La Borsa brinda alle 18 «Spac»
nate per raccogliere capitali
«Una garanzia per gli azionisti»

Luca Zorloni

MILANO

CORREVA l’anno 2011. Piena tempesta finanziaria. A giugno si quota Made in Italy, la prima Spac italiana. Spac, fuori dal gergo della City italiana, è un acronimo che sta per Special purpose acquisition company e indica una società il cui unico scopo è raccogliere capitale per completare la fusione o l’acquisizione di altre compagnie. Made in Italy la dice lunga sul tipo di affari di cui sono in cerca i promotori della Spac. La promessa convince il mercato, nelle casse entrano 50 milioni di euro, reinvestiti in Sesa spa, società informatica di Empoli. È il la.

IN CINQUE anni l’Italia completa 18 Spac. «Ormai abbiamo numeri che ci permettono di dire che non è stato un fuoco di paglia, ma un player sistemico», commenta Simone Strocchi, fondatore e managing partner di Electa, mente dietro Made in Italy, autore di altre Spac e oggi presidente di Aispac, che è l’associazione che riunisce queste società in Italia. Se c’è un manager che conosce da vicino le Special purpose acquisition company è lui, che per primo ha fiutato che questo strumento avrebbe potuto sostenere lo sviluppo delle aziende italiane, da sempre timide all’apertura al mercato e alla Borsa. Lo dimostra il caso di Sesa, oggi quotata sul segmento Star di piazza Affari, passata «da 125 milioni di capitalizzazione di mercato agli attuali 400 milioni», chiosa Strocchi.

IL SETTORE è in movimento. Uomini d’affari, manager, finanzieri si sono riscoperti promotori di spac. Un manager di lungo corso come Gianni Mion, che ha lavorato con i Benetton, Marzotto e Leonardo del Vecchio, ha partecipato alla costituzione di tre veicoli di investimento. «Entro fine anno contabilizzeremo 20 edizioni di questo tipo ed è un grosso successo, prova che questa proposizione è adatta al mercato italiano – commenta Strocchi –. Gli investitori sono interessati a partecipare all’economia reale del Paese, che produce 70% del Pil». Le Spac fungono come un’alternativa agli ottovolanti della finanza. Il veicolo dura in media 18-24 mesi dalla quotazione e punta a collocare in Borsa la società target, ossia quella con cui si effettuala fusione o l’acquisizione. Strocchi, attraverso la formula del pre-booking, è riuscito a far evolvere il processo e ad accelerare lo sbarco in Borsa a pochi mesi. «Il promotore della Spac – aggiunge – tranquillizza l’imprenditore che ha intenzione di aprire il capitale e di fare un percorso verso il listino borsistico, perché la formula della Spac gli dà la tenuta dei tavoli negoziali privati, con un ventaglio di investitori conosciuti e non con l’alea delle fluttuazioni della Borsa».

«LA SPAC – aggiunge l’esperto – è la congiunzione tra due mondi per i quali è difficile altrimenti parlarsi». L’entrata in scena dei Pir, i Piani individuali di risparmio, che hanno il medesimo scopo di dirottare liquidità sulle aziende del Paese, per Strocchi non è un ostacolo alle Spac, anzi, «l’incontro è virtuoso». Secondo l’esperto, è «ragionevole pensare che questo strumento possa essere proposto in circa 10 iniziative all’anno». Oggi le Spac fanno tutte capo a Milano e al Nord. «Non c’è ancora stata applicazione nel Sud , dove ci sono attività di food industry molto evolute», osserva Strocchi. In genere, orientarsi in un settore specifico premia i promotori. Ma quanto aggiunge la Spac al valore dell’azienda? «Dall’analisi del campione di Spac, fatto 10 l’investimento al momento della costituzione, quando l’obbiettivo o la quotazione vengono raggiunti, la società ha un valore di 12 e qualcosa – osserva Strocchi –. Le Spac sono mediamente capaci di portare un 20% di plusvalore alla business combination, un buon indicatore».


Spactiv L’erede della Rinascente punta sulla salute

MILANO

IL COLLOCAMENTO è iniziato una settimana fa. Spactiv ha offerto le sue azioni sul mercato, in vista della quotazione entro fine mese al mercato Aim della Borsa di Milano. La Special purpose acquisition company ha alle spalle Maurizio Borletti, erede della famiglia milanese che ha fondato la Rinascente, Paolo De Spirt, con esperienza sia in finanza sia nel lusso, e Gabriele Bavagnoli, esperto di private equity. Spactiv, che ha lavorato con le banche Ubi e Mediobanca per il collocamento, punta a distinguersi dagli altri veicoli di investimento attraverso due fattori. Il primo è che la presenza nelle imprese target, che dovrà durare come minimo quattro anni. In secondo luogo, i promotori potranno esercitare poteri speciali, quasi di veto, sulle attività dell’azienda partecipata, bloccando operazioni straordinarie, aumenti di capitali, stacco di dividendi. Spactiv, insomma, dovrà essere d’accordo su ogni movimento della compagnia. La spac punta a raccogliere in due settimane tra i 60 milioni e gli 80 milioni, al massimo arrivando a quota cento. Le aziende che interessano sono quelle che potenzialmente potrebbero essere destinatarie dei fondi raccolti attraverso i piani individuali di risparmio.

AZIENDE VALUTATE tra 100 milioni e 400 milioni di euro. Borletti, De Spirt e Bavagnoli guardano al mondo del vivere all’italiana, della salute e dell’alberghiero, mentre escludono investimenti in immobiliare. «Ci poniamo obiettivi ambiziosi, vogliamo aziende che abbiano potenziale che vada al di là della semplice quotazione», ha spiegato Borletti. I tre soci hanno dichiarato che finora hanno «4-5 conversazioni aperte» ma «nella nostra lista ne abbiamo molte di più». «Ci interessano di più aziende con progetti industriali all’orizzonte, anche se non escludiamo operazioni di acquisizioni da famiglie con problemi di passaggio ereditario», ha aggiunto Borletti. Spactiv intende entrare come socio di minoranza, anche se i tre fondatori non escludono che un affare particolarmente redditizio potrebbe valere un’acquisizione della maggioranza delle quote. I poteri speciali, ha spiegato Borletti, non saranno «poteri di polizia da esercitare nei confronti dell’imprenditore della società target, piuttosto una garanzia che il piano industriale concordato sia effettivamente portato a termine». L’obiettivo è di riuscire entro due anni a far quotare un’azienda con cui è stata siglata la business combination, con un’oscillazione della forchetta temporale di sei mesi. Se entro tale scadenza non avverrà la quotazione, i promotori della spac hanno precisato che restituiranno i fondi agli investitori.

Luca Zorloni