MAURIZIO CARVELLI

Vitto, alloggio e un tutor
lo studentato diventa 4.0
«Stavo per essere sfrattato
Ora ho creato un modello»

Andrea Bonzi
MILANO

PRIMA dell’intuito dell’imprenditore, scattò l’istinto di sopravvivenza. Inizio anni ’80, nella centralissima via Indipendenza di Bologna, al civico 42. A quei tempi, Maurizio Carvelli era uno studente fuori sede (come i circa 36mila che popolano ora il capoluogo emiliano) e abitava in affitto presso un facoltoso proprietario immobiliare che, a un tratto, comunicò a lui e ai suoi amici che dovevano lasciare l’appartamento. «Oltre che ‘fuori sede’ ero anche ‘fuori casa’ – commenta Carvelli, fondatore e ceo di Camplus –. La causa? L’entrata in vigore della legge sull’Equo canone, che fissava vincoli di durata e di quota mensile. Molti proprietari decisero di lasciare vuote le proprie case, piuttosto che a locarle a quei prezzi».

MA CARVELLI si fece venire un’idea, creando una società cooperativa con gli altri studenti per affittare appartamenti e riassegnare i posti letto ai ragazzi diventati soci. Dopo due anni, gli aderenti erano già 500. Una vera e propria startup, «anche se allora non le chiamavano così». Nel 1985, il grande salto. «Anche su impulso di Luigi Marino di Confcooperative e grazie ai finanziamenti (1,3 miliardi di lire, ovvero circa 600mila euro) che allora davano alle coop che realizzavano appartamenti per famiglie e che riuscimmo a convertire per gli studenti – continua Carvelli – costruimmo il primo studentato a Bologna, zona Pilastro». Aprì nel 1989, conteneva 160 persone, «fu il primo caso in Europa dove una società privata fatta da ex studenti passava alla costruzione di una struttura del genere». Di lì, la crescita fu graduale e costante, estendendosi in Lombardia e altre regioni negli anni ’90 con 4-5 nuove strutture. Ma per Carvelli offrire un semplice posto letto non era abbastanza. «Ho tratto spunto dai collegi di eccellenza – continua l’imprenditore –: volevo che uno studente potesse non solo aprirsi al mondo attraverso la vita universitaria, ma trovasse un adulto a fargli da guida, che potesse metterlo in contatto col mondo del lavoro. Se hai un talento, con un tutor quintuplichi le possibilità del tuo successo». Dopo Camplus Apartments (1.000 appartamenti in 9 città per una capienza di 5.000 studenti) e Camplus Guest (hotel, residence e guest house, anche per turisti), ecco il Camplus College. «Nel nostro network di collegi universitari di merito accreditati dal Miur, 11 strutture in 6 città, – osserva Carvelli –, i migliori studenti, ricchi o poveri non importa (ci sono borse di studio a disposizione), hanno un’ospitalità di tipo alberghiero ad alto livello, pasti compresi, con in più l’assistenza dei tutor, che seguono i ragazzi e li spingono a migliorarsi». Come? Ad esempio (è successo a Roma alcuni mesi fa) mettendo in contatto i circa 40 ingegneri e astrofisici attualmente nei Camplus con l’Agenzia spaziale, che li ha divisi in squadre e assegnato ad ognuna un progetto. «E potrei citare il processo simulato a Rimini di fronte ai magistrati, o ancora i workshop di cinema e giornalismo con professionisti del settore », elenca l’imprenditore. Che, il 3 settembre, taglierà il nastro del Camplus Palermo, aperto in un ex monastero del ’700 nel quartiere di Ballarò, e già vincitore di un premio per la struttura più bella.

ORA che anche in Italia sono sbarcati dei concorrenti (come alcune catene inglesi e olandesi), la crescita di Camplus ha accelerato. I numeri attuali sono di tutto rispetto: 38 milioni di fatturato (budget 2018), 6.500 studenti ospiti, 220 dipendenti (escluso l’indotto) e un patrimonio immobiliare di 413 milioni di euro (di cui il 40% di proprietà). Il piano delle prossime aperture al 2020 è serrato – a Firenze, Bologna, Roma, Torino e Milano, con strutture di varie tipologie – e non trascura l’estero, dove Camplus è già presente a Pamplona: Germania, Spagna, Svezia e Gran Bretagna sono gli obiettivi.

«IL NOSTRO SISTEMA funziona, perché abbiamo un gusto italiano, facciamo strutture belle, non solo funzionali. Ma non vogliamo fare il passo più lungo della gamba. A fine luglio siamo praticamente al completo, ma in questo momento c’è una bolla, una richiesta fortissima, dovuta anche all’effetto Air- B&b che, soprattutto in Italia, dove il 75% è proprietario di case, ha sottratto spazi storicamente destinati agli studenti. Ma – puntualizza Carvelli – quelle case sono sempre lì, i posti letto non mancano». Ma quanto costano queste residenze? I prezzi variano a seconda della città e del servizio offerto: a Milano gli studentati vanno tra i 250 e 550 euro al mese e il college tra gli 800 e i 1.200 circa, con anche il vitto. «Siamo competitivi nelle grandi città, il problema è che, per gli stranieri, la formazione è un investimento, per gli italiani viene percepita ancora come costo», precisa l’imprenditore, che il futuro ce l’ha già ben in mente. «L’innovazione per noi è creare appartamenti per giovani lavoratori con spazi condivisi – chiude Carvelli –. Ragazzi, spesso coppie, che hanno appena finito l’università o fanno gli stagisti, che hanno bisogno di almeno 30-40 metri quadri di indipendenza ma sono disposti a condividere aree e servizi, come sale incontro o lavanderie, con altre persone. Ci stiamo già lavorando».

Di |2018-10-02T09:24:20+00:0022/08/2018|Primo piano|