MARIANGELA MARSEGLIA

Amazon lancia la vetrina delle startup
«Piccole imprese sul mercato globale»

Davide Nitrosi
MILANO

«QUANDO mi chiamarono nel 2010 per propormi di lavorare in un’azienda digitale pensai, beh, proviamoci. Era Amazon, in America era fortissima. Qui in Italia eravamo in tre o quattro persone. Oggi siamo in 5.200». Mariangela Marseglia, 43 anni, pugliese trapiantata a Milano, laurea in Economia alla Cattolica e un bagaglio grande così di viaggi ed esperienze nel marketing, dallo scorso giugno è country manager di Amazon Italia e Spagna. «In Italia eravamo una specie di start up. Siamo cresciuti e ci piacerebbe che le start up che oggi aiutiamo facessero il nostro percorso». Non parla a caso di start up, Mariangela Marseglia. Amazon ha lanciato nei giorni scorsi la vetrina Launchpad anche in Italia, dopo averla avviata in quasi tutto il mondo (a partire dagli Stati Uniti nel 2015). In tre anni questa vetrina costruita apposta per le start up ha aiutato più di 2.000 società innovative, 85 delle quali hanno venduto attraverso il portare di ecommerce merci per oltre un milione di dollari. «Le start up sono un settore che ha bisogno di essere aiutato e promosso – spiega Marsegllia –. Hanno caratteristiche particolari e quindi per loro abbiamo creato uno store specifico, con una serie di strumenti anche legati al marketing per promuovere i prodotti. Un canale per auitarle a farsi conoscere ed accelerare la loro affermazione su un’audience internazionale».

Non è però semplice fare un e-commerce che funzioni.

«L’onboarding è facilitato. E poi come per le imprese tradizionali abbiamo i nostri consulenti che educano e guidano le aziende alla digitalizzazione, insegnando a utilizzare i nostri strumenti, ma anche a fare comunicazione efficace online. Dobbiamo mettere le aziende nelle condizioni di superare le barriere».

Quali sono le barriere?

«La scarsa conoscenza degli strumenti. Spesso a capo delle start up ci sono eccellenti inventori che però non hanno familiarità con strumenti di comunicazione o sui meccanismi delle vendite online ».

E’ misurabile l’impatto dell’ecommerce nelle aziende?

«L’impatto è visibile. Tantissime aziende nel mondo usano la nostra vetrina e la gran parte ha raggiunto fatturati interessanti. Bisogna valutare anche che Amazon migliora l’internazionalizzazione. Launchpad permette ad una start up di raggiungere i mercati ovunque nel mondo».

L’e-commerce ha lo stesso impatto nelle aziende più tradizionali?

«Certo. Un esempio: in questo momento circa un terzo dei prodotti nei nostri magazzini non fa parte dell’inventario di prodotti Amazon, ma è composto da prodotti di imprese terze, italiane e non. Abbiamo oltre 10mila piccole e medie imprese che vendono su Amazon, di tutti i tipi».

Aziende che magari esportano solo con l’e-commerce…

«Le aziende italiane che usano Amazon hanno esportato nel 2017 circa 350 milioni di euro. Siamo un acceleratore anche per le aziende tradizionali. Ma all’estero Amazon viene utilizzato ancora di più. E’ un canale facile anche per raggiungere i mercati in maniera semplice».

Da mesi siete nel mirino per i contratti a tempo determinato. Guardando i numeri però si vede una progressione rapidissima delle assunzioni. Qual è ora la vostra politica rispetto al personale?

«L’obiettivo è assumere a tempo indeterminato il maggior numero di persone. Sarebbe una follia non farlo. E lo facciamo da quando siamo presenti in Italia. Il nostro business è stagionale e quindi abbiamo bisogno anche di flessibilità, ma poi stabilizziamo migliaia di dipendenti».

A Piacenza l’Ispettorato del lavoro sostiene che ne dobbiate stabilizzare 1.900: possibile?

«Abbiamo rivisto con attenzione i dati relativi ai contratti in essere a Castel San Giovanni nel 2017 e i numeri in nostro possesso confermano una situazione di rispetto delle norme di legge».

La stagionalità è legata al commercio online durante le feste. Diventa poi difficile stabilizzare i contratti?

«Ovviamente nel periodo natalizio abbiamo picchi importantissimi di lavoro. Non possiamo assumere subito a tempo indeterminato, tuttavia, e i numeri lo provano, siccome l’attività di Amazon in Italia cresce, dopo i contratti stabilizziamo molte persone, magari nel corso dell’anno. Sono risorse che abbiamo formato, sanno lavorare, sarebbe sciocco non utilizzarle. E’ solo questione di tempistica».

Amazon offre un pacchetto di welfare aziendale invidiabile. Le polemiche sui lavoratori hanno accelerato questa scelta?

«No, assolutamente. Il welfare esiste da sempre, fa parte della tradizione culturale di Amazon. Ed è un pacchetto di servizi piuttosto avanzato e democratico».

Aperto a tutti i dipendenti?

«Certo, non solo per manager ma anche per le risorse che lavorano in magazzino. Dall’assicurazione medica offerta dall’azienda, al finanziamento dell’educazione. Se una persona vuole iscriversi a un corso universitario, anche perché paradossalmente vuole cambiare lavoro, noi gli paghiamo una grossa parte degli studi. E sul tema della famiglia garantiamo 6 settimane di parental leave a stipendio pieno all’altro genitore. Un benefit esteso anche a prescindere dall’orientamento sessuale».

Il prossimo business di Amazon in Italia?

«Ci sono tante cose che bollono in pentola… siamo focalizzati ad innovare per rendere più semplice la vita dei clienti, è entusiasmante essere parte del futuro».

Di |2018-10-02T09:24:15+00:0001/10/2018|Primo piano|