zero.

Di |2019-07-29T13:58:34+00:0029/07/2019|Imprese|